Breve ragionamento a sfondo navale sulla Spezia

Mi capita in questo periodo di frequentare con una certa assiduità la zona della cantieristica spezzina, dove finisce la città, gli ultimi chilometri di viale S.Bartolomeo.
Qui si susseguono rimessaggi, porticcioli e cantieri navali, enormi, e con dentro migliaia di lavoratori. Ecco è su questo “migliaia” che sto riflettendo. Su quanta gente lavora lungo quella strada. Praticamente mezza città. Una industria enorme, la più fiorente, senza dubbio, con tutte le questioni ambientali e di opportunità alternative di utilizzo di quella fetta di costa (vedi alla voce turismo), opportunità che però non sono state realizzate e che a meno di un maremoto, che non mi auguro, mai si realizzeranno, bello o brutto che questo sia. Pertanto questa è l’industria fiorente della città e della zona, e in alcuni casi si tratta di vere eccellenze. Che lavorano in silenzio. Che fanno dei numeri incredibili, tutti i giorni, senza tanto rumore. Non si sanno i nomi dei lavoratori e degli operai, a meno di casi nefasti, e bisogna farsi due domande su questo, non sono persone che chiedono la ribalta, che sbandierano i loro numeri sotto al naso, o le loro conquiste, spesso solide e con diversi zeri, sono persone che lavorano quantità di materiali incredibili con professionalità, dedizione e umiltà.
E se a questo punto giro la testa da questa sponda industriale a quella ricreativo-culturale della Spezia, in un asse ideale che da sempre contrappone e unisce le due aree, ecco, così, noto delle differenze di numeri e di stile. L’industria ricreativo/culturale spezzina, che pure si è data parecchio da fare, e bene, in questi ultimi anni, (e a cui, in provincia, partecipo) rispetto alle dimensioni di quella industrial-navale/portuale, è a un punto che non regge il confronto, nemmeno in proporzione, come livello, numeri, fatturato e come “successi”. Arranca un poco, ha tante proposte dai locali e dai piccoli gruppi non professionistici, ma non ha una direzione istituzionale credibile o investitori privati solidi (vedi lo Spezia Calcio o il Basket femminile) che ne facciano le veci. Non esiste inoltre, drammaticamente, un pubblico, che per numeri e varietà di interessi, possa sostenere questo tipo di industria. Ci sono degli spot, degli eventi che concentrano un po’ di persone, e sarebbe da capire se è pubblico reale, nel senso di interessato e spontaneo, o una schiera, larga e che vale uguale, ma di amici , conoscenti o scolaresche. La differenza non è di poco conto.
Una speranza concreta, e qui si chiude il cerchio, per l’industria culturale/ricreativa spezzina, musei, teatri, sale da concerto e anche locali, e per l’industria del commercio, e nel complesso del turismo, mi pare venga un’altra volta dal mare e dalle navi, ossia dalle crociere, dai grandi numeri di persone, che teoricamente hanno agio di spendere soldi, e che vogliono vedere cose, hanno interesse a frequentare un museo, vedere un concerto o una pièce, magari per strada, ma tanto vale. Gli eventi e le aperture straordinarie si stanno concentrando inevitabilmente su queste persone, i famigerati crocieristi, che, se si fermassero qui la sera, sarebbero tempestati di proposte, di cose da fare, di alternative. Se ne discute quotidianamente di queste crociere e dei mitici croceristi che vengono a spendere e visitare, non sarà un caso.
Questo concentrarsi sulle crociere può essere visto come una strategia, o forse un semplice istinto di sopravvivenza, giudicato bene o male, ma, comunque sia, succede.
Sono partito dalle navi in costruzione, per tornare alle navi, finite, galleggianti e piene di “pubblico”. Insomma è come se fossimo dei marinai, legati, non senza poesia, a doppio filo al destino di una nave, da crociera (da guerra…) o da cantiere che sia.  E allora, in culo alla balena.

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