Peppino Impastato, 35 anni fa l’omicidio

Era il 9 maggio del 1978 e l’Italia intera rimase scioccata dalla morte di Aldo Moro, politico democristiano, trovato morto dopo quasi due mesi di prigionia (era stato rapito il 16 marzo). Ma a Cinisi, in provincia di Palermo, si piangeva (e si gioiva, anche) per la morte di Peppino Impastato. Peppino, appena trentenne, era figlio di un mafioso, ma lui a Cosa Nostra aveva detto no. Invece di chinare la testa a Don Tano (Gaetano Badalamenti) lui i mafiosi li sbeffeggiava pubblicamente, in piazza e attraverso le trasmissioni di Radio Aut.

Era un poeta, un militante politico, un ragazzo con molti sogni e il desiderio di una Sicilia migliore. Peppino ha avuto il coraggio di ribellarsi alla sua famiglia e allo strapotere mafioso. Ma Cosa Nostra non poteva far finta di nulla, di fronte alle denunce e agli sberleffi di Impastato, “Tano Seduto”non poteva accettare. Quindi Peppino, nella notte tra l’8 e il 9 maggio di 35 anni fa venne ucciso: dopo essere stato colpito con pietre, i suoi assassini posero del tritolo sotto il suo corpo adagiato sulla ferrovia, inscenando un “attentato terroristico“. Non riuscirono, però, a infangarne la memoria, perché gli amici e la famiglia (la madre Felicia e il fratello minore Giovanni) lottarono affinché decadessero sia la pista del terrorismo che quella del suicidio (battuta a causa di una lettera ritrovata in casa di Peppino).

Nel 2001 Vito Palazzolo è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio e l’anno dopo Badalamenti (il mandante)  venne condannato all’ergastolo. Don Tano morirà in carcere nel 2004. Nello stesso anno muore anche Felicia Bortolotto, la madre di Peppino, che è almeno riuscita a vedere puniti gli assassini di suo figlio. Nel maggio del 2011 il Comune della Spezia ha dedicato a Peppino Impastato una via e a Felicia una casa di ricovero per anziani. In quell’occasione il Procuratore Caselli ha ricordato di aver incontrato Badalementi, nel corso delle sue indagini. Don Tano era un uomo freddo e imperturbabile, che fremeva di rabbia solo al ricordo del soprannome “Tano seduto”.

Peppino Impastato è, ancora oggi, un esempio per i giovani: le sue idee, il suo coraggio e il suo esempio sono, dopo 35 anni, più vivi che mai.

Come già riportato tempo fa da questo sito (articolo), il casolare dove Peppino fu ucciso è in degrado ed esiste una petizione che chiede al Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta di consegnarlo alla comunità: potete ancora firmare.

Come ogni anno, Cinisi lo ricorda: queste le iniziative.

I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.
Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell’abisso.

(Peppino Impastato 1948-1978)

 

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