Signor Federici, le scrivo…

Caro signor Federici,

le scrivo a qualche giorno di distanza dall’indecoroso Consiglio Comunale di giovedì 11 luglio. Non la chiamo signor sindaco, come ho sempre fatto, perché dopo quello che lei ha detto di me (certo, non di me Claudia, ma di me come appartenente al “fronte del no”) e alla luce di quello che affermò subito dopo le elezioni 2012, (non sarò il sindaco di tutti) sono giunta alla conclusione che lei NON è il mio sindaco. Ma tant’è, me ne farò una ragione e se la farà anche lei.

Vede, signor Federici, io 6 anni fa la votai, per i suoi bei discorsi sull’Enel, sul nuovo Ospedale e così via. Lei dice di essersi sentito ferito (o offeso, non ricordo l’espressione esatta) dagli attacchi degli ultimi tempi. Immagino che gli insulti le abbiano dato fastidio, non è mai bello quando il dibattito trascende, lo so. Questo, però, non ci dovrebbe autorizzare a ribattere nello stesso modo. Quelli che lei ci ha rivolto giovedì sera, in aula consiliare, sono insulti. Certo, detti bene, perché lei è bravo con le parole, da buon politico, ma sempre insulti sono. E detti da un sindaco. Ai suoi concittadini. In Consiglio comunale. Lo trovo grave, ma così non è per i suoi ammiratori, che l’hanno applaudita. E  così hanno fatto anche i consiglieri della maggioranza. E gli assessori. Ma non era vietato applaudire in Consiglio? Forse per gli assessori c’è una deroga?

Come dire… “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” (senza offesa).

Bene, signor Federici, avrà la sua piazza, a quanto pare. Senza pini, coi portali e le vasche. Ne sarà felice. Io meno, ma non si può accontentare tutti. Botte piena e moglie ubriaca non si può. Chiedo venia per l’abusato luogo comune.

Ma a perdere non siamo noi del fronte del no. A perdere è la democrazia, a perdere è la città. A perdere un po’ è anche lei, un sindaco costretto a ricorrere a attacchi gratuiti, a raccontare ancora una volta la storiella di Forza Nuova (come se poi Forza Nuova non avesse il diritto di esprimere un parere…) in piazza con la sinistra radical (ma chi sono questi???). A perdere è un sindaco che attacca un Ministro. A perdere siamo un po’ tutti, sa.

La surreale situazione di Piazza Verdi, transennata da un mese, è la sconfitta di una Giunta che non ha saputo cogliere i malumori dei cittadini. Sì certo, in democrazia chi prende più voti vince e decide… però Piazza Verdi non è una viuzza della periferia estrema in cui passano 10 persone al giorno e si può stravolgere con un “intervento di tipo decisionale”, come dice il suo vice. No, Piazza Verdi è il cuore della città, in cui tutti prima o poi passano, magari frettolosamente, qualcuno volgendo lo sguardo a un palazzo Liberty, qualcuno fermandosi invece a bere un caffè. E non è bello stravolgere il cuore di una città senza chiedere uno straccio di consenso a chi la piazza la vive.

Non l’avete ritenuto opportuno, e va beh. Non vi va il dissenso, e ari-va beh.

Ma dire che chi dice no a Buren è strumentalizzato, frustrato e tutto ciò che ha detto finora non va più bene. L’architetto Vannetti ha definito “ignoranti” i contrari al progetto e lei non ha pensato di difendere i suoi concittadini, tra i quali ci sono persone che l’hanno votata 6 anni fa e l’anno scorso.

Io in Piazza Verdi, al presidio, ogni giorno da quel 17 giugno, ho visto persone arrivare di corsa appena uscite dal lavoro, mangiare un trancio di pizza al volo pur di essere lì. Ho visto fermarsi un’anziana che mi ha raccontato di quando era lì il 25 aprile del 1945 (era bellissimo, ci abbracciavamo tutti, mi ha detto), ho visto turisti con l’aria esterrefatta chiedere spiegazioni e scuotere la testa di fronte al progetto. Sono passati adolescenti che volevano firmare, ma non potevano farlo perché minorenni e ci restavano male. Ho visto i bambini disegnare gli alberi sui fogli di carta.

Ma perché le dico queste cose? Per lei siamo tutti manipolatori, diffamatori, spargitori d’odio e così via.

Che tristezza, signor Federici, che profonda tristezza.

Tristezza perché rivedo in lei, uomo di sinistra, atteggiamenti che di sinistra non sono. Non della sinistra in cui mio padre (che tra l’altro lei, come mi ha detto, conosceva e stimava) mi ha insegnato a credere.

Tristezza perché la mia città perderà (se il progetto andrà in porto) un po’ della sua storia, un po’ del suo cuore.

Tristezza per tante altre cose.

Ma non voglio intristirla e tediarla.

Vorrei dire con stima… ma – mi perdoni- non ci riesco. Dopo giovedì sera, non più.

Claudia Bertanza

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