Inaugurazione della mostra sui rifugi antiaerei

Erano da poco passate le 18 quando, come settant’anni fa, la sirena dell’allarme antiaereo ha suonato dopo sette decenni di silenzio. Fortunatamente questa volta la città non stava subendo un attacco devastante, come i molti che durante la Seconda Guerra Mondiale hanno distrutto gran parte della Spezia facendone una delle città tra le più bombardate nel corso di quei tragici anni. Il segnale, così come ha voluto ricordare il sindaco spezzino Massimo Federici, era un annuncio di pace, un messaggio per ricordare ed onorare chi in quei giorni visse la tragedia immane di una guerra combattuta dentro le città, tra le case, nei luoghi di lavoro e per le strade.
Si è aperta così la mostra, realizzata dall’Associazione “Dalla Parte dei Forti”, con il Comune della Spezia, la Marina Militare, l’Archivio di Stato e con il sostegno di Carispezia, all’interno del rifugio antiaereo della Galleria Quintino Sella.
Fuori dal vecchio rifugio circa duemila persone che hanno atteso il taglio del nastro da parte del primo cittadino accompagnato dal prefetto Giuseppe Forlani e dall’ammiraglio Andrea Toscano, per poi entrare per vivere l’emozione di un salto nel tempo.

Il territorio della nostra città nasconde luoghi dimenticati, come i vecchi rifugi antiaerei scavanti negli anni del secondo conflitto mondiale, ma quanti ne conoscono l’ubicazione e persino l’esistenza? Eppure si tratta di enormi gallerie dove trovavano ricovero centinaia e centinaia di persone.
Il progetto, realizzato dai membri dell’associazione storico/culturale “Dalla Parte dei Forti”, è finalizzato a riportare in vita, onorando un momento triste della nostra storia, quel luogo cercando di ricostruire non solo l’aspetto, ma anche le sensazioni che gli spezzini hanno vissuto in quei giorni.
Da qui il luogo intervento di recupero della galleria rifugio Quintino Sella.
In occasione del 70° anniversario dei terribili bombardamenti che nella Seconda Guerra Mondiale sconvolsero la città della Spezia, l’Associazione “Dalla Parte dei Forti”, ha così allestito uno spazio espositivo nella grande galleria rifugio Quintino Sella, che ha il suo ingresso lungo via prione (sotto la scalinata Quintino Sella). I volontari dell’Associazione hanno lavorando per settimane per allestire un’esposizione storica che possa raccontare quei giorni difficili e dolorosi,il tutto aprendo un luogo dimenticato e mostrando una finestra sul passato attraverso oggetti, documenti e testimonianze dell’epoca. Ma il grande lavoro degli esperti dell’Associazione è mirato a dare modo ai tanti che fortunatamente non hanno vissuto quei terribili giorni, di comprendere cos’era la vita dentro un rifugio antiaereo. Il recupero della grande galleria, a molti sconosciuta, garantisce di poter fare un reale viaggio nel tempo verso uno spazio emozionale, più che in un semplice luogo, in cui molti spezzini trovarono una seconda casa mentre in città piovevano le bombe.

La mostra sarà aperta sino al 29 maggio, il pomeriggio dalle 16,30 alle 19,30 e vi saranno possibilità di fare visite guidate per le scuole.

All’interno della galleria sono esposte immagini, documenti ed un filmato con le testimonianze farà rivivere le storie di molti protagonisti. L’idea resta quella di far rivivere delle sensazioni, per questo sono stati esposti oggetti, anche grandi come il cannone che apre la mostra all’esterno del rifugio, dell’epoca, vi sono armi del sistema di difesa aerea, vi sono elmetti, maschere antigas, ma vi è anche un tavolo con materiale di uso comune, dai vestiti a dei semplici bicchieri ritrovato in alcuni rifugi della zona spezzina. In quel rifugio si cantava, per far passare il tempo, si faceva musica, ed allora sono stati messi in mostra degli spartiti e libri di musica di quegli anni, venduti dalla casa musicale spezzina De Bernardi, una vecchia chitarra ed un tavolino da musica, tutto dell’epoca. Ma la mostra non si chiude certamente qui, vi sono i cimeli dell’Arsenale Militare, i documenti dell’Archivio di Stato, i cannoni dell’Oto Melara, gli abiti del settore moda dell’Istituto Einaudi/Chiodo e tanto materiale di collezioni private, oltre ad un filmato emozionante.

Curiosità:
Tra il materiale e le suppellettili originali ritrovato in alcuni rifugi del golfo spezzino ci sono delle stoviglie delle Regia Marina con impresso il fascio littorio, degli attrezzi da operaio, una lampada a carburo, un diffusore per insetticida e un trittico votivo donato nel 1940 a dei chierici dal vescovo spezzino e trasportato nei rifugi avvolto in un panno verde per proteggerlo dalla bombe.
Come supporto è stata utilizzata una porta di magazzino che, durante i bombardamenti, veniva tolta dal proprio alloggiamento per essere utilizzata come tavola dentro un rifugio. Ma dai materiali raccolti emerge anche qualcos’altro. Infatti durante le lunghe attese all’interno dei rifugi c’era chi cercava di far passare il tempo in un modo meno pesante, spesso attraverso la musica. Molte testimonianze raccontano di “improvvisati menestrelli” che intrattenevano i bambini e li aiutavano a vincere la paura. Esposti, altre ad alcuni libri dell’epoca in uso nelle scuole e nelle biblioteche, vi sono degli spartiti e dei testi musicali, originali degli anni ’40 venduti dalla casa musicale De Bernardi che aveva sede a pochi metri da questo rifugio.

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