Rita Atria, la picciridda di Paolo Borsellino

Non aveva neppure 18 anni Rita Atria quando, il 26 luglio 1992, a una settimana dal massacro di Via D’Amelio, si gettò dalla finestra dell’appartamento romano in cui viveva dopo aver lasciato la Sicilia. Il padre di Rita, Vito Atria, era un mafioso che venne ucciso quando lei aveva solo 11 anni. Il testimone fu raccolto dal fratello di Rita, Nicola, che le fece anche delle confidenze sulle dinamiche mafiose di Partanna. Anche Nicola, però, venne ucciso e la moglie, Piera Aiello, decise di parlare con i Magistrati e divenne testimone di giustizia (per la cronaca, Piera Aiello vive ancora sotto scorta). Rita decise di seguire le orme della cognata e di cercare nella Giustizia, quella in cui aveva iniziato a credere, la verità sugli omicidi.

Si legò in maniera particolare al giudice Paolo Borsellino, con il quale si instaurò un rapporto di padre-figlia. Borsellino la chiamava affettuosamente la sua picciridda. Rita e il suo giudice rimasero in contatto fino alla fine. La morte di Borsellino fu troppo per Rita, il suo cuore non resse all’ennesimo dolore, all’ennesimo lutto, alla sensazione di essere rimasta sola. E mise fine alla sua vita, lanciandosi nel vuoto.

E oggi Rita è un simbolo, un esempio.

ritataria.it

Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta. (Rita Atria)

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.