L’indemoniato, una novella

L’indemoniato.
C’era una volta la città dei buoni. I migliori governavano con saggezza e esperienza. Il popolo non pensava e con serena rassegnazione accettava le decisioni dei suoi saggi amministratori.Il demonio vedeva la serenità della città dei buoni e cominciò a chiedersi come distruggere tanta tranquillità. In una notte, tempestosa si impossessò di uno che passeggiava. Non era uno qualsiasi, il diavolo aveva indagato a lungo sulla vita di molte persone per trovare il più disponibile e non aveva sbagliato. Quel qualcuno aveva molte cose che gli erano piaciute. Come tutti nella città dei buoni era educato, ma aveva una tendenza naturale a contestare tutto. Lo faceva senza malignità, per civetteria per farsi notare. Il diavolo capì che lavorandoci un po’ poteva diventare cattivo, molto cattivo. E il diavolo aveva ragione, quel qualcuno poteva dargli molte soddisfazioni. Certo non poteva pretendere che
facesse tutto da solo e in una volta sola. Nella città dei buoni, il virus della bontà aveva infettato tutti. Mai nessuno che contestasse qualcosa, che non gli andasse bene non grandi cose, ma una cosetta da niente un divieto di sosta, una multa, una tassa… Niente, tutti erano sereni e godevano di una fiducia assoluta nel governo dei buoni. Anche il qualcuno non diceva mai nulla, ma il demonio leggeva nel profondo della sua anima oscuri sentimenti di rabbia. Il demonio ci mise allora tutto il suo impegno e a poco a poco con molto lavoro cominciò a ottenere qualche risultato. Fu quando il qualcuno una mattina radunò molti buoni per dire loro che una grande ciminiera che vomitava un fumo nero li avrebbe uccisi tutti. I poveretti, ingenui e un po’ fessacchiotti, caddero nella trappola e cominciarono a urlare contro i buoni governanti dicendo che non volevano morire. Andarono dal padrone della città, che essendo buono, li accolse insieme ai suoi buoni consiglieri, pieni di rabbia e di cattiveria lo insultarono, minacciando contro di lui vendetta. Per il diavolo fu la prima soddisfazione: nella città dei buoni la cattiveria stava conquistando anime. Gli angeli del bene scesero allora nella città dei buoni per combattere il male. Fu allora che il demonio si impossessò completamente dell’anima del qualcuno. Annientata ogni volontà di bene, il poveretto era diventato un indemoniato. Vomitava denunzie, esposti, articoli, interviste contro i saggi amministratori della città dei buoni. Il qualcuno era diventato un personaggio orrendo. Perso ogni pudore. Un giorno diceva che il mare era inquinato. Un altro che le fognature erano malsane. Un altro che la spazzatura non si poteva bruciare, che i saggi amministratori della città dei buoni erano incapaci. Tutto ciò era ancora poca cosa, perché con la sua anima malvagia sognava di fararrestare tutti i buoni. Li insultava. Li provocava e loro, i buoni,soffrivano pazientemente con rassegnazione. Loro sapevano che il qualcuno era un indemoniato e sapevano anche che l’aglio e le croci non bastavano. Avrebbero voluto fermarlo, ma lui il qualcuno
indemoniato era posseduto da forze malvagie, che lo guidavano dentro scaffali oscuri a scoprire carte che i buoni avrebbero voluto bruciare, ma che il demonio era riuscito a conservare nonostante le guerre, le bombe, gli incendi. Il capo della città dei buoni maledisse il qualcuno indemoniato chiamando figlio di satana, creature maledetta, sobillatore, terrorista. Provò a chiudersi dentro la sua torre, dove potevano avere accesso solo i suoi più fidati
collaboratori. Niente da fare il qualcuno indemoniato aveva conquistato i cuori di tutti. Fu così che nella città dei buoni il fumo nero che usciva da una
torre alta cessò, le strade divennero pulite, il mare azzurro e la gente non moriva più di tumore. L’era dei buoni era finita. Era cominciato il mondo dei cattivi. L’indemoniato aveva finito il suo lavoro nella città dei buoni, pensò che c’erano molte altre città governate dai buoni e partì a combattere altre battaglie dove la gente era massacrata dai buoni e dove arrivava l’indemoniatocombinava solo guai. Nessuno dei buoni viveva felice e contento.
Una maledizione del demonio.

(Vinicio Ceccarini)

 

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