Vergognosa la presenza di Silvio Garattini al Festival della Mente

Domenica 1 settembre alle ore 10,30 presso la Sala Canale Lunense sarà ospite al Festival della Mente di Sarzana il discusso Silvio Garattini,  quel tizio definito scienziato, sostenitore assoluto della vivisezione, quando ormai è noto a tutti che la vivisezione non serve a nulla, gli scienziati devono studiare cose utili, non inutili.

Chi è Silvio Garattini?

Ce lo spiegano bene, tanto per citarne due, Stefano Apuzzo e Marcello Baraghini nel libro “Farmakiller. Business, follie e morti in nome della medicina e della scienza” (Stampa Alternativa Nuovi Equilibri), un libro che a mio avviso andrebbe inserito come lettura obbligatoria all’ultimo anno di scuola superiore (al posto dei vari Moccia).

“In punto di morte il commerciante milanese di gioielli Mario Negri volle lasciare al trentacinquenne Silvio Garattini 900 milioni di lire e tutti i propri beni con la missione di fondare un “centro di Ricerca e cura”, indicandolo come direttore a vita. E cosi fu.

Dal 1963 Silvio Garattini e i suoi più stretti collaboratori fanno il bello e il cattivo tempo nella farmacologia italiana.

La diossina? Fa bene. Tra le prime “scoperte scientifiche” di Garattini e dell’Istituto Mario Negri, subito dopo il disastro dell’Icmesa-Givaudan di Seveso, vi fu che la diossina non faceva male e che, anzi, contrariamente a quanto affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, vi era “un livello accettabile di diossina” per l’uomo.

Con simili referenze era logico ritenere che nessun ente pubblico degno di questo nome e nessuna azienda seria avrebbe mai commissionato uno studio nemmeno per uno shampoo al Mario Negri e ai suoi luminari. La storia, invece, dice esattamente il contrario.

Probabilmente nel 1976-77, epoca del disastro di Seveso, non vi erano tutte le informazioni che oggi abbiamo sulla pericolosità dei circa 70 tipi di diossina in circolazione, anche se era noto che la diossina era un ingrediente del famigerato “Agente orange”, defoliante chimico usato dall’esercito Usa in Vietnam, Laos e Cambogia, che orribili “effetti collaterali” sfigurando centinaia di migliaia di civili sopravvissuti. In ogni caso, le affermazioni di Garattini e di alcuni baroni universitari apparvero un’enormità a Camilla Cederna, la quale scrisse su “L’Espresso” del 24 ottobre del 1976: “Sul giornale di Montanelli alcuni professionisti cattolici non hanno forse sostenuto che da parte della stampa si era esagerato per il pericolo diossina e sono più che dubbi i suoi effetti teratogeni sugli embrioni? Tra i firmatari l’illustre barone democristiano della farmacologia, il senatore Emilio Trabucchi, che a un’assemblea in Brianza è riuscito a definire la diossina niente affatto nociva alla salute”.

La Cederna infilzò a morte anche il Mario Negri, come mai più nessuno ebbe il coraggio di fare nei decenni successivi: “Perfino i dotti dell’Istituto Mario Negri, ben pagati per questo, hanno deciso che il rischio è minimo, dichiarando che esiste un “livello accettabile” di diossina… in cambio della stupefacente trovata del “livello accettabile”, l’Istituto Negri riceverà dalla Regione attrezzature per 400 milioni di lire, valuta anno 1976.

Il professor Trabucchi, ex senatore democristiano, ricopriva allora l’incarico di direttore dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano e fece a gara con Silvio Garattini per assolvere l’Icmesa e per minimizzare, in perfetto stile sovietico, l’immane disastro provocato dalla diossina.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in quella drammatica occasione, ribadì che “anche quantitativi infinitesimali di diossina nell’atmosfera espletano il loro effetto deleterio” (Panorama, 28 giugno 1977).

Alcune delle esilaranti interviste agiografiche a Silvio Garattini, se analizzate alla luce di quanto poi accaduto e dei molteplici incarichi pubblico-politici del nostro “scienziato”, apparvero su “Epoca” e su “Famiglia Cristiana”, nel 1993.

Secondo “Epoca” del 6 luglio 1993 “dopo i cantieri edili e le case di riposo, Tangentopoli è comparsa anche in farmacia. Lo ha rivelato Giovanni Marone, ex segretario dell’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo: le case farmaceutiche sborsavano ai vertici del ministero centinaia di milioni per far inserire le loro medicine nel Prontuario terapeutico nazionale e per ottenere aumenti di prezzo per i loro prodotti”. Chi intervistò il settimanale per fare una “impietosa fotografia del sistema sanitario”? Lui, lo “scienziato” e “più illustre farmacologo” Silvio Garattini, membro di enti pubblici che finanziano il suo ente privato!

(…)

Fuori Poggiolini, dentro Garattini

Scandalo Tangentopoli: nel 1992-93 portò in galera i vertici di Farmindustria, i massimi vertici del Ministero della Sanità (tra cui Francesco De Lorenzo e Duilio Poggiolini), i boss di quasi tutte le case farmaceutiche italiane.

Duilio Poggiolini era il Direttore generale del Ministero della Sanità e capo della Cuf, la Commissione Unica del Farmaco.

La Cuf era la “cupola” che decideva vita, morte, miracoli, successi o insuccessi di un farmaco, lasciandone deliberatamente, dietro laute mazzette, in circolazione alcuni pericolosi o letali, come il Cronassial o autorizzando l’immissione in commercio di emoderivati infetti.

Il ciclone di Tangentopoli che travolse Poggiolini e signora con i loro tesori miliardari nascosti persino nei puff di casa, spalancò la strada al sempreverde Silvio Garattini.

La signora Maria Pia Garavaglia passò, nel 1993, da sottosegretario del ministro Francesco De Lorenzo a Ministro della Sanità e siglò la nomina del padre padrone del Mario Negri ai vertici della Cuf. Non senza polemiche, in quanto Garattini, con i piedi saldamente in diverse paia di scarpe, proseguiva a ricevere commesse miliardarie dalle aziende farmaceutiche, i cui farmaci, vestiti i panni dell'”Autorità pubblica indipendente” della Cuf, avrebbe poi autorizzato al commercio. Un esempio di lampante conflitto di interesse  (…). Garattini, con il camice bianco indossato a Milano, studiava e ricercava, con commesse milionarie e miliardarie pagate dalle aziende, le qualità dei farmaci della Glaxo, della Hoechst, della Fidia, della Bayer, della Ciba, della Smith Kline, e poi al Ministero, come componente della fatidica Cuf ne autorizzava l’immissione sul mercato.

La Cuf non decideva solo sui nuovi farmaci con cui invadere le famacie, ma anche sui prodotti che sarebbero rimasti e di quelli che sarebbero usciti dal prontuario, in particolare di quelli inseriti in “fascia A”, ovvero rimborsabili in toto dal Servizio Sanitario Nazionale, una vera pacchia per i produttori.

(…)

Silvio Garattini, fondatore e direttore del Mario Negri era, nel 1993, contemporaneamente membro della Cuf, del Cnr (uno dei più generosi finanziatori del Negri) e del Consiglio Superiore di Sanità

(…)

Un altro mecenate con i quattrini pubblici? L’Enel, baraccone ernergetico-politico, ha fatto fluire nelle casse del Negri 2 miliardi e 600 milioni di lire per uno studio quinquennale su “Interazione energia, ambiente e salute”.

 

 

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