Non si chiama “voglia di protagonismo” ma richiesta di legalità. Sarà un giudice a stabilire la regolarità degli atti non la sua giunta

Appena rientrata dalla Sardegna mi informano che il Sindaco Federici alla festa del Pd avrebbe affrontato a modo suo, come sempre, anche la questione del ricorso al Teatro Civico, tacciando i ricorsisti (la sottoscritta, Dario Vergassola, Antonella Questa, Daniela Ardini e Oreste Valente) come persone con “voglia di protagonismo.

Replichiamo con argomenti veri e non con le solite parole al vento e insulti gratuiti che il sindaco dispensa ai cittadini che vogliono vedere riconosciuti i propri diritti.

Il ricorso, fatto da persone che da moltissimi anni lavorano nel mondo dello spettacolo come registi, attori, formatori e organizzatori puntava su alcuni temi che riguardano presunte irregolarità nell’espletamento della selezione. Vale a dire, oggetto del ricorso non è un attacco alla professionalità di Alinghieri ma alle modalità con cui si è svolta la valutazione comparativa. Nella commissione del Civico era presente Marzia Ratti, oggi al centro delle varie polemiche e esposti alla Procura per il suo documento che datava erroneamente l’età dei pini di Piazza Verdi.

Irregolarità presunte naturalmente, perché sarà un giudice del TAR di Genova a stabilire se il bando è stato realizzato con tutti i crismi della legalità; intanto a giugno il TAR ha accolto la domanda cautelare con richiesta di sospensiva d’incarico al vincitore della short list Roberto Alinghieri. Il Tar non solo ha riconosciuto la propria giurisdizione (l’argomento di difesa del Comune sosteneva l’opposto), ma si è altresì espresso in termini favorevoli sulla fondatezza del ricorso, seppur nella sommaria delibazione che caratterizza la fase cautelare. Queste le parole del giudice:

Ritenuta che l’attribuzione dell’incarico di consulenza artistica per la programmazione dell’attività del Teatro civico, preceduta dalla valutazione comparativa espressamente censurata ab imis dai  ricorrenti, configuri la giurisdizione amministrativa (cfr., Cons. St., sez. V, 1574 del 2012); e che, ad un primo esame, il ricorso pare presentare elementi di fondatezza laddove censura sia la composizione della Commissione che le modalità con le quali s’è svolta la valutazione dei titoli attestanti la qualificazione degli aspiranti all’incarico”.

Attendiamo esito definitivo della sentenza. Dopodiché siamo i primi ad augurare buon lavoro ad Alinghieri se tutto dovesse risultare regolare. Ci mancherebbe.

D’altra parte che ci fosse puzza di bruciato si capiva ben prima dell’uscita pubblica del bando, noi lo abbiamo sottolineato, abbiamo sottoscritto appelli pubblici, abbiamo richiesto incontri e chiarimenti che non ci sono stati. Al cittadino non resta altro, come difesa dal suo stesso Comune e dalle Istituzioni che lo rappresentano, se non l’arma dei tribunali. Sperando sempre che ci sia un “giudice a Berlino”. O a Genova in questo caso.

 

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