L’assessore Del Prato arriva impreparato all’audizione in Commissione Cultura

Mio figlio ha 13 anni, per l’esame di terza media in Piazza Verdi si è preparato a lungo, altrimenti la commissione chiamata per interrogarlo, lo avrebbe bocciato. Prima di uscire, ha dato un’occhiata veloce ai libri per l’ultimo ripasso.
L’assessore Del Prato, convocato dalla lista Cinque Stelle (Ivan Mirenda) per riferire sull’esito bando per Camec e  Teatro Civico della Spezia, è arrivato senza aver dato neanche la classica sbirciatina dell’ultimo secondo al dossier. Come  dimostro, ha parlato di cose non attinenti (“Sei andato fuori tema”, avrebbero detto a mio figlio), ha omesso elementi  fondamentali per la discussione, ammettendone per giunta ingenuamente la propria ‘ignoranza sul punto, ha dato interpretazioni false e tendenziose.
Se mio figlio non studia, lo bocciano. Se l’assessore non si prepara, resta al proprio posto.
Del Prato ha studiato storia dell’arte e sulla questione “spazi museali” illumina la commissione e i consiglieri:  “In un museo ci sono delle pareti per appendere i quadri … ma con l’arte concettuale magari capita che un artista porti un tavolo”.  D’accordo, forse non avrà citato Philippe Daverio o Sgarbi ma il concetto è giusto. Ne deduciamo che siccome tutti abbiamo dei tavoli in casa, tutti siamo artisti. Concettuali.
Sul teatro, la sua preparazione invece, lascia invece un po’ a desiderare. Se avesse partecipato alla short list per il Civico, avrebbero dovuto metterlo in fondo alla graduatoria (però se le commissioni sono quelle che conosciamo, magari si ritrovava a pari merito con Dario Fo).
Innanzitutto Del Prato sostiene che avevano in mente sin dall’autunno di fare un bando.  Falso, è stato richiesto dal Gruppo “Per una democrazia e trasparenza della cultura” a seguito proprio delle sue dichiarazioni sui “papabili” per la direzione del TeatroCivico. Glielo ricorda anche Ivan Mirenda che “La polemica c’era già molto prima che venissero fuori i bandi”. E il consigliere di minoranza Galli ricorda l’antipatico atteggiamento tenuto dal sindaco sulla questione: Avevamo richiesto una audizione con il sindaco per chiedere quali criteri sarebbero stati usati per le nomine ma il sindaco non ha ritenuto necessario farla, si è rifiutato e ciò non è onorevole”. Non fu chiesta una audizione per fare i censori, insomma, ma per avere chiarezza. Questa giunta che porta avanti lo slogan di “democrazia partecipata”, fa di tutto per dimostrare esattamente il contrario ai cittadini.
L’assessore continua a difendere la commissione e chi ha stilato il bando (“noi abbiamo seguito la normativa e non ce la siamo inventata”) e il nominato (snominato dal TAR) sostendendo che per la cultura vale il criterio di soggettività (“Tutti i teatri fanno così,  la nomina di un teatro è discrezionale”).
Allora, tanto per cominciare, è stato il Comune a scegliere la strada dei bandi (che sono prassi assai diffusa). E la commissione stessa si è poi autovincolata a una valutazione comparativa;
Il punto è proprio questo: il ricorso è stato fatto sulla base della presunta mancanza di trasparenza nella valutazione comparativa, forse qualche funzionario avrebbe dovuto spiegarglielo...
Mirenda chiede lumi su errori e costi; anche il consigliere Guerri incalza: “Deve passare il principio che chi ha sbagliato paghi, specie se gli errori sono ispirati da arroganza politica. Altro che percorso partecipativo, il sindaco non ha ritenuto di accogliere la richiesta di un approfondimento. E ora questi sono costi legali che deve sobbarcarsi la collettività,  forse costi minori rispetto ad altri, ma il metodo è lo stesso. Deve passare il principio che  chi sbaglia bisogna che paghi”.
In secondo luogo Del Prato accusa i ricorrenti di aver paralizzato il teatro  (“Noi abbiamo seguito le regole e il risultato del ricorso sarà che il lavoro di Alinghieri si conclude”), mandando via “una brava persona” (titolo non richiesto dal bando ma certo opportuno: però non basta!): insomma, la colpa non è di chi commette una irregolarità ma di chi la segnala, 
E a proposito delle regole che sarebbero state rispettate, ricordiamo all’assessore che il giudice del TAR nell’ordinanza si è espresso in termini favorevoli sulla fondatezza del ricorso, pur nella sommaria delibazione che caratterizza la fase cautelare, tanto da accogliere la sospensiva. Qualcosa che non va ci deve essere.
Del Prato pare sempre più convinto che il ricorso riguardi la persona del vincitore, riducendo la faccenda a una questione personale. Forse il solito funzionario gli doveva spiegare che il ricorso non era contro la persona, ma su una procedura di dubbia regolarità:  infatti i commissari hanno prima aperto la busta con i nomi e poi si sono dati dei criteri. Manca la trasparenza, insomma. Se il funzionario non glielo ha detto, lui poteva almeno leggersi le motivazioni del ricorso e farsi uno schemino, visto che ne doveva riferire davanti a consiglieri.
Secondo l’assessore, che evidentemente considera teatranti e intellettuali una tribù di molesti spocchiosi, tanto che afferma che “anche se avesse vinto Fo” (forse l’unico teatrante che conosce, oltre al vincitore del bando?) avrebbero fatto ricorso”, continua a non capire che il problema non è “chi”, ma come.
Se Fo fosse stato nominato con una procedura scorretta, avremmo fatto comunque ricorso. Il problema è che l’amministrazione è partita dalle persone (infatti Dal Prato conosceva i nomi dei nominandi prima dell’inizio della procedura e li ha strombazzati ai giornali, anche se in commissione afferma che “trattasi di speculazione giornalistica, quei nomi non li ho fatti io” , ma nessuna smentita è arrivata alla redazione).
Quindi il bando sembra solo un sistema per ottenere il risultato desiderato… Soggettivamente, certamente, così fan tutti nei teatri, dice l’informatissimo assessore (ma non è poi così vero e anche su questo lo smentirò)… 
Del Prato parte dal presupposto che a giudicare debba essere il tribunale del lavoro non il TAR, “questa sarà la tesi difensiva del Comune”. Del Prato non informa i consiglieri che nell’ordinanza di qualche settimane fa il giudice ha accolto le domande cautelari rigettando la tesi del Comune e riconoscendo la propria giurisdizione. Certo, potranno ribadirlo in altre sedi, ma intanto il risultato è che un giudice ha stabilito che, trattandosi di valutazione comparativa il tribunale del lavoro proprio non c’entra… E il TAR aggiunge che darà la sentenza il 4 luglio: mi raccomando assessore non vada al tribunale sbagliato!
Un altro aspetto, non sollevato dall’assessore ma dal consigliere Giulio Guerri (che sembrava assai più informato di lui sulla vicenda) riguarda non i candidati ma i membri della commissione: secondo i ricorrenti, né la Aloisini né il direttore dello Stabile di Genova avrebbero dovuto farne parte, per ovvie ragioni di incompatibilità, la prima per essere come già ricordava Guerri in una mozione di qualche tempo fa, “esperto esterno non imparziale in quanto organica al partito del sindaco”, l’altro per i rapporti di lavoro con il vincitore: non basta la “chiara fama” per giustificare la loro presenza.
Insomma, l’assessore non ha capito nulla del ricorso, qualcosa tenta di spiegargli Guerri sull’ordinanza del TAR. Del Prato allora rimanda candidamente alla dottoressa Ratti per approfondimenti, la quale notoriamente da mesi ignora sistematicamente qualunque domanda, appello e richiesta sull’argomento.
È come se mio figlio avesse risposto alla maestra: “Mica ho studiato. Lo chieda a mia mamma”. A scuola lo boccerebbero. Del Prato invece non ha studiato, si è fatto beccare impreparato e persino arrogante. Però resta lì, mentre dovrebbe dare il buon esempio e dimettersi. Sarebbe una piccola lezione di dignità. Personale e politica. Ma forse è chiedere troppo.
Se l’assessore non si dimette, deve almeno rispondere a queste due domande semplici semplici.
1)Ai consiglieri ha amabilmente spiegato che il vincitore è stato scelto non solo sulla base dell’impeccabile curriculum, ma anche sulla base del progetto che ha presentato. Come cittadini, ci pare nostro diritto conoscerlo, come intellettuali molesti e spocchiosi ci farebbe piacere leggerlo, così almeno impariamo a fare progetti chiari, in grado di valorizzare i giovani talenti, sostenibili. In questo caso la privacy andrebbe accantonata: è sulla base di quel progetto vittorioso che vengono spesi i denari dei contribuenti, e la trasparenza dovrebbe essere assicurata…
2)L’Assessore Dal Prato ha avuto la cortesia di informare la commissione e i consiglieri che il direttore (s)nominato aveva già presentato il programma della prossima stagione teatrale: un’efficacia che apprezziamo e che un po’ ci sorprende, visti gli abituali ritmi della giunta. Bravo direttore! Ma vorremmo anche sapere se – in presenza di un ricorso — sono già stati firmati alcuni contratti, quando e da chi sono stati sottoscritti.
FINE
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