Se chiama Valentina dille se può liber-arci tutti!

Mail ricevuta oggi, oggetto: piazza verdi alcune considerazioni, da ARCI NOTIZIE 

In queste ore state ricevendo le telefonate di Valentina che vi informa che giovedì sera si terrà un consiglio comunale sulla questione del rifacimento di piazza Verdi.

Aspetto, aspetto ma Valentina non chiama e intanto mi chiedo: chi sarà Valentina? Forse la segretaria del sindaco o un’impiegata di qualche partito. E invece no, Valentina è la segretaria dell’Arci (associazione ricreativa culturale italiana)…

Fino ad ora mi è capitato di parlare con alcuni di voi in modo informale senza riuscire ad esporre un pensiero organizzato.

Capisco. È una difficoltà di molti…

Arrivati a questo punto, con la città in stallo da ormai tre settimane, vorrei condividere alcune impressioni e alcune riflessioni.

Ecco, io non credo che la città sia “in stallo” ho avuto la netta impressione che lo fosse il Comune. Lasciando le transenne in Piazza Verdi ad esempio, dopo aver detto che si toglievano al mercoledì (che è ormai quello della scorsa settimana). Quasi una punizione per i commercianti delle piazza che così non vendono niente perché la gente lì non va più… Se mi chiamasse Valentina potrei dirle tutte queste cose. Ma Valentina non chiama.

 Quelli della mia generazione ricordano piazza Verdi per come il nostro utilizzo la rendeva piazza, cioè luogo di incontro e scambio:

È una piazza infatti.

la nostra presenza fisica di pedoni, ostacolando di fatto -almeno il venerdì e ancora di più il sabato – il transito delle auto e talvolta anche dei bus, restituiva realtà di piazza…

A una piazza? No.

a un viale di scorrimento che si trasformava prepotentemente in zona pedonale con l’invasione della carreggiata di transito da parte di una marea di ragazzini vocianti. Non so voi, ma io avevo la sensazione precisa che abusivo fosse il traffico e non noi in quelle ore. Certo si parla di venti anni fa,prima che la città venisse trasformata dalla pedonalizzazione del centro storico, quando l’unico passeggio che avevamo era un tratto di via Prione e via Chiodo.

 La “ragazzina vociante” Antonella Franciosi, che firma la lettera, è del 1969 e nel 1993 aveva 24 anni, beata lei che si sentiva ancora ragazzina a quell’età. Io che di anni ne ho di meno mi ricordo che negli anni 80 via Prione era pedonale fino a piazza Mentana, ma sono solo ricordi di gioventù…

 Era un’altra città, più brutta, più nera, tranne che per la vita di cui si animava piazza Verdi verso sera.

Ora è più colorata, ci sono tante belle scritte di tutti i colori sui muri delle case, e persino sui monumenti e le statue ai giardini. È proprio bella Spezia e non ci si annoia mai: dovendo camminare sulle mattonelle nuove nuove appena messe dal Comune si balla la taranta perché non ce n’è una che stia la suo posto, buchi e dossi ovunque e, in prossimità dei cassonetti, salto della rumenta! Questo è uno sport nuovo degli ultimi vent’anni, in effetti prima la rumenta per strada non c’era… Se chiama Valentina glielo voglio proprio dire. Ma Valentina non chiama.

Poi è venuta la pedonalizzazione. Il disegno politico che ha reso la città più fruibile, a misura di socializzazione si è fermato però ai margini di piazza Verdi.

Era un disegno politico! Pensa credevo fosse una pedonalizzazione, una cosa che in Italia stavano facendo già in molte città…

Io ho sempre pensato che non potesse essere finita così, che la città pedonale dedicata alle persone, ai nostri bisogni di essere sociali, si sarebbe estesa fino a comprendere anche piazza Verdi e il fronte mare, appena trovati i denari necessari.

Ahi, i denari. Questo è un argomento che mi interessa molto: di quanti denari si parla? Leggo che non ce ne sono per le scuole, (accorpate alcune addirittura con quelle di un altro Comune ad un’ora di macchina), per la sanità, per acam, per la manutenzione ordinaria, eccetera… A occhio direi che trecentomila euro per aggiustare il marciapiede di qua e di là in Piazza Verdi, ci vorranno tutti e già son tanti soldi! Quando mi chiama Valentina voglio chiederle anche questo: quanto costa rifare Piazza Verdi? Non costerà più di così, no? Perché buttare i soldi pubblici, che poi sono i nostri, non va bene tanto più oggi che non ce ne sono. Ma Valentina non chiama. Un vicino mi dice che per Piazza Verdi di soldi se ne spenderanno dieci volte tanti e che il Comune ha fatto un mutuo per un milione di euro per pagare un terzo della cifra necessaria. Non riesco a crederci. No. No. Ora mi chiama Valentina e vedrai che mi spiegherà…

Credo che oggi la questione non riguardi davvero il taglio di dieci imponenti piante di pino, né il coinvolgimento della popolazione nella progettazione.

No? Forse allora riguarda il fatto che alberi adulti, belli, Verdi a Spezia non ce ne sono più? Che ovunque ci sia ancora una forma di vita vegetale il Comune ha deciso di tagliare tutto? Che dopo viale Fieschi, Amendola, Cernaia, Pinetina forse anche il taglio dei pini di piazza Verdi era troppo anche per i pacifici spezzini da sopportare? Che quando dici alla gente che vuoi rifare una piazza centrale, cambiando utilizzo, spazi e funzione, ma che quello che pensa chi ci abita non ti interessa perché tu fai come vuoi, beh forse hai già deciso che la gente si debba adeguare e avresti dovuto mettere in conto che gli spezzini magari una piazza diversa la volevano, ma decidendo anche loro come farla.

 A mio modo di vedere quella che è stata messa discussione in questi giorni è l’idea di città e di socialità che abbiamo, la visione del nostro futuro che ci contrappone gli uni agli altri.

Succede quando entri in casa di qualcuno e gli dici che del suo pensiero non te ne può fregare di meno… Alcuni non sono contenti in effetti.

 La trasformazione di piazza Verdi, la sua pedonalizzazione, la restituzione di quello spazio alla sua funzione di luogo di incontro, scambio, sosta, divertimento, rappresenta la prosecuzione di un progetto che è iniziato 15 anni fa. Naturalmente le trasformazioni non devono essere accettate acriticamente solo perchè determinano innovazione, ma se le considerazioni che ho fatto finora hanno un senso allora non posso semplicemente asserire che un progetto che toglie dieci pini è inappropriato perchè gli alberi fanno la clorofilla e i portali di Buren no. Oppure perchè semplicemente la piazza mi piace così, magari senza bidoni per l’immondizia

 Ma se invece le tue condiderazioni il senso non ce l’hanno che si fa? Perché semplicemente se a me i portali di Buren sembrano orribili e sbarcati da Marte e se credo che 3 milioni di euro siano una cifra folle per rifare una piazza che c’è già, che faccio? Se come me la pensano il 95% delle persone pacifiche e non manifestanti che vivono qui che succede? Se la pijamo… e basta?

La scorsa settimana su Città della Spezia è comparso un link a youtube che contiene un tour virtuale di dieci minuti nella piazza come dovrebbe diventare secondo il progetto Vannetti/Buren.

Io ho guardato con molta curiosità quel video e mi sono sorpresa scoprendo che piazza Verdi non cambierà molto nella sua forma, eppure sarà tutta un’altra cosa, per esempio sarà una piazza, con tutte le potenzialità per svolgere la sua funzione di aggregazione.

No non cambierà nella forma perché purtroppo è circondata da palazzi da tutti i lati e han detto che quelli non si posson proprio abbattere perché pare siano pure antichi. Però scavando, martellando, ravanando nella piazza, se siamo fortunati qualcosa emerge, magari il mare, e qualche palazzo d’epoca alla fine riusciamo anche a tirarlo giù. Si, si, così cambierà anche la forma della piazza!

E mi son detta che la domanda che mi devo porre è se quel progetto di trasformazione della piazza rende la città più simile a quella che ho immaginato e che mi è stata promessa oppure no.

 http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=bEOyV9bfke0

E la risposta è no. Non ho sogni horror e quindi non ho mai sognato niente di simile.

Aggiungo che in queste settimane mi era sembrato che Spezia avesse smarrito la gioia di cui è stata capace negli ultimi anni, avesse di nuovo paura di cambiare, poi nei giorni scorsi questa stessa città, presa dall’entusiasmo, si è presentata tutta intera a festeggiare il nuovo ponte per il Mirabello che per la festa e la folla si è intasato. E così io e la mia città ci siamo di nuovo ritrovate.
(Antonella Franciosi)

Che poesia! Che finale! 90000 persone alla Morin tutte insieme! Ci credo che il ponte “si è intasato”! Un finale col botto! Son proprio felice e non vedo l’ora che chiami Valentina. Ma perché non chiama?

(M. Cozzani)

Ps: non vedo davvero l’ora che chiami Valentina, anche perché vorrei dirle, tra parentesi, che sarebbe forse, ma forse, il caso che l’Arci levasse da alcuni suoi circoli le slot-machines, videopoker o come le volete chiamare perché non mi pare che il gioco d’azzardo sia cultura.

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