Il biscotto, di Oronzo Canà

In gergo, noi che di calcio ne sappiamo, quando sentiamo profumo di biscotto non pensiamo ai dolcetti nel forno. No, il biscotto pallonaro si fa nel rettangolo verde,spernacchiando il pubblico pagante.
Sia chiaro, la mia Longobarda non ha mai fatto biscotti.
Ma ora vi spiego meglio: se a pochi minuti dalla fine con le squadre sullo 0 a 0 Aristoteles sbaglia un gol a porta vuota….forse le due squadre si erano accordate per il pareggio. Ricordiamo il caso del giocatore del Venezia che anni fa fu schiaffeggiato dai compagni per non aver rispettato un accordo, come si chiamava…..ah Moacir Bastos, detto Tuta (forse perché per tutto l’anno aveva vestito la tuta ed era stato in sempre in panca…), era il 1999…ma adesso le cose sono cambiate… (il caso Tuta).
O le valigette piene di spiccioli che giravano a Genova…che anno era? Il 2005 mi pare.
Ma in Italia i biscotti hanno tradizioni antiche , non per niente abbiamo i savoiardi (piccola digressione culinaria..), nel 1980 el 1986 poi piu’ recentemente. Ma erano biscotti avvelenati, c’entravano le scommesse!! Tanto che il presidente della Lazio, Lotito, ha più volte sollevato dubbi e alimentato sospetti, e ha dichiarato di voler creare una task force privata per vigilare sulla regolarità del campionato, monitorando il giro delle scommesse…
I biscotti veri, dolci e romantici, fanno parte del calcio. E’ un po’con un fidanzamento tra due squadre… dura 90 minuti più recupero e tutti ne traggono vantaggio…almeno quelli sul campo, a meno che su un altro campo una squadra non ribalti il risultato in 3 minuti e renda il biscotto acido.
Ci sarebbe da dire: e vissero felici e contenti in serie B, con tanta Virtu s precata .. e invece si deve aspettare ancora…
Ogni riferimento a fatti e cose accadute all’Alberto Picco sabato scorso è puramente casuale.

Parola di Oronzo.

 

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