Sulla sospensione di Alinghieri una riflessione di Paolo Logli

Bene, è un dato di fatto: il TAR ha sospeso la nomina di Roberto Alinghieri a “figura di coordinamento per lo sviluppo e l’ulteriore miglioramento delle attività artistiche del Teatro Civico”.

Cito testualmente il comunicato dell’assessore del Prato, perché altrimenti non saprei esattamente come definire l’incarico che allora – erano i primi di Marzo – veniva conferito, e che oggi viene annullato dal Tribunale Amministrativo Regionale.

Vorrei provare a mettere di seguito un paio di pensieri, e qualche considerazione che possa in qualche modo cercare di comprendere le ragioni dell’Assessorato, per quanto mi sembrino piuttosto fumose e faticose da seguire, e quelle dei ricorrenti, tra i quali spicca il nome di Dario Vergassola.

Non entrerò nell’aspetto strettamente giuridico, chi mi conosce sa che sono un disastro per tutto quel che riguarda regole, regolette, codicilli e formulari. E che, con colpevole anarchismo endemico, guardo i regolamenti con sospetto e con fastidio a prescindere.

Ma una cosa la voglio dire. Mi suona strano, al di là di tutto, il modo in cui tutta la vicenda si è svolta. E’ strano, e anche un po’ fastidioso, che un amministratore comunale indichi dei nomi per coordinare il lavoro del Teatro Civico senza consultare nessuno, meno che mai le realtà culturali della città. Come si riconoscono? Semplice. Sono quelli che fanno cultura, a vario titolo, in teatro, nelle università, sui libri, al cinema, in tv…). Tra quei nomi, lo dico per completezza di informazione, c’era quello di Roberto Alinghieri. Tenete da parte questo particolare, ci servirà più avanti.

E continua ad essere strano che – abbandonando i nomi che lui stesso aveva fatto – lo stesso assessore decida invece di orientarsi su una selezione per titoli in una lista ristretta di candidati, che chiama short list, perché pare che in inglese suoni meglio.

Continua ad essere strano, perché l’assessore Del Prato non cambia idea per legittimo ripensamento (solo gli stupidi, scriveva Sant’Agostino, non cambiano mai idea…), bensì perché pressato da una richiesta di chiarimento arrivata sotto forma di raccolta di firme di un gran numero di esponenti di quelle realtà culturali che dalla nostra città nascono e spesso sono costrette a cercare un luogo dove realizzarsi altrove (perché forse non ce lo ricordiamo, o non ci va di ricordarlo, ma ci sono parecchi spezzini che si sono fatti valere nel campo della cultura e della comunicazione, e tra questi chi vi scrive è il più asino di tutti…).

A stranezza si aggiunge stranezza quando viene emanata la short list, vengono raccolte le candidature, ma, vai a capire perché, ci si dimentica di definire in modo chiaro e incontrovertibile i criteri della selezione. Per titoli? Per colloquio? Non si sa. E non è dato saperlo. L’assessore del Prato ci spiega solamente che sarà il progetto culturale ad essere decisivo ai fini della selezione. Ah, ecco.

E poi, un bel giorno, l’annuncio.

“In seguito all’approvazione della short list composta da 46 nomi, la commissione incaricata dell’esame delle singole domande pervenute ha individuato in… (indovinate chi?) …Roberto Alinghieri il profilo professionale più aderente agli obiettivi determinati dal bando emesso dal Comune…” eccetera, eccetera, eccetera.

Ma…? Roberto Alinghieri non era lo stesso che l’assessore Del Prato aveva deciso di nominare senza selezioni, prima che la raccolta di firme lo convincesse a creare la short list? Ma…? E allora?

Ora. Nessuno mette in dubbio i titoli di Roberto Alinghieri. E sia chiaro che non è questione di recriminare o di promuoversi. Personalmente, mi sono limitato, assieme ad altri operatori culturali a chiedere i criteri con cui si sarebbe scelto colui che doveva orientare le scelte del teatro Civico di La Spezia. Ci è stato risposto che si sarebbe scelto in una lista di aventi titolo, ma l’assessore si è dimenticato di dirci quali sarebbero stati i criteri con cui questi titoli sarebbero stati selezionati. Per poi – oplà! – annunciare che quello che aveva più titoli, a che titolo non si sa perché non ce l’hanno detto, era esattamente quello che l’assessore aveva scelto prima di tutto questo lungo rigiro di raccolta firme, comunicati ufficiali e raccolta di candidature e curricula.

E mi concederete, uno si sente un po’ preso per i fondelli.

E non ci si deve stupire se poi scoppia la polemica.

Ho avuto modo di parlare di tutto questo personalmente con Cinzia Aloisini, che si è detta rammaricata per tutto il polverone che è salito intorno a questa storia, anche perché si tratta di un incarico tutto sommato piccolo e poco significativo.

E’ verissimo, Cinzia. E triste. Si tratta di un incarico troppo piccolo per una città in cui la programmazione teatrale arranca, l’offerta culturale mostra la corda, da tempo lontana dalle tappe dei tour teatrali, musicali, artistici.

Mi direte che La Spezia ha altri problemi. Li ha eccome. Ma sono certo che ne’ Cinzia ne’ Massimo Federici pensino, come pensava un sedicente ministro di un precedente famigerato governo, che la cultura non dà il pane.

La cultura rende viva una città. Ed evita che si impoverisca delle sue forze migliori. Ovviamente, se a questo si aggiungono le occasioni di lavoro e di vita.

Mi direte che la nomina di un consulente per il teatro è secondaria.

Purtroppo è vero. Ed è sbagliato, Cinzia. Mi rivolgo a te, perché sei il mio principale interlocutore nelle istituzioni cittadine. E poi perché so che lo sai, e che vorresti che le cose stessero diversamente. Ma vorrei rivolgermi anche al sindaco, Massimo Federici, col quale ho condiviso gli anni dell’adolescenza, e dei sogni e della voglia di cambiare il mondo.

E’ vero, stiamo parlando di una cosa piccola e a prima vista poco significativa di fronte alla vita di una città. Ma vedete, il punto è un altro: tutta questa brutta storia, involontariamente, odora di casta. Di decisioni prese stando arroccati alle scrivanie e alle sedie, alla faccia di quel che richiedono i cittadini. Magari non è vero, Massimo, ma prova a vederla come l’abbiamo vista noi.

L’assessore decide un nome, arbitrariamente. I cittadini chiedono con che criterio è stato scelto. Io dico: avete ragione. Scegliamo con un criterio. Ma non dico ai cittadini con che criterio si scelga, e infine scelgo lo stesso nome che avevo deciso all’inizio, cantandomela e suonandomela. Magari Alinghieri aveva davvero più titoli di tutti, chissà. Ma sarebbe stato bello se fosse stato valutato alla luce del sole, e non nella penombra polverosa di un ufficio comunale.

Oh, lo so, lo so, lo so bene, lo so (come direbbe Ivan Graziani), ci sono delle logiche interne, ci sono i rapporti di potere, la militanza, il manuale Cencelli, gli amici e i compagni. Ma è esattamente quello di cui non abbiamo più bisogno, in questa nostra povera Italia. Abbiamo bisogno di trasparenza, di merito, di premiare i meritevoli e di appoggiare la nostra convivenza su regole condivise.

Vi dico tutto questo, pacatamente, perché sono certo che non potete non condividere. E sono certo che capirete perché, anche se si tratta di una nomina piccola piccola, per me l’annullamento della nomina di Alinghieri è una buona notizia.

Paolo Logli

 

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