Monòpoli

Il 17 giugno scorso, data prefissata per l’inizio dei lavori ( e del taglio dei pini) di Piazza Verdi, è giunta in Comune la comunicazione della Soprintendenza genovese, che, attivata direttamente dal Ministro Bray, ne imponeva il fermo. Nonostante la comunicazione ufficiale fosse stata anticipata già il 15 giugno, due giorni prima, con un comunicato stampa del Ministero e il famoso TWITT del Ministro in persona, il sindaco ha avuto l’ardire di sfidare autorità di gran lunga a lui superiori convocando per quella mattina del 17 la ditta grossetana che avrebbe dovuto procedere al taglio delle piante.
Ma non si è limitato a questo, nei giorni immediatamente precedenti e, con ancor più frequenza, in quelli immediatamente successivi a quella data, il Comune ha emesso, per mano dei suoi massimi funzionari, una serie di Determine Dirigenziali per l’assegnazione di lavori inerenti il Progetto Vannetti-Buren. Progetto di fatto bloccato e, come minimo, da rivedere.
Con estrema disinvoltura il Comune ha continuato a impegnare soldi pubblici in un progetto che a tutti gli effetti è stato sospeso, l’aggravante di questo comportamento dissennato è che, se il progetto venisse ritirato o, come probabile, sostanzialmente modificato, le ditte assegnatarie avrebbero tutti gli elementi per ricorrere contro il Comune e chiedere il pagamento di laute penali.
Si è giunti infine alla farsa della perizia sui pini, una perizia che inspiegabilmente il Comune ha ritenuto necessaria solo quando si è “miracolosamente” scoperto in Biblioteca un documento che attestava inequivocabilmente l’età degli alberi e li rendeva automaticamente sottoposti a vincolo. Mai è venuto in mente al Comune che quei dieci pini potessero costituire un pericolo per la comunità di persone che quotidianamente frequenta Piazza Verdi, neanche dopo le copiose nevicate degli ultimi anni e dello scorso febbraio, per il semplice motivo che i pini non hanno mai dato l’impressione di avere problemi di salute o di stabilità. Ma, tant’è, si è resa urgente una perizia che è costata alle esangui casse di Palazzo civico la bella somma di 9700€ tutto compreso, senza considerare che neanche la presunta instabilità esimerebbe gli alberi dal loro status di vincolo.
Altri 10000€ sono stati spesi in fretta e furia per la realizzazione di “elaborati virtuali” che potessero illustrare all’ignorante volgo spezzino la magnificenza del Progetto Burenico.
Il sindaco e i suoi fedeli collaboratori non badano a spese, spendono largheggiando, come se si trattasse di soldi del Monòpoli e non di quelli che i cittadini versano alle casse comunali con tributi indigesti e in parte illegali come la TARES.
Sarà che si sono accorti di essere finiti in un VICOLO CORTO (se non cieco).
Ma dovrebbero sapere che a Monòpoli, a volte, si va in prigione, senza passare dal VIA.

(M. B.)

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