Croci

Questa mattina si è presentato alla mia finestra un uccellino, triste, ma anche molto arrabbiato. Ieri hanno demolito casa sua, la casa dove ha sempre abitato e dove, prima di lui, hanno abitato i suoi genitori, i suoi nonni e i nonni dei suoi nonni, per decine e decine di generazioni. Una casa solida, imponente, monumentale, storica, una dimora antica come la città stessa. Un platano di Viale Amendola.
Inspiegabilmente si sono presentati gli uomini armati di motoseghe e l’hanno abbattuta. “Gli ordini sono ordini” hanno replicato alle proteste dell’uccellino e dei suoi coinquilini.
Ma gli ordini di chi?
L’uccellino non è avvezzo alla politica e non conosce chi comanda in città, immagina che chiunque detenga una responsabilità così grande sia una persona saggia, equilibrata, ragionevole. L’uccellino non conosce Federici.
Ho dovuto spiegare al povero volatile che chi detiene la responsabilità di governo della città è debole, ma al tempo stesso arrogante, è incapace di mediazione e inetto nella gestione dei conflitti. Per di più si circonda di consiglieri discutibili, è succube di pressioni, è presuntuoso e diffidente al punto di non saper distinguere tra i cortigiani e le poche persone di valore del suo entourage. Ho dovuto raccontare all’incredulo uccellino che tutto quello che accade oggi, è accaduto in passato e probabilmente accadrà in futuro è solo una banalissima questione di croci. Croci come quella apposta tempo fa sulla sua bellissima casa che ne ha decretato la condanna. Croci come quelle apposte dagli spezzini su un foglio che si chiama scheda elettorale. Troppo poche quelle che hanno premiato il primo cittadino nell’ultima consultazione per dare alla sua figura l’autorevolezza necessaria a governare la città, abbastanza per fomentare il suo autoritarismo.

(B.M.)

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