Frane, allarme rosso: parla il Sindaco di Lavagna

Come un anziano che, stanco, scivola da una collina: lentamente, ma ineludibilmente. Così è la situazione del territorio di buona parte dell’entroterra ligure. Non fa eccezione il comune di Lavagna, nel Levante genovese. Strade che cedono, muri di contenimento che si gonfiano, terreni che si fessurano. Infine, ultimo atto, frane e smottamenti.
“La roccia sta invecchiando, questo è il problema – spiega il sindaco lavagnese Giuliano Vaccarezza –. Sin dalle prime avvisaglie di questi movimenti del terreno ci siamo attivati, attingendo anche dai consigli di esperti di geologia. Quello che sta accadendo in questi mesi è purtroppo un fatto fisiologico. Ma non per questo stiamo sottovalutando il problema, anzi. Cerchiamo di investire parte delle nostre risorse per opere di prevenzione. Quando ci sono emergenze ci attiviamo immediatamente, tanto che abbiamo istituito all’interno degli uffici comunali un servizio di reperibilità attivo 24 ore su 24 formato da tecnici e polizia municipale. La paura che abbiamo avuto quella mattina non ce la scorderemo molto facilmente…”.
15 febbraio, ore 7: sotto il fango, la paura – Quella mattina è datata 15 febbraio 2013. Una fetta di terreno antistante la stazione ferroviaria delle frazione di Cavi si stacca dalla costa e invade le sede stradale della via Aurelia. Sotto il fango sono seppellite due macchine. L’orologio segna le 7 di mattina. “Per più di un’ora non sapevamo se sotto la frana ci fossero o meno anche delle persone. Ricordo ancora la tensione dipinta sui volti dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine – ricorda Vaccarezza -. Poi quando l’allarme è rientrato abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo. I danni provocati dalla frana sono passati in secondo piano. Per un amministratore prima di tutto c’è la sicurezza della popolazione. Certo che poteva andare molto peggio: dalle otto in poi il traffico sulla via Aurelia è intenso e costante. Circolano autobus, pulmini con gli scolari, autovetture, camion, gente a piedi. Qualcuno senz’altro ci ha dato una mano…”
Chi?
“Poco distante c’è una chiesa – sorride –. Il giorno dopo ho chiesto al parroco di ringraziare il Signore anche da parte mia. Se non è stato un miracolo, poco c’è mancato…”
“Gli aiuti statali? Priorità agli spezzini…” – Ora il problema è quello della messa in sicurezza del territorio: la frazione di Cavi in primis, ma anche altre zone a rischio. E il tormentone si ripete: mancano i fondi.
“Certo, è sempre la solita storia. Andremo a reperire fondi da altri comparti. I fondi statali sono stati drasticamente tagliati e non arrivano subito. Qui la situazione è preoccupante – continua – Abbiamo avviato anche le pratiche per la richiesta dello stato di calamità. Anche se mi rendo conto che ci sono altre zone, anche a pochi chilometri da Lavagna, che sono state toccate più duramente e necessitano più di noi di aiuti concreti”.
Per esempio?
“Penso allo spezzino, a quella zona che ha pagato anche con vite umane il dissesto geologico. A loro va tutta la mia solidarietà e un doveroso passo indietro nella scala delle priorità per gli aiuti”.
Poi il discorso passa alla difficoltà degli enti locali, ai problemi legati alla situazione politica, allo stallo governativo.
Ma questa è un’altra storia…

 

Aldo Boraschi

(http://ilbelpaese-albo.blogspot.it/)

 

 

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