Piazza Verdi: le sviste della direttrice delle Istituzioni Culturali Marzia Ratti

Dal libro “Futuristi alla Spezia” edito dal Comune della Spezia – 1991, articolo di Marzia Ratti “Futurismo e architettura alla Spezia Il palazzo delle poste di Angiolo Mazzoni” pag 88:

“Con la realizzazione architettonica [del Palazzo delle Poste] prendeva forma definitiva lo spazio-piazza CONCEPITO PIÙ COME UNO SLARGO VIARIO, a pausare il rettifilo via Chiodo-via Veneto, che come un vero e proprio luogo di vita associata.”

esattamente il contrario di quanto scritto nella relazione del 2009:

“Nel 1933 la facies della piazza può dirsi conclusa: le due cortine nord e sud sono state realizzate, il collegamento con via Veneto è stato attuato e l’unica direttrice via Chiodo-via Veneto è ben percepibile dalla piazza che non ha alberature centrali, che saranno messe a dimora solo nel dopoguerra con INCOMPRENSIONE TOTALE DEL SENSO DELLA PIAZZA STESSA e delle prospettive che da essa si aprivano su via Chiodo da una parte e su via Veneto dall’altra.
La piazza come completata negli anni Trenta si presentava come slargo delimitato dalle cortine continue dei palazzi pubblici e privati ed AVEVA DEI LARGHI MARCIAPIEDI CENTRALI, IN LUOGO DEGLI ATTUALI PINI MARITTIMI CHE FURONO COLLOCATI CIRCA DIECI ANNI DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE…”

Qui c’è un link in cui si vede che la signora era ben integrata nell’operazione (qui ci sono ben 3 illustri membri della giuria): awn.it

Appurato che i pini sono anteriori al 43 (da numerose testimonianze anche fotografiche), dato che la signora dirige le istituzioni culturali che comprendono le biblioteche e gli archivi dei documenti, delle foto e dei giornali d’epoca, possiamo concludere che si sia sbagliata così grossolanamente?

 

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