Piazza Verdi, il sindaco della Spezia Massimo Federici risponde alla lettera aperta del Consiglio Direttivo di Italia Nostra

 Il sindaco della Spezia Massimo Federici ha risposto alla lettera aperta su Piazza Verdi del  Consiglio Direttivo di Italia Nostra. Di seguito il testo della lettera.  

“Ho letto la vostra lettera aperta e, nel risponderle, vorrei partire da un presuppostodi fondo che sta alla base del progetto di riqualificazione di Piazza Verdi.

Non si tratta di un progetto arrogante o che snatura l‘identità di quel luogo. E’ un progetto che nasce, al contrario,  proprio per restituire dignità di piazza, di spazio libero per l’uso pubblico a un luogo che fino ad oggi è stato privato di tutto ciò. Anche i bei palazzi, di altissimo valore storico e architettonico, a partire dal Palazzo delle Poste, che circondano questo luogo sono stati fino ad oggi nascosti, per così dire mortificati dalla configurazione che per tanto tempo ha fatto di Piazza Verdi non una piazza, ma una grande rotatoria per il traffico. A tutto ciò si aggiunga la ricostruzione di un dato storico urbanistico che segna così profondamente l’identità della nostra città, è cioè la riunificazione dell’asse che dalla porta dell’arsenale in Piazza Chiodo si snoda fino a Piazza Verdi e di qui verso la città del Novecento. Piazza Verdi stessa è il frutto di quelle rivoluzioni urbanistiche che hanno fatto nel secolo scorso della Spezia la città dei futuristi. Quindi, nessuno stravolgimento della storia e dell’identità, ma anzi un tentativo pregiato di una sua nuova valorizzazione.

Ecco, nel fare quel concorso architetto più artista, che ha visto tra i giurati personalità di altissimo valore come il professor Menduni e la partecipazione di tanti progetti, l’obiettivo è stato proprio quello di valorizzare un patrimonio identitario, storico, artistico di questa città.

 

 

Il nostro progetto è costruito, in sintesi, su questi contenuti:

          la creazione di uno spazio pubblico polifunzionale, accessibile finalmente ai disabili in ogni sua parte, liberato dal traffico e dall’inquinamento, sicuro di giorno come di notte, in grado di accogliere i ragazzi delle scuole e di costruire per loro nuovi spazi di incontro e di movimento;

          la risistemazione dei sottoservizi della piazza (gas, luce, fognature e acqua potabile) in grave stato di degrado;

          una nuova pavimentazione in travertino che estende il materiale del Palazzo delle Poste a tutta la piazza eliminando asfalto e gres;

          una nuova illuminazione efficiente e non inquinante, in grado di creare un paesaggio notturno;

          la riduzione delle spese di manutenzione ;

          la creazione di un aranceto con 75 aranci salvando e curando quelli esistenti;

          40 alberi in più degli esistenti e 480 metri di nuovi siepi fiorite;

          il recupero delle acque piovane per l’irrigazione;

          spazi per stare e trovarsi e spazi per manifestazioni pubbliche;

          un anfiteatro al posto del vecchio politeama, elemento simbolico oltre che funzionale;

          un progetto dell’arte inserito all’interno del progetto urbano e di architettura, integrato e finalizzato ad esso; discusso e deciso insieme tra architetto e artista, passo dopo passo, con consapevolezza. Strutture d’artista in metallo, marmi neri e bianchi e vetro -e non in cemento armato verniciato –  che giocano un ruolo di definizione di ritmi e di prospettive;

          una scala umana di intervento per riaprire la vista alle architetture di valore esistenti senza competere con esse;

          un utile elemento di attrazione turistica e di incremento dell’economia cittadina;

          l’intenzione di realizzare una piazza felice, aperta agli usi e alle necessità dei cittadini .

Tutti elementi che contraddistinguono un processo virtuoso di riqualificazione, un progetto di umanizzazione, di valorizzazione di Piazza Verdi e dell’intera città.

 

Nessuna arroganza, dunque, ma solo l’obiettivo di aprire una nuova fase, dopoquella che ha interessato negli anni passati la città vecchia, per estendere le zone pedonali e dare nuova vita a questi spazi urbani.

 

Non so  se queste argomentazioni potranno insinuare almeno un dubbio sulla nettezza delle vostre posizioni. Quello che auspico è che si riesca finalmente a guardare a questo progetto liberi dalle lenti del pregiudizio, cogliendone la sua più autentica natura.  Perché allora non mi chiamate a un incontro con il Consiglio Direttivo di Italia Nostra? Sarebbe di sicuro una bella occasione di chiarimento e confronto”.


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