Dalla Spezia ad Alexandria d’Egitto e Jeibel (Libano).

Tre anni fa circa con l’ingegner Enzo Gentile e l’informatico Paolo Servi di Imperia, che avevo conosciuto all’epoca della mia docenza DAMS al polo universitario dell’Imperiese, iniziammo a pensare a un progetto europeo legato a tecnologie avanzate da applicare a beni culturali e performing arts. La parte tecnica era stata  già ben delineata dai due professionisti come l’identificazione di una personalità che ben conoscesse programmi della Unione Europea (Lianne Monteleone); si trattava poi di definire ambiti di sviluppo progettuale per una sua configurazione concreta.  Diventava particolarmente strategico però decidere i partner e soprattutto l’ente proponente. Il fulcro del progetto ruotava intorno all’idea di un’innovazione tecnologica ai fini di uno sviluppo turistico ed economico dell’area europea; infatti spesso i beni culturali, storici, architettonici mancano di un adeguamento alle tecnologie più attuali e quindi non sono valorizzati. Un programma europeo ci sembrava potesse essere interessante ai fini del finanziamento del progetto: il programma ENPI   CBC MED (European Neighbourhood and Partnership Instrument) che coinvolgeva anche aree del Mediterraneo.

Il progetto (denominato IAM) riguardava specificatamente le tecnologie di realtà aumentata con specifico focus sulle tecnologie 3D e video mapping .  Non è stato semplice trovare un ente  disponibile a presentare domanda, ci siamo molto adoperati per trovare un’istituzione che comprendesse le possibilità enormi date da un progetto del genere. Ma come spesso accade in Italia, le pubbliche amministrazioni non bene istruite sulla materia, temono di dover “sborsare dei soldi” in anticipo, senza comprendere i benefit giganteschi nell’eventualità di un accoglimento delle proposte.  Questo è il motivo per cui spesso i soldi europei tornano indietro.

Così, trovandomi nella situazione di dover individuare io stessa l’ente proponente e altri partner associati, ho deliberatamente escluso La Spezia ricordandomi la scarsa propensione al dialogo dei suoi amministratori, la scarsa competenza degli uffici nei settori legati all’innovazione tecnologica, sommata a quella che io ritengo una inesistente politica culturale. Così ho depennato la mia stessa città, scegliendo un Comune nella regione dove sono nata (la Sardegna) che ha accolto immediatamente la proposta: Alghero. Partner associato è il DIRAS, il dipartimento di Arte e Spettacolo dell’Università di Genova (da cui dipendo per i tre anni della durata del progetto), Barcellona con la compagnia teatrale che usa nuovi media Koniclab e gli amici Rosa Sanchez e Alain Bauman.

E qua vorrei spendere due parole. Konic, insieme alla Fura dels baus sono forse i più attivi artisti tecnologici spagnoli con progetti legati a tematiche sociali davvero interessanti; li invitai a Imperia per un workshop al Dams e li proposi, ovviamente senza successo, anche alla spettabile direzione del Teatro Civico e al presidente delle istituzioni culturali. Diciamo che con questo progetto mi sono presa una piccola rivincita: i Konic non li avrò portati a Spezia ma con loro ho costruito un progetto di network legato alle tecnologie in tournée in tutto il Mediterraneo.

Altri partner sono l’Egitto ( Library of Alexandria); Libano ( Municipality of Jebeil e American University of Beirut; Giordania ( Ministry of Tourism & Antiquities/ Jordan University of Science and Technology,and Department of Antiquity; Tunisia (Association of Geographic Research and Studies of the University of Manouba).  Siamo riusciti persino a inserire I Territori Palestinesi ( Municipality of Al-Taybeh).

Dopo un primo avvio alla conferenza di apertura ad Alghero in autunno, il primo passo del progetto è stato realizzato ad Alessandria d’Egitto dal 3 all’8 giugno alla Biblioteca Alexandrina (la più antica del mondo!) in forma di workshop di videomapping con docenti italiani e spagnoli. Io ho aperto il workshop con un’introduzione storico-teorica su arte interattiva e l’Ingegner Enzo Gentile, uno dei massimi esperti italiani di videomapping, ha organizzato lezioni sulla tecnica di proiezione  3D per enormi superfici.  A Enzo si sono alternati Rosa Sanchez e Alain Bauman.

L’ipotesi era quella di videoilluminare con una proiezione architetturale una sezione della geometrica facciata della Biblioteca. Il progetto ha unito competenze e culture diverse (europee e arabe) ,permettendo una reciproca conoscenza: la maggior parte degli studentifrequentavano la Facoltà di architettura e hanno scelto di dare un’impronta fortemente caratterizzata dal tema identitario del luogo, sollecitati dai docenti a una ricerca drammaturgica e linguistica, non solo tecnologica.

Il responsabile giordano del progetto, con i suoi assistenti, ci ha guidati un pomeriggio tra le meraviglie della Biblioteca che contiene libri preziosi come la Torah più antica del mondo. Impressionante l’architettura progettata nel 2002: data la mole gigantesca la Bibliotheca Alexandrina è un edificio visibile a parecchi chilometri,squadrata e geometrica, con spazi molto accoglienti per gli studenti di tutto il mondo. Vado nella sezione di Performing Arts e trovo pochi libri italiani (non i miei purtroppo…ma di alcuni studiosi amici a cui ho postato la fotografia del numero di ingresso del loro libro).

 

 

Certamente rimarrà nella mia memoria la riunione dei partner associati (chi presente, chi in videoconferenza) alla Biblioteca Alexandrina il venerdì 7 giugno. Essendo un giorno di festa per i mussulmani, la Biblioteca è stata aperta SOLO PER NOI. La biblioteca più grande e più antica del mondo. 

Prossimo appuntamento dal 25 al 29 luglio in Libano dove il progetto IAM viene ospitato dalla città di Jebeil (l’antica BYBLOS) in occasione del Festival cittadino.

 

 

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