Piazza Verdi, se ne parla anche sull’Espresso

Piazza Verdi di La Spezia diventa l’agorà di uno scontro politico ideologico, palcoscenico di un dramma urbano in cui attori recitano ruoli contrapposti: i cittadini di La Spezia contrari alla realizzazione del progetto dell’architetto Giannantonio Vannetti e dell’artista Daniel Buren, e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Massimo Federici, convinto sostenitore dell’utilità di intervenire sulla piazza che vedrebbe cambiare il suo assetto urbanistico/architettonico. Fronti opposti in mancanza di un dialogo costruttivo, capace di suscitare un sentimento reale di condivisione partecipativa, utile a riflettere seriamente sui costi, benefici, e disagi per la popolazione, al momento dell’avvio dei lavori. Una piazza transennata dove i pini “prigionieri” attendono la “sentenza” finale. Abbattuti (almeno una parte) o conservati, modificando in parte il progetto originario. Una diatriba trascesa ogni giorno di più che ha visto nella giornata di giovedì 11 luglio, il suo apice bellicoso, durante lo svolgimento di un consiglio comunale straordinario, occasione perduta per trovare una se pur parziale intesa tra le parti coinvolte. Una città “transennata” solcata da un muro invisibile, esacerbata da continue accuse che si rimpallano da un fronte all’altro.

Piazza divenuta metafora di un certo modo di vedere il progresso e la modernizzazione dei luoghi urbani, come il nemico in grado di cancellare la memoria storica e culturale della città, e la doverosa necessità di migliorare e incentivare la qualità di vita dei suoi abitanti. Una responsabilità demandata a chi è stato eletto a cui viene affidato il bene comune da governare. A La Spezia, tutto questo sembra essere stato messo in forte crisi.Una città a vocazione turistica in cerca di una sua identità che le permetta di accogliere un turismo internazionale, dotata di ogni servizio utile a far stare bene l’ospite. Turisti ignari dell’accaduto si fermano ogni giorno a fotografare la pubblicistica appesa sulle transenne dove campeggiano striscioni di stoffa con scritte del tipo “Invece dei pini segate le ciminiere”, riproduzioni ironiche di copertine di libri: “Gli Adelphi”, autore “Massimo Federici Lo Zen e l’arte della manutenzione della moto sega”; una locandina cinematografica colorata e provocatoria titolata: “Attila flagello La Spezia. Attila Federici e Signora. Gli amanti della distruzione si sono impadroniti della città con piccole dimenticanze sul programma elettorale”.

La satira come strumento di critica pare più intelligente nel solco di una civile protesta, rispetto a quanto accaduto in consiglio comunale, e anticipato da un cartello: “ Lo show è gratuito accorrete numerosi”. Una sala in cui la presenza di militanti fedeli alla maggioranza sostenuta da Di Pietro Italia dei Valori, Lista Civica: Citta’ Nuova, Partito Democratico, Lista Civica: il Mio Cuore E’ Spezia, Sinistra Ecologia Libertà -PSI,Comunisti. Italiani, stava a significare come fosse importante avere un pubblico che desse il suo plauso (i battimani continui censurati invano dalla presidente del Consiglio Laura Cremolini) all’intervento del sindaco Federici, dei suo assessori e consiglieri che lo affiancano. Un errore è stato quello di far entrare in largo anticipo i supporter convocati dall’Arci di Spezia.

Il timore di avere tra i banchi dell’aula solo i cittadini che si riconoscono nel movimento di protesta che su facebook prende i nomi di “Piazza Verdi non si tocca/ Fermiamo lo scempio di Piazza Verdi”, era palese e ha contribuito a creare ancor più un clima di scontro verbale e qualche gesto intollerabile di violenza fisica. Il comitato del No, si è visto respingere dall’aula per evidente saturazione dello spazio a disposizione del pubblico, costretto a restare sulle scale del Comune, arrabbiato e deluso di non poter assistere al dibattito (visibile comunque su maxi schermo posto nell’atrio), ma la questione è un’altra: aver optato per una scelta che accogliesse solo i cittadini favorevoli e non anche una rappresentanza dei cosiddetti “dissidenti”, ha sfavorito in modo plateale la possibilità di poter discutere serenamente e tentare di trovare un punto di convergenza tra tutti.

Tra i fautori del Si, circolavano però molte idee confuse rispetto al progetto Vannetti – Buren: le risposte raccolte dimostravano che anche tra chi è favorevole, ci siano elementi di informazione non del tutto chiari ed esaustivi. Persone convinte che parte del finanziamento arrivi anche dall’Autorità portuale o quali siano i reali costi di realizzazione e successiva manutenzione della piazza.

Altri ancora non avevano elementi a sufficienza per comprendere di cosa si parlasse. In sostanza si tratta di una spesa complessiva di 2, 8 milioni di euro (solo per Piazza Verdi che rientra però un progetto di riqualificazione urbana molto più complesso) di cui circa un milione di euro viene erogato dal Comune che ha provveduto ad aprire un mutuo, come spiegato dal consigliere del PDL, Luigi De Luca. Difficile districarsi in questa vicenda dove sembra tutto complicarsi. Una persona di fuori trova sicuramente difficoltà nel comprendere cosa stia accadendo a La Spezia.

Il sindaco Federici nel suo intervento ha cercato di spiegarlo. “Abbiamo dovuto subire pesanti offese, ascoltare insulti e falsità, patire un tentativo di criminalizzazione non perché l’amministrazione fosse colpevole di cementificare colline (noi siamo quelli che hanno bloccato l’edificazione), ma perché si è deciso di rinnovare una piazza ‘insquallidita’ (termine improprio, ndr) dal traffico e dall’usura e si è deciso di dare un senso ad uno spazio urbano, aprendolo agli usi e alle necessità dei cittadini”. Parole programmatiche che non avrebbero motivo di contestazione, allorché ci fosse stato un clima di comprensione che riunisse gli scettici e i favorevoli. Così non è stato per la troppa tensione dentro e fuori l’aula.

Il Sindaco ha accusato di mistificazione chi si oppone al progetto colpevole di “banalizzarlo con squallide approssimazioni e manipolare l’intelligenza e i sentimenti della gente, con le menzogne e la disinformazione”.

Ivan Merenda capogruppo consigliare del Movimento 5 stelle spiega, invece, che dati alla mano, ci siano stati “aspetti procedurali non rispettati a fronte della necessità di un restauro conservativo della piazza che è rappresentata da architetture liberty. Non è stato contemplato negli studi preliminari una ricerca che analizzi il sottosuolo della piazza, dove c’è acqua di mare, e non state previste verifiche strutturali dei palazzi che la circondano. Si tratta di una piazza di risulta come è tipico per la storia spezzina e il sottosuolo presenta rischi di cedevolezza. Il costo di manutenzione annuale non è stato esplicitato”.

Gli fa eco Marco Grondacci avvocato ed esperto ambientale nell’affermare che “l’eventuale rischio idrogeologico della piazza non è mai stato smentito”. Il consigliere Giulio Guerri della lista “Per la nostra città con Giulio Guerri” denuncia una spesa annuale di manutenzione variabile tra le 200 e 300 mila euro per una piazza che vedrà l’ eliminazione dei pini storici, la costruzione di 18 portali in cemento rivestiti di lamiera e specchi color verde-rosso con nebulizzatori d’acqua e vasche, un anfiteatro di cemento centrale. I pini hanno 70 anni di vita e si riconosce il filare degli alberi posti sulla piazza come precisa identità storica”. Sugli effettivi costi di manutenzione non c’è chiarezza e l’amministrazione comunale tende ad abbassarli a soli 50 mila euro.

L’età dei pini è la madre della contestazione dove il question time della seduta consigliare doveva spiegare come mai la relazione di Marzia Ratti, funzionario preposto del Comune di La Spezia per i Servizi culturali, di redigere una relazione tecnica allegata al bando di concorso di progettazione (e consegnata ai Beni culturali e paesaggistici della regione Liguria), datasse la vita degli alberi ben più inferiore a quanto risulta palesemente dagli archivi storici conservati nell’archivio della Biblioteca municipale Mazzini e nelle videoteche Rai e Istituto Luce.

Il documento risalente al 1937 cita: “L’alberatura della Piazza Verdi per la piantagione di 12 piante di pino domestico lungo l’asse maggiore della piazza in perfetto allineamento con le colonne dell’illuminazione pubblica elettrica”. I consiglieri del Movimento 5 stelle Ivan Mirenda, Christian Bertagna, Carlo Colombini e Erica Iannello hanno chiesto di chiarire come sia stata scritta una relazione che sta alla base della progettazione dell’artista Buren – Vannetti, senza consultare le fonti storiche. La risposta è stata affidata a Cristiano Ruggia vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, il quale ha spiegato che “la relazione Ratti è di lavoro e non di studio e la questione dei pini è marginale e che il Codice Urbani fissava a cinquanta anni di vita la tutela e solo nel 2011 il Decreto Sviluppo alza a 70 anni la necessità di porre sotto tutela. Non c’è stata nessuna falsificazione della storia del progetto”.

Un gruppo di cittadini intervistati al banchetto del comitato di Piazza Verdi dove si raccolgono le firme per chiedere la revisione del progetto, hanno dichiarato l’intenzione di presentare un esposto denuncia alla Procura della Repubblica di Genova, e di coinvolgere la Soprintendenza, proprio sull’omessa fonte storica dell’età dei pini. Il sindaco Federici considera invece l’opposizione al progetto “una brutta storia che ha coinvolto le persone coinvolte per bene e in buona fede, l’aggregazione di comprensibili preoccupazioni e legittimi interrogativi e proteste. La città da questa vicenda non ne esce più nobilitata e arricchita. Il segno che si è voluto dare a questa mobilitazione contro il progetto non ha niente di nobile e di bello. Dietro alla guida c’è una sconfortante pochezza di intenti e di idee. Ed è stata prima di tutto una storia di ambigue e scandalose alleanze”.

Accuse che non hanno fatto altro che suscitare ancora più sentimenti di esclusione dal dibattito, la sensazione per chi dissente di essere faziosi per principio, e la reazione del Comitato contrario ai lavori, non sì è fatta attendere. Sono state udite frasi poco edificanti e per nulla foriere di pacificare gli animi ma il discorso del sindaco non ha certo contribuito a rasserenare gli animi di persone di tutte le età come ha ricordato Giacomo Peserico del PDL quando spiega che il movimento popolare è composto da cittadini appartenenti ai diversi partiti e non solo di una rappresentanza politica ostile al progetto. “Nel 2009 è avvenuta la bocciatura del primo intervento di progetto e che la scelta più idonea è quella di una riqualificazione della piazza dove sono presenti i servizi alla città, le scuole. Il progetto deve passare per le commissioni consigliari e le rappresentanze dei cittadini, dei comitati e dei commercianti”.

L’intervento del consigliere Jonathan Marsella del PD si è dimostrato tra i più equilibrati dove le parole spese mostravano pacatezza, a differenza di altre dichiarazioni ben più estremiste. “ È legittimo che il progetto non piaccia a tutti i cittadini come è legittima la preoccupazione per i disagi del cantiere ma il progetto è stato votato più volte dal Consiglio e non è possibile rinunciare ai finanziamenti”.

L’intervento di Pierluigi Somovigo del Prci: “ In piazza ho visto ambientalisti che si oppongono alla pedonalizzazione e alla realizzazione di un nuovo spazio sociale di aggregazione”, quando in realtà si tratta di semi-pedonalizzazione per via che continueranno a transitare gli autobus. Non è facile dipanare il problema sugli aspetti squisitamente tecnici e ambientali, ma è altrettanto importante considerare l’aspetto politico della questione che sentendo i vari interventi dei consiglieri, si presume che dietro la realizzazione della nuova piazza, ci siano altri motivi per difendere o contestare il progetto. Giulio Guerri ricordava che è “un problema politico grave, un momento quasi catartico per la città dove la crisi è della politica. Quello che manca è la riconciliazione tra la politica e i cittadini”. Il consigliere fornisce anche una documentazione a riguardo dove si può leggere sul quotidiano Il Secolo XIX del 2 gennaio 2011 in cui Federici annunciava il blocco del progetto e un documento che il Comune aveva richiesto il parere favorevole alla Soprintendenza l’8 maggio 2012 all’indomani delle elezioni, “e lo si è saputo solo a novembre quando è arrivata la risposta”.

 Nell’assistere alla seduta del consiglio comunale la percezione di un distacco tra chi esercita un ruolo politico di amministratore e la volontà e il rispetto delle opinioni di una parte della cittadinanza in evidente disagio per quanto sta accadendo, era un dato di fatto incontestabile. Troppe volte la parola condivisione è stata spesa ma forse era necessario capire le ragioni degli altri e operare per una mediazione e non dividere ulteriormente. Le accuse mosse hanno superato di gran lunga i tentativi di spiegare i benefici che dovrebbero apportare alla città, il rifacimento strutturale di Piazza Verdi. “ La creazione di uno spazio pubblico polifunzionale accessibile ai disabili liberato dal traffico e dall’inquinamento (solo le auto) , la sistemazione dei sottoservizi della piazza come il gas, luce, fognatura e acqua potabile.

Una pavimentazione in travertino che elimina l’asfalto e il gres; la creazione di un aranceto di 75 piante; il recupero delle acque piovane per l’irrigazione; un anfiteatro al posto del vecchio politeama. Un progetto dell’arte inserito all’interno del contesto urbano e architettonico con strutture in metallo, marmi neri, bianchi e vetro”. “Una piazza felice”, così l’ha definita il sindaco Federici.

Forse allora conveniva puntare di più su questi aspetti che possano ricondurre la questione in un dibattito allargato a tutti, dove la critica possa essere accolta e discussa, senza reazioni scomposte come quelle verificatesi. Non è di nessuna utilità esasperare i toni accusandosi l’uno contro l’altro. L’iter procedurale del progetto dovrà forse essere rivisto come le opposizioni chiedevano, ma alla luce di quanto emerso sembra che non via sia più spazio. Anche se per dovere di cronaca va detto che il sindaco Federici si è incontrato a Marsiglia con i due firmatari del progetto per esaminare eventuali modifiche. Lui si dice convinto che alla fine “la soluzione condivisa deve essere tale. Capace di non costituire un paciugo e di non pregiudicare il valore artistico e architettonico dell’intervento, che superiore al valore dell’attuale vegetazione e di questo dovrebbe occuparsi la Sovrintendenza e avere il consenso dei progettisti, Se così non fosse impugneremo gli atti della Sovrintendenza senza escludere azioni volte a tutelare gli interessi dell’ente non solo in sede di giustizia amministrativa”.

Nel frattempo è stata disposta una perizia sulla stabilità dei pini che Federici sostiene abbiano ancora pochi anni di vita residua. La Soprintendenza ha manifestato delle riserve rispetto al parere positivo rilasciato in precedenza nel mese di novembre del 2012. “Scandalose alleanze contro il progetto, in piazza si sono visti Forza Nuova e la sinistra estrema radicale, insieme a diversi candidati a sindaco che parlano a nome dei cittadini tutti ma che i cittadini hanno punito con quattro voti in croce, uno Sgarbi che si muove su lauto compenso e le sue sono tristi uscite sul viale del tramonto (Vittorio Sgarbi si è visto a La Spezia per ben due volte dove è intervenuto per dire la sua posizione contraria al progetto) lobby non trasparenti e poter forti come quello mediatico di uno come Sgarbi, figura che gode di una disistima del mondo culturale e artistico italiano, e la storia triste di un movimento ambientalista e usurato da 30 anni di scadenti risultati interpretati dalle stesse tre persone sedute sempre su 30/40 tessere di associazioni della vita democratica interna e oscura, ma che parlano a nome della città” sono ancora alcuni dei passaggi della relazione scritta e letta da Federici. Accuse pesanti che porteranno sicuramente a suscitare ulteriori polemiche, mentre Maria Grazia Frja del PDL citava l’esempio del Comune di Colle Val d’Elsa dove il progetto realizzato dallo stesso Buren è stato condiviso da tutti, grazie all’attivazione di un centro d’ascolto e una serie di iniziative capaci di sensibilizzare la locale popolazione.

Tutto questo accadeva in una serata affollata di gente inclusa ed esclusa, sospensione del dibattito, espulsioni dall’aula di consiglieri, affermazioni scomposte e altre diversamente più ragionevoli. Esposti e denunce in Procura che fioccano ogni giorno di più. Il futuro di una città di mare che possiede il Golfo dei Poeti, paesaggi mozzafiato come Portovenere e l’isola della Palmaria, le vicine Cinque Terre (altro problema da affrontare per l’incuria del territorio e il degrado dell’ambiente visto a Corniglia per esempio) patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’Unesco, dove si riversano centinaia di migliaia di turisti ogni anno provenienti da tutto il mondo. Piazza Verdi è e sarà ancora al centro dell’attenzione pubblica e nazionale per quello che accadrà nelle prossime settimane. La parola condivisione sia una volta per tutte messa in pratica con sincera determinazione da parte di tutti. Una città che sembra mancare di autostima e si sta giocando il suo progresso nello scadere di inutili e sterili accuse che non portano ad una soluzione reale del problema. Un vero gesto di distensione dovrebbe essere quello di trovarsi seduti insieme a discutere. Fare cultura insieme. Non dividersi.

(Roberto Rinaldi)

per gentile concessione di espressorepubblica.it

Link originale: Piazza Verdi e i pini della discordia.

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