Piazzetta dei Ravatti, una lettera

Riceviamo e pubblichiamo.

Gentile professoressa,

in attesa che le autorità devastino un altro pezzo della Spezia in P.zza Verdi, l’inquietudine molesta e instancabile dei gestori degli spazi pubblici ha dato forma al proprio disagio (frutto del non poter soffrire che la gente possa correre il rischio di star tranquilla) accumulando diverse masserizie nell’area antistante Santa Maria: prima è stato il turno della colonna rimossa dai Giardini Pubblici, gemella di un’altra, rimasta là, sola soletta, e che originariamente si trovavano nell’albergo che ospitò Wagner.

Quasi contemporaneamente giunse, sempre nello spiazzo che introduce nella parte finale di via Biassa, la vasca in marmo che si trovava nel vecchio Comune della città, sito in p.zza Beverini, conservata nel palazzo dell’ex Pubblica Assistenza di via del Prione e riesumata per renderla una specie di cassonetto pubblico: nel frattempo s’è costruita in fretta e furia una fontana, addossando a quel manufatto un muro da cui usciva una cannella dell’acqua, il tutto poi fatto sparire in un giorno e una notte, quando s’è visto il risultato, eccessivo persino per chi ha dato ampia prova di non conoscere non dico il buon gusto, ma neppure il senso del disgusto.

Poi sono arrivate le macine ciclopiche, da cartiera, che stavano presso il palco della musica ed ora stanno a sfondare il pavimento di lastre in pietra lavorata a macchina, orribile. Quindi la scelta del furore accumulatorio, retaggio del passato barricadero delle attuali dirigenze, ha dato forma al penultimo insulto al decoro, focalizzandosi su un pezzo di calcestruzzo del vecchio Palazzo Cenere (il palazzo del Comune, così chiamato perché già all’epoca eravamo diffidenti verso l’edilizia d’impasto a paragone con quella in pietra) che per decenni è stato lasciato a corrodersi nella passeggiata Morin, al salmastro e alle intemperie, ed ora è stato riportato laddove non era e non è mai stato: semmai avrebbero dovuto, per identità storica, metterlo nel parcheggio antistante la chiesa, ma sarebbe stata cosa sensata e, soprattutto, in quel luogo il Comune ci guadagna dei soldi, facendo l’unica cosa che sa fare, cioè ricavare un reddito affittando il nulla. Adesso, invece, quel bel pezzo di cemento lesionato, che potrebbe aprirsi in due mentre passa qualcuno, col rischio di far anche del male, si trova a occupare posto e a fare da “bisognera” ai cani del quartiere.

Nella foga del contribuire, qualche zelante un po’ troppo prodigo, forse, ha di recente dato il proprio contributo con un bel tavolino di arte moderna, sistemato tra la colonna e l’ultima acquisizione, il cemento dalla passeggiata Morin, come a voler dare il buon esempio per qualche altro atto emulativo di accumulazione. La mia domanda è: Lei (sì, dico Lei) dispone per caso di qualche carena di motorino incendiata, una latta o due di olio esausto, qualche bidone di scorie o altre cosette simili, da aggiungere al già di per sé tremendo spettacolo, tanto per dimostrare, con un nostro eventuale contributo, la nostra coscienza di buoni cittadini che sanno captare le intenzioni delle iniziative della pubblica amministrazione per assecondarle?

In attesa di cortese riscontro, giungano i miei Saluti e a presto

Getulio Calvino

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