“Addio a Berlino” di Christopher Isherwood

Ristampato da Adelphi in questi giorni Addio a Berlino è il romanzo da cui Bob Fosse nel 1972 ricaverà la trama del film Cabaret con Liza Minnelli. Pubblicato originariamente nel 1939 è uno spaccato della Berlino del 1930-1933, anni in cui il protagonista arriva a vivere il clima brulicante di arte e vitalità della Repubblica di Weimar. Da un’affittacamere il protagonista Chris conosce la sensuale Sally Bowles, aspirante attrice svampita, seducente frequentatrice di cabaret e caffè (quelli immortalati da Otto Dix) e insieme incontrano personaggi emblematici di un’epoca: Natalia, rampolla di una colta famiglia ebrea dell’alta società,Fritz, ricco faccendiere tedesco, Paul Rakowsky, truffatore polacco…

Per chi vuole conoscere il clima in cui Brecht inizia a scrivere le sue opere drammaturgiche,  quello del teatro di massa proletario di Platon Kerzhenev e il teatro dell’agit prop non può ignorare questo testo. Lo zoo sociale de L’opera da tre soldi rappresentato per la prima volta il 31 agosto del 1928, l’apice più grandioso del suo “teatro antigastronomico” che sancisce anche la relazione tra Brecht e il musicista Kurt Weill, si ispira direttamente a questa atmosfera. E se nel contenuto dell’opera brechtiana si sancisce l’assunto fondamentale che i metodi della malavita non sono poi così diversi dalla borghesia (Dice il capo dei banditi Macheath “Perché le leggi i prendono di mira? Siamo forse più disonesti degli altri?”), nella forma sono presenti le famose song che rimandano proprio al cabaret, alle sue ballate brillanti, esplicite e i suoi mascheramenti, quel cabaret imperante nella Berlino degli anni Venti e primi anni Trenta così ben raffigurata da Isherwood.

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