Offeso dalle parole di Alinghieri

7 dicembre 2012  ore diciotto,  di fronte alla pasticceria Fiorini. Avevo dato  questo appuntamento, mediante  un evento creato su Facebook, a tutti coloro che erano contrari al progetto di rifacimento di piazza Verdi. Pioveva a dirotto. Mi aspettavo quattro gatti, mi trovai di fronte una piccola folla. Ripartì così il movimento di protesta, nato peraltro fin dalla prima presentazione del progetto,  per un mio moto di sdegno, accresciuto dal fatto che il  sindaco  in campagna elettorale aveva assicurato che la riqualificazione  sarebbe  stata  depennata  per ragioni legate alla crisi economica. Etica ed estetica, non sragione  o  rancore, argomentazioni ed ironia, non insulti o menzogne sono sempre state alla base della mia battaglia personale.

Mi sono sforzato di non esser etero-diretto da quando ho un briciolo di ragione. Rifuggo per formazione filosofica   e professione dal populismo e dalla retorica, perciò  mi sono sentito alquanto offeso dalle parole di Roberto Alinghieri comparse  oggi sul Secolo XIX.    Quando  assisto allo sperpero di pubblici denari in un’epoca di ristrettezze, non posso rimanere in silenzio. Come non posso rimanere in silenzio quando in nome  di una presunta modernità si attenta alla bellezza ed alla armonia di un luogo che riguarda la storia della città in cui sono nato ed ho vissuto.  Come non riesco a tacere quando leggo che il progetto sarebbe stato condiviso con la cittadinanza: è un progetto “ottriato” da una giunta che ha nominato una commissione la quale, ha  scelto  “la migliore delle piazze Verdi possibili”. Non ho visto procedure di  condivisione ma solo imposizione.  Non ho nessun altro fine politico  nascosto, non voglio far cadere una giunta per la quale ho votato e dalla quale vorrei invece  essere ascoltato; se vi sono delle “ragioni di Stato ” che impongono la realizzazione del progetto Vannetti Buren, sic et simpliciter,  vorrei che venissero alla luce. Non mi piace leggerle tra le righe di una dichiarazione sibillina di un architetto e l’altra. Le carte vanno scoperte. Aletheia,  in greco antico, significa    scoprimento di qualcosa che prima risultava nascosto e si traduce in italiano con verità .

grazie per la cortese attenzione.

Giorgio Di Sacco Rolla

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