Torino-Modena-Bologna, tra libri, arte e teatro

Ogni volta che scendo a Porta Nuova in un orario rigorosamente primomattiniero apro la tabella della settimana per non sbagliarmi.  Ci sono segnati orari, impegni e “vari ed eventuali”.  Mercoledì 15 maggio era un po’ più complicata l’organizzazione, non fosse altro che per una pioggia molestissima e i sandali inadeguati ai piedi, subito sostituiti grazie all’acquisto di stivaletti Trippen.

Ma si comincia a ragionare dopo il solito caffé da Talmone verso Via Roma. Uno sguardo alla Stampa (beh, siamo a Torino) e all’editoriale di Gramellini commentato con il barista perché alle 4 del mattino quando mi sveglio, e alle 4.45 quando arrivo alla stazione della Spezia a piedi cercando di evitare i cumuli di spazzatura e le aggressioni di gabbiani, i giornalai non sono ancora aperti.

Non so cosa significhi lavorare nella città in cui si abita, quella in cui si ha un figlio che lasci 3 per giorni alla settimana a tua madre e che non riesci a salutare perché, giustamente, a quell’ora assurda, dorme.

E’ il prezzo per fare un lavoro per cui si è studiato una vita e a cui si è dedicato ogni energia. Ma è anche il prezzo che si paga a essere indipendenti e per cui non ti è permesso di avere un posto a Km zero, quello che viene concesso a persone di basso profilo, draggate direttamente dalla politica, e che ti apparterrebbe di diritto se il mondo andasse nella giusta direzione:  sono non un cervello in fuga ma sicuramente una risorsa sprecata della mia città. Non l’unica.

Ebbene, non so cosa significhi timbrare il cartellino e rientrare a casa  a pranzo o a cena perché la mia casa è a 3 ore e mezzo di treno dalla mia residenza. Non avendo nessuno per 3 giorni ad aspettarmi se non il simpatico concierge dell’Hotel Roma, mi dedico esclusivamente al lavoro: resto nella mia aula molte ore, faccio anche 6 ore filate di lezione al giorno con 40-50 studenti e poi preparo i materiali per i giorni successivi, o faccio ricevimento. Esco dall’Accademia per mangiare, prendere un caffé, chiacchierare con colleghi, studenti, e poi ogni sera, rigorosamente o a teatro o all’opera. All’opera poco perché costa troppo.

Io lavoro in una città in cui ogni sera posso scegliere tra molti spettacoli da andare a vedere. Ovviamente ci sono anteprime nazionali anche di cinema, al Cinema Massimo vicino alla Mole Antonelliana dove ha sede il Museo del Cinema. A teatro posso scegliere di vedere uno spettacolo prodotto dallo Stabile, al Carignano, oppure andare alla Cavallerizza, luogo (luoghi..) per il teatro d’autore. E sono tutte anteprime. Non c’è stata alcuna “commissione di 3 saggi” nominata ma un importante direttore artistico (Mario Martone): sarà per questo che qua il teatro funziona, la gente ci va e la cultura finalmente paga? Potrei farmi accompagnare dall’amico Antonio Tarantino, il più importante drammaturgo italiano, che abita qua perché questa è la più bella città d’Italia.

Ma eccezionalmente questa settimana non mi dedico solo all’Accademia di Belle Arti (mi piace chiamarla con il suo nome: Accademia Albertina) e al teatro perché da giovedì c’è il Salone del libro. La città è invasa di persone, ci si arriva agevolmente con il metro modernissimo, tutto automatizzato. Al Salone ho un appuntamento con un’ALTRA SPEZZINA IN FUGA: Angelica Polverini. Critica d’arte, si trasferirà a brevissimo a Torino…Nel frattempo si gusta le piacevolezze di una città d’arte e di cultura…I paragoni con Spezia vengono fuori dai nostri discorsi ogni due per tre….inevitabile….

Al Salone Angelica mi presenta l’editore di Mimesis con cui lei ha pubblicato il suo libro: specializzato in libri di filosofia (Deleuze, Baudrillard…) si occupa anche di nuove tecnologie applicate al sociale e alla politica. Che possa essere il mio prossimo editore? Chissà…intanto approfitto degli sconti e compro da loro un libro di De Kerchove, uno di Rodotà e uno di Caronia. Passo in rassegna ogni altro stand….Compro libri di botanica (sempre su consiglio di Angelica), alcuni romanzi che so che non mi piaceranno, prendo brochure, ma anche gadget, saluti alcuni amici editori, provo a passare allo stand di Mauri e Spagnol e a quello della IBS….Poi incrocio uno dei miei miti letterari: Michela Murgia (sono pur sempre sarda!!). E’ allo stand dell’editoria sarda e sta promuovendo la rete dei lettori LIBEROS. Al Salone fa un incontro molto interessante sui festival letterari. Mentre giro per il Salone incrocio Inge. Inge Feltrinelli. In rosa  shocking!

Approfitto del fatto che nella prima giornata non c’è la folla del sabato e mi avventuro in presentazioni letterarie: niente da fare lo stesso….Sepulveda è comunque irraggiungibile…Poca gente intorno a Sgarbi invece, in una diretta radiofonica.

Nonostante la pioggia mi dirigo a vedere l’inaugurazione della mostra del critico d’arte LUCA BEATRICE che insegna anche all’Accademia Albertina. Proprio nel nostro Salone d’onore, a  fianco della Pinacoteca Albertina, ha allestito una parte della mostra che partecipa delle iniziative del Salone del libro (Dall’idea al chiodo).

Ritorno nella mia temporary home vicino alla stazione, quell’hotel che contiene la memoria di Cesare Pavese che qui si tolse la vita. Al portiere chiedo una sveglia mattutina, diciamo le 4. Devo andare a Modena alla mostra su NAM JUNE PAIK alla Galleria Civica ma devo passare prima per Milano perché devo prendere i ragazzi dell’Accademia di Brera, Scuola di Nuove tecnologie dove insegno (eh già! due Accademie).

La mostra è strepitosa, installazioni storiche nel giardino comunale fatte in assemblage con transitori, radio, monitor, tastiere…il giocoliere elettronico Paik, padre fondatore della videarte è stato di fatto l’ultimo dadaista e il primo artista tecnologico Fluxus. Rubiamo degli scatti e alcuni frame video, li riguarderemo a lezione.

Il pomeriggio incrociamo alcune animazioni di piazza e tra queste, alcuni giovani cantanti d’opera che intrattengono per passanti che uno dopo l’altro si fermano con piacere a sentire le arie verdiane nella città di Pavarotti. La sera con Oliviero decidiamo di andare a teatro a vedere la nuova produzione di Claudio Longhi al Teatro Storti. 3 ore di teatro (Il ratto d’Europa): un progetto europeo di coinvolgimento della cittadinanza su temi legati all’Europa, integrazione, partecipazione, guerre, barriere linguistiche, crisi economica. Ogni sera un personaggio nuovo viene intervistato, venerdì era la volta della Camusso…Spettacolo geniale, allegro, forte e ricco di temi e idee come Longhi sa fare sia che diriga grandi attori che giovani commedianti o musicisti.

La mattina dopo ci aspetta un treno per Bologna, alla sede del DAMS dove c’è il convegno della Consulta Universitaria del Teatro dove siamo stati invitati a intervenire per parlare di riviste on line e di RETE CRITICA, la piattaforma di critica nata da un’idea di Oliviero Ponte di Pino, mia, di Massimo Marino e di Andrea Porcheddu. Incontro coordinato da Gerardo Guccini e da Marco De Marinis. Rivedo amici e colleghi che non incontravo da anni e rivedo l’aula dove facevo lezione quando insegnavo alla Specialistica in Teatro del Dams.

E così, via Prato Viareggio, rientro in treno a casa, lasciando Oliviero sulla via di Torino, al Salone del libro, dove coordina l’incontro per il torneo letterario Io scrittore.

Ho due giorni di tempo per riposarmi, svuotare la valigia e rifarla.

(…continua)

 

 

 

 

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