Saverio Masi, il coraggio di combattere la mafia

Saverio Masi, chi è? Maresciallo dei Carabinieri, in prima linea nella lotta alla mafia: la lotta vera, quella che si fa nelle strade, nelle aule di Tribunale, rischiando la vita ogni giorno. Sì, perché oggi Masi è il caposcorta del PM Nino Di Matteo e questo già basterebbe.

Ma Saverio Masi non è “solo” uno della scorta, uno di quei personaggi che spesso non hanno nome, che sono solo, appunto, la scorta… sia da vivi che da morti. Masi è anche un testimone importante nei processi di cui si occupa Di Matteo (sia il Mori-Obinu, da poco concluso, sia quello sulla Trattativa). E lancia un’accusa ben precisa, che colpisce come una frustata: “M’impedirono (i miei superiori) di catturare Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro”. ( Noi non abbiamo nessuna intenzione di prendere Provenzano! – avrebbe detto – Non hai capito niente allora? Lo vuoi capire o no che ti devi fermare? Hai finito di fare il finto coglione? Dicci cosa vuoi che te lo diamo. Ti serve il posto di lavoro per tua sorella? Te lo diamo in tempi rapidi!).

Sarebbero, queste affermazioni, un’ulteriore prova di quanto sia dura, in questo Paese, sconfiggere la mafia o anche solo provare a combatterla.

Per la cronaca, Provenzano fu poi catturato nel 2006, dopo una latitanza che durava dal 1963. Matteo Messina Denaro, invece, è ancora latitante.

Caposcorta del PM più odiato da Cosa Nostra, testimone in processi chiave, accusatore. Eppure di Saverio Masi si parla pochissimo, come se la sua storia non fosse importante.

Masi è anche coinvolto in un processo che potrebbe costargli il posto nell’Arma. Le accuse sono di  per falso materiale ed ideologico e per tentata truffa: il Maresciallo avrebbe  falsificato un atto del proprio ufficio per far annullare una sanzione del codice della strada di 106 euro, riportata durante un servizio svolto con una vettura privata, nel 2008, quando era in forza al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo. Masi ha dichiarato che l’uso delle auto private (di amici) era reso necessario dal fatto che i mafiosi conoscessero tutte le vetture di servizio.

Secondo l’avvocato di Masi, tutto il processo si basa su una bugia colossale. 

La prossima udienza si svolgerà martedì 8 ottobre.

Per maggiori informazioni: Antimafia2000.com 

In attesa che la situazione si sbrogli e che Masi sappia se potrà continuare o meno a prestare servizio nell’Arma, voglio esprimergli la mia personale solidarietà e ho voluto raccontare la sua storia perché credo sia importante che venga conosciuta il più possibile.

Nota: in rete ho visto girare alcune foto con il volto del Maresciallo Masi, ma per la sua sicurezza non ne metterò.

 

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