Di Sacco Rolla, ennesima riflessione su Piazza Verdi

In fondo si tratta di quattro pini! Gridava un supporter del sindaco sabato 8 giugno  al centro Allende. Sono dieci , a dire la verità . Ma il numero significa poco. È il gesto secco, definitivo, che si dovrebbe attuare   attraverso il dispositivo burocratico che disturba.

Abbiamo sempre abbattuto alberi, foreste intere, noi uomini , quindi per qualche pino in meno.. Ma noi uomini del XXI secolo non siamo quelli del Medioevo che combattevano con le foreste strappando loro un campo da arare. Né quelli della prima rivoluzione industriale che usavano la legna per far funzionare le caldaie: la sensibilità è cambiata. Questo potrebbe bastare per i simboli:  i pini.

Ma sembra, nei pareri di esimi uomini pubblici che si affrettano, da più parti, a fare doverose  quanto tardive dichiarazioni a favore del sindaco, che gli oppositori al progetto Buren Vanetti siano degli scalmanati , dei reazionari che , evocando un’identità cittadina di sangue e tradizione, vorrebbero scalzare una giunta democraticamente eletta. Veniamo tratteggiati come  espressione dei privilegiati del centro, abituati ad avere la macchina davanti a casa. Insomma sarebbe in atto una tardiva lotta di classe tra periferie democratiche e centro città conservatore.

Non è così. La pedonalizzazione non è mai stata negata da nessuno! Anzi molti di noi si sono chiesti se sia sensato aprire, seppur “temporaneamente”,  i giardini pubblici alle auto per favorire la messa in opera dei cantieri. Abbiamo chiesto di vedere il piano del traffico. Abbiamo chiesto di conoscere le vie di fuga per i piani di evacuazione delle quattro scuole che insistono sulla piazza. Nessuna risposta. Qualcuno ora si spinge ad insinuare  che di fatto noi saremmo contro i disabili, dato che la nuova piazza favorirebbe le vie d’accesso, senza dire  come faranno ad accedere  le auto dei disabili e dove potranno sostare in una piazza in cui vi saranno solo corsie per autobus e marciapiedi . Sicuramente saranno previste,ma nessuno ha mai spiegato il progetto nel dettaglio. Nemmeno la riqualificazione viene negata. La contrarietà è al faraonico progetto Vanetti Buren.

Le ragioni etiche di chi si oppone  sono note: una spesa altissima, un impegno economico per la costruzione e per la futura manutenzione  che    griderebbe vendetta al cospetto degli dei in un momento di povertà e ristrettezze come questo in cui viviamo; quelle estetiche, meno, perché per quanto ai più il progetto non piaccia per niente, è diffusa opinione che il giudizio di gusto sia soggettivo ovvero che debbano essere  gli  “esperti” – architetti, critici d’arte ecc – a giudicare. La questione , estremamente complessa , ricade nel campo della riflessione filosofica ed anzi sarebbe una buona occasione per discutere pubblicamente di temi del genere, proprio sulla spinta dell’interesse diffuso suscitato dalla questione piazza Verdi. Certo non la si può liquidare con il senso comune.

Infine un’osservazione: un artista ha meno vincoli con il committente rispetto ad un architetto. Quest’ultimo, infatti, se incaricato di progettare un’abitazione, dovrà tener conto delle necessità e dei gusti del committente, studiando il suo modo di comportarsi, di vivere ecc. Così riuscirà a far venire alla luce i bisogni inconsapevoli. Ma qui nessuno ha chiesto nulla ai committenti, né li ha studiati. Solo un gruppo di oligarchi, se non un autocrate, ha deciso , imponendo  sbrigativamente il progetto alla plebaglia ignorante. E se la piazza, dopo la realizzazione, si rivelasse poco funzionale? E se nei 20 mesi di cantiere i flussi e le abitudini allontanassero del tutto la gente dalla piazza desertificandola socialmente ? Condividere un progetto non vuol dire convincere qualcuno ad accettare  un pacchetto preconfezionato. Qualcuno in Comune e nel PD dovrebbe riflettere un po’ di più sul significato delle parole.

Grazie per la cortese attenzione,

Giorgio Di  Sacco Rolla

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