Il fiuto per stanare i tumori

L’ultima “scoperta” del mondo scientifico ha dell’incredibile: il fiuto del cane può segnalare i tumori in tempo per intervenire e salvarci, aiutando così la prevenzione e la diagnosi dei più insidiosi nemici della nostra salute.

Il fiuto del cane lo utilizziamo già per scovare esplosivi, droga, persone scomparse, ricercati.

Negli ultimi anni però si è fatta strada la consapevolezza che il suo formidabile olfatto possa essere di valore inestimabile anche per la nostra salute.

L’ultimo caso che ha fatto scalpore è quello del segugio Marine, una Labrador femmina di nove anni che vive in Giappone. Lo scorso agosto se ne è parlato perché è stata protagonista di una ricerca condotta da un team di scienziati giapponesi guidati dal dottor Hideto Sonoda, della Kyushu University di Fukuoka. Marine ha “annusato” il respiro e i campioni di feci di trecento persone (malati di cancro, persone sane e pazienti con patologie che potevano portare alle neoplasie) e ha individuato i reperti cancerosi con una precisione del 95 per cento nei campioni espirati e del 98 per cento in quelli di feci. Nei casi in cui la malattia era precoce, l’accuratezza della sua rilevazione è stata ancora maggiore. I risultati sono paragonabili a quelli della colonscopia e più efficaci rispetto a quelli del test per la ricerca di sangue occulto nelle feci. Il cane è stato in grado perfino di distinguere fra tumori e polipi benigni. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale di gastroenterologia ed epatologia Gut.

Quello di Marine è solo il caso più eclatante, ma gli esempi di cani che fiutano i tumori si stanno moltiplicando ovunque. Le ricerche ormai sono portate avanti in tutto il mondo, dagli Usa alla Polonia, dove l’accademia delle Scienze, nel 2008, ha verificato la capacità dei cani nel percepire le sostanze chimiche che si formano nei processi distruttivi delle cellule, anche se presenti nell’aria in quantità infinitesimali. In Germania, uno studio pubblicato sull’European Respiratory Journal, condotto da ricercatori della clinica Schillerhoehe di Gerlingen ha riferito di cani addestrati che in 71 casi su 100 sono stati in grado di riconoscere la presenza di tumori ai polmoni.

 

Come è possibile?


Il tumore ha una “firma chimica” letta con precisione dal cane, che la può captare anche in una fase molto precoce. Questi “biomarker” non sfuggono al fiuto canino. Il particolare metabolismo dei tessuti cancerosi produce idrocarburi ed elevate concentrazioni di composti azotati, che hanno un odore particolare che si manifesta, fra l’altro, nel fiato e nelle urine dei pazienti. Noi umani non siamo in grado di percepirli, il cane invece sì. Se si
riuscisse a identificare con precisione questi marcatori chimici, grazie al cane, si potrebbero predisporre dei sensori e creare un vero e proprio “naso elettronico” da affiancare alle altre forme di esami diagnostici.

 

Fonte: Argo (marzo 2012), www.myurbanpet.it (aprile 2013)

 

 

 

 

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