Una lettera al sindaco su Piazza Verdi

Gent.mo Sindaco,

vivo da ventiquattro anni in piazza Verdi.

Tutte le scuole della mia vita affacciano sulla piazza, tutta la mia famiglia ha vissuto, vive e lavora in questa piazza, quasi ogni giorno ne ho solcato la superficie e respirato l’aria.

Mi sento legittimato a scriverLe queste poche righe.

Non entrerò nel merito del progetto, che può piacere o inorridire.

La mia preoccupazione è che questa città possa perdere la sua anima.

 

Oggi, chiunque arrivi nel centro di La Spezia, con l’auto o camminando, prima di entrare in piazza Verdi, punto nevralgico e cuore della città, rimane immancabilmente colpito da quei pini marittimi ordinati al centro della piazza stessa.

Un pizzico malinconici, orgogliosi, fieri, centenari, ricchi e folti di verde, protagonisti assoluti di un corso, della piazza, della città.

Un secolo della nostra storia li vede protagonisti: certo possono essere curati, tutelati e riportati al loro migliore aspetto (quale dovrebbe essere il compito di ogni amministrazione nei confronti di un patrimonio tale), non condannati ad una morte inutile e dolorosa, molto più per i cittadini che per loro stessi.

Vede, oggi questa piazza ha una sua anima, riflessa in questi pini secolari.

L’aspetto più sconvolgente del progetto Buren è proprio l’assenza di un’anima: può prendere quegli squallidi rendering che lo presentano e traslare quelle immagini in una qualsiasi piazza di un qualsiasi continente.

È un progetto vuoto, impersonale, indistinto, che nulla ha a che vedere con questa città che ne rimane umiliata, offesa e prostata da portali di cemento armato qualunque e ripetuti arbitrariamente ovunque, privi di ogni legame con sé stessa e con la sua storia.

La Spezia ha una sua storia, si respira e si vive ogni qual volta si cammini tra le sue vie, lo stile Liberty dei suoi palazzi è meta di incontri, dibattiti e ammirazione da parte della comunità artistica Italiana ed internazionale.

Che c’entra Buren con tutto questo? Che c’entrano quei portali di cemento? Che c’entrano quelle piscinette? E quei pilastri? Quegli insulsi e banali aranci spelacchiati che ornano qualsiasi città di questo globo? Non abbiamo diritto a vedere valorizzata la nostra storia? Perché questa dev’essere calpestata e disprezzata, come se non esistesse?

Non vedrà mai dei pini centenari come quelli che può ammirare oggi, in nessun’altra città al mondo. I portali di Buren li potrà invece ammirare, sì, magari in un negozio di Louis Vuitton o all’ingresso di un acquapark Sudamericano.

Non ce li imponga nella nostra amata piazza.

 

Non basta un banale e pilatesco “non sono stato capace di spiegare il contenuto del progetto, i cittadini apprezzeranno la piazza una volta terminati i lavori”. Non riesce a lavarsene le mani, anzi le sue responsabilità aumentano.

Perché se, effettivamente, non è riuscito a spiegare alla comunità il contenuto del progetto, allora mi chiedo come possa solo pensare di far cominciare dei lavori così stravolgenti della forma urbis della città, senza aver spiegato a una comunità unanimemente contraria il contenuto esatto, preciso e puntuale di questi lavori.

Il dramma, tuttavia, soffia inquietante nelle orecchie di noi cittadini e della comunità intera: sembra purtroppo che tutti abbiano invece perfettamente inteso il contenuto del progetto, e Lei rimane sordo al suo grido contrario.

 

E non cito i disagi di chi vive e chi lavora nella piazza, che dovrà sopportarne l’umiliazione di vederla stravolta, dopo aver sofferto le difficoltà di vivere in un cantiere per due anni o più.

E la manutenzione? Quei “giochi d’acqua” pubblicizzati nel progetto, dureranno nel tempo? Sarebbe troppo facile ricordarLe lo stato di degrado delle fontane di questa città, maleodoranti, sporche e sudice. Saremo condannati a vivere questo stato di abbandono anche nella nostra piazza centrale? In caso contrario, riusciremo a sostenere i costi di manutenzione di tali “giochi d’acqua”, che ricordano tanto gli Acquapark? L’impressione è che costerebbe meno dare una spuntata agli splendidi pini marittimi.

 

Non si nasconda dietro “il rifacimento di piazza Verdi era nel programma col quale è stato eletto il Sindaco”. Le elezioni non rappresentavano un referendum sulla piazza e sul progetto Buren.

È assolutamente lampante e palese come vi sia un’unanimità di giudizio negativo.

La distanza tra l’amministrazione e i cittadini aumenta ogni secondo che passa, che non solo non si sentono tutelati, ma addirittura colpiti al cuore da progetti come questo.

Certo, una protesta su facebook o sui social network non rappresenta uno specchio reale della comunità. Verissimo. Allora venga a passeggiare un pomeriggio in piazza Verdi. Parli coi cittadini. Discuta coi commercianti. Scoprirà una piazza vivissima, le cartolerie, le edicole, gli alimentari, i bar: una comunità attiva e dinamica. Ad ogni negozio potrà mettere la sua firma contro il progetto Buren. La invito a farlo. La piazza è contro questo progetto, glielo posso assicurare. Questo sentimento contrario è vivo, forte, vibrante.

E non si venga a dire che “è un partito del NO, quello contro il progetto”.

Le rinnovo l’invito, venga in piazza Verdi, ci passi qualche ora, scoprirà un fantastico partito del “Sì”.

Sono tutti favorevoli a un rifacimento della piazza. Potrà parlare, discutere, sentirà molte idee, molte proposte. Tutti vorrebbero la piazza valorizzata, non stravolta né umiliata. Il primo consiglio che sentirà ricevere: porti via quei bidoni osceni e la loro spazzatura ammassata e putrescente.

 

Quei portali di cemento sono un’offesa alla piazza, alla sua storia, ai suoi cittadini.

Se davvero i lavori avranno luogo, e ad oggi la risposta a questa domanda sembra inquietantemente positiva, Lei sarà ricordato come il Sindaco dello stravolgimento di piazza Verdi.

Ne sia consapevole.

Mi auguro fortemente che Lei possa essere ricordato non come il Sindaco che ha cancellato l’anima della nostra piazza e della nostra città.

 

Con tutto il rispetto che posso offrire al Sindaco della mia amata città,

Giorgio Borrini

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