La buona spezzinità, di Giorgio Di Sacco Rolla

I tentativi di fornire una coloritura politica in senso tradizionale alla  vicenda piazza Verdi o di strumentalizzarla  per fini partitici  sono falliti uno dopo l’altro. La ragione prima è che nei comitati si incontrano  cittadini con un passato ed un presente  indiscutibilmente di sinistra, distinti signori da sempre conservatori  e signore moderate e cattoliche, giovani alternativi, esponenti dell’ambientalismo storico e culturale. Operai, pensionati ,liberi professionisti, commercianti,  dipendenti pubblici, professori, disoccupati, studenti. Proprio a causa di questa mescolanza subito si è detto che si tratta del solito qualunquismo “oggettivamente” di destra. Illuminati ed organici  intellettuali si sono impegnati a mostrarci che dietro il no del comitato  non vi sarebbe vera  democrazia, ma di addirittura rifiuto della stessa: far  vacillare se non cadere  una giunta democraticamente eletta in nome di un presunta “identità spezzina” . Insomma un progetto eversivo,  frutto del connubio tra  paura per il futuro  e   incomprensione  dell’arte contemporanea ,che avrebbe agglutinato  incertezze sociali e diffusa ignoranza  contro quell’elite progressista che vorrebbe traghettare Spezia verso il nuovo millennio. Fermamente convinto di questa tesi Massimo Federici si spinse a dichiarare che lui non sarà il sindaco di tutti gli spezzini, ma soltanto di coloro i quali sono disposti a scommettere sulla nuova città .

Questa analisi adopera vetuste categorie interpretative e assume senza dimostrare la tesi che tutto ciò che è nuovo, moderno, sia, di per sé , buono, positivo:  una concezione  tardo ottocentesca della modernità. Crede di vedere nel richiamo alla spezzinità , lo spettro in miniatura del Volk nazista. Dà per scontato che esista un rigido criterio di demarcazione tra arte e non arte e che questo sia stabilito da un gruppo di saggi ai cui oracoli  ci si deve sottomettere.

Invece la buona spezzinità che sta emergendo dal mugugno diffuso sembra articolarsi  sul senso del limite, sulla ragionevolezza, sulla puntigliosa precisione di chi vuol sapere, di chi  guarda indietro per poter  andare avanti . La battuta sarcastica, i cartelli ed i messaggi ironici affissi in piazza Verdi o circolanti in rete suggeriscono  una città molto più viva e creativa di quanto non si vorrebbe far credere. Le mostre sul passato prossimo segnalano un crescente interesse per narrazioni non convenzionali delle propria storia  , indicatore questo di una  città diversa dai decenni passati, in cui fu possibile imporre senza difficoltà scelte industriali ed urbanistiche “scellerate e scellerate bassamente”. Spezia, città nata con l’unità nazionale, che sempre si è sentita moderna, non monumentale, si sta scoprendo storica, antica. Comincia a tenere a se stessa proprio nel momento in cui la Marina Militare, che fu la “causa” della suo volto attuale, prende progressivo congedo da questi luoghi in sordina, senza nemmeno far eseguire alla sua fanfara dipartimentale” la ritirata”. L’impressione è che in futuro non la si potrà più amministrare secondo i metodi tradizionali. Forse sta davvero tramontando l’epoca delle consorterie. E questo, davvero, sarebbe  segno di un nuovo e radioso futuro. Coloro che amministrano o si candidano ad amministrare la città dovrebbero prendere atto.

Grazie per la cortese attenzione

Giorgio Di Sacco Rolla

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