Via dei Georgofili, strage di Stato

Era la notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993. Era da poco passata l’una, quando un Fiorino imbottito di tritolo esplose a Firenze, in Via dei Georgofili. Morirono cinque persone: l’intera famiglia Nencioni (il padre Fabrizio, la madre Angela Fiume e le due figlie, Nadia e Caterina) e lo studente Dario Capolicchio, residente a Sarzana. L’esplosione provocò anche 48 feriti, danni alla Torre dei Pulci e ad altri palazzi, anche agli Uffizi.  A pochi mesi dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio, Cosa Nostra tornava a colpire e questa volta colpiva non giudici o poliziotti, ma semplici cittadini. E colpiva una città d’arte, colpiva la cultura, la bellezza.

Oggi sappiamo che non fu solo Cosa Nostra a organizzare e compiere la strage. Oggi sappiamo che dietro alla strage di Firenze, come a quelle precedenti di Palermo e agli attentati del luglio 1993 (Milano e Roma) c’era la regia di pezzi deviati dello Stato e delle istituzioni. L’attentato di Via dei Georgofili rappresenta la risposta di Cosa Nostra all’applicazione del regime 41 bis, che prevede carcere duro e isolamento per i mafiosi.

Secondo le dichiarazioni dei pentiti, l’esplosione non doveva causare morti, ma solo danneggiare gli edifici artistici. Fu “errore” e per questo il pentito Gaspare Spatuzza ha chiesto “perdono” alla città. Nel 2000 vennero condannati all’ergastolo i boss Riina, Provenzano, Bagarella e Giuseppe Graviano come mandanti dell’attentato.

A chiedere oggi, con veemenza e forza, la verità su questa strage, è la dottoressa Giovanna Maggiani Chelli, madre di Francesca, fidanzata di Dario Capolicchio, che rimase ferita nell’attentato. Qualche anno fa Francesca si laureò in Architettura e la madre scrisse una lettera a Totò Riina in carcere (lettera).

Nel ventennale dell’attentato, molte sono state le celebrazioni a Firenze e stamattina anche Sarzana si mobiliterà nel ricordo di Dario (articolo); le famiglie delle vittime e tutti i feriti ancora non hanno avuto piena giustizia, spesso inoltre gli attentati del 1993 passano sotto silenzio, come se non fossero importanti. Ma Firenze non dimentica, non può farlo. Le ferite sono ancora aperte, fanno ancora male.

 

 

 

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