Piazza Verdi, pini e non solo

Stare in questi giorni al presidio in Piazza Verdi vuol dire raccogliere i commenti, la rabbia, le emozioni degli spezzini. Dai bimbi che disegnano i pini agli adolescenti che chiedono di vedere il progetto, dagli elettori di Federici pentiti a quelli che non hanno mai votato a sinistra, da Piazza Verdi passano proprio tutti. Chiedono di firmare, ringraziano chi sta al banchetto per l’impegno, vogliono scrivere. I manifestini sono stati strapazzati dal vento e dal violento temporale di ieri, ma alcuni hanno resistito. Altri hanno ceduto, si sono staccati, sono diventati illeggibili perché l’inchiostro dei pennarelli si è sciolto. I sopravvissuti sono accartocciati, stropicciati, mezzi strappati, ma sono stati nuovamente attaccati e resteranno esposti finché ce ne sarò bisogno, segno tangibile della protesta silenziosa dei tanti cittadini a cui non piace questo progetto, ma che vogliono anche lamentarsi delle problematiche di cui Spezia soffre in questo periodo: strade dissestate, spazzatura, l’incerto futuro di Acam, carbone che continua a essere bruciato.

La protesta va al di là dei pini e di questo sarebbe bello che l’Amministrazione tenesse conto. Sarebbe bello che riuscissero, sindaco e assessori, ad andare oltre i pini e i portali.

Ma torniamo a Piazza Verdi e ai”quattro pini marci”, come ho letto da qualche parte. Saranno anche solo alberi, ma la gente di quei pini è innamorata. Credo che quegli alberi non siano mai stati così ammirati e fotografati, perché fanno talmente parte della nostra vita che normalmente non ci si fa caso. Invece ora li guardano tutti e dicono: “come sono belli, li ho sempre visti, me li ricordo quando ero piccolo…” e poi le persone raccontano la loro vita, raccontano di aver studiato lì, raccontano il loro amore per Spezia, scuotono la testa sconsolati al pensiero di come potrebbe diventare la piazza.

Ma tutto questo il “popolo del sì” non lo sa. Non lo sa perché non passa da Piazza Verdi e non ascolta i giovani indignati, gli anziani commossi, non lo sa perché non sente le loro parole, perché – forse- non lo vuole nemmeno sapere. E molti preferiscono ridurre la protesta a quella di pochi ambientalisti, manovrati da movimenti politici, in cerca di visibilità. Siamo solo quelli che dicono sempre di no, che non vogliono il progresso della città o addirittura “ambientalisti contrari alla pedonalizzazione”. Poco importa se a protestare non sono solo ambientalisti e se la piazza non sarà pedonalizzata.

Ma questo al popolo del sì non interessa.

Il popolo del sì non ha visto una signora anziana, che camminava a fatica, tremante, che ha scritto un messaggio. Il popolo del sì non ha visto un bambino di nemmeno 6 anni scrivere, con impegno, che l’anno prossimo andrà in prima e vuole vedere i pini. Il popolo del sì non ha sentito le voci della piazza, non ha visto l’impegno e la fatica negli occhi di chi presidia la piazza.

Il popolo del sì non sa quanto abbia perso. Anche se vincerà perché faranno la Piazza nuova, con tanti bei portali colorati e vasche piene d’acqua che attireranno zanzare e sporcizia.

Il popolo del no, invece, avrà comunque vinto. Perché se anche dovesse perdere questa battaglia, ne uscirà arricchito. E ancora più innamorato della sua città.

E questo al di là delle polemiche, degli insulti ricevuti, degli attacchi, delle non risposte dell’Amministrazione (d’altra parte, si parla di un non-luogo, non è che si possa pretendere chissà che…) e di tanto altro.

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