Buren come Michelangelo?

Sisto IV sta a Michelangelo come Federici sta a Buren; Cosimo de’ Medici a Ruggia come il popolo fiorentino agli spezzini del XXI secolo. Questo uno dei cardini argomentativi adottati da Maurizio Maggiani sul Secolo di domenica per spezzare una lancia in favore del progetto della nuova piazza Verdi. I romani non avrebbero mai accettato la rivoluzionaria opera michelangiolesca se Sisto non l’avesse imposta. Fu necessario il dispotismo assoluto di Cosimo per realizzare la nuova urbanistica fiorentina. Analogamente molti spezzini si oppongono al progetto perché non sono in grado di coglierne la genialità artistica. La bellezza non è democratica, afferma Maggiani, ci vuole un principe che la imponga.

Si possono paragonare Sisto IV e Cosimo de Medici al nostro sindaco Federici e al suo vice Ruggia ? Da un lato due mecenati rinascimentali esponenti di quella altissima cultura  che aveva nell’Italia il suo centro propulsore; dall’altro un sindaco di centro sinistra ed il suo vice architetto.

Ad amministratori democraticamente eletti non si richiedono quelle competenze e quei raffinati gusti propri di quella classe aristocratica che guidò l’Europa, imponendo i propri canoni estetici ed etici almeno fino alla rivoluzione francese.Sono uomini del popolo, non appartenenti ad una schiatta aristocratica :.    da loro, perciò,   non ci si aspetta  che si comportino come autocrati rinascimentali , i quali peraltro sceglievano come collaboratori i massimi intellettuali ed artisti dell’epoca. Sisto IV si avvalse del grande filosofo Nicola da Cusa, che nominò cardinale. La commissione che giudicò il progetto di piazza Verdi aveva tra i componenti intellettuali di cotanta fama? Reincarnazioni del Vasari e di Benvenuto Cellini?

Il genio, prosegue nella sua argomentazione Maggiani, è inattuale in quanto precorrerebbe i tempi , dunque il più delle volte risulta incompreso:   aspettiamo qualche anno e la piazza piacerà. Vi sarà un’evoluzione nel gusto di quei bestioni vichiani che abitano il Golfo dei Poeti .

E’ trascorsa ormai una decina d’anni da quando le marmoree vele vennero collocate in piazza Garibaldi. Risulta che il Moma di New York abbia avanzato cospicua offerta al comune per acquisire quella fontana? O che centinaia di turisti fremano per poterla ammirare assieme alla futuristica copertura di piazza del mercato, anteponendo queste meraviglie alla ormai banale piazza de’ Miracoli a Pisa?

Per ora l’unico effetto è un cambiamento nel gergo toponomastico: da “ciasa” Garibaldi a “ciasa” de la Sosena.

Non so se i posteri vedranno il nuovo Rinascimento spezzino tra zampilli ed archetti bureniani , oppure se, tra qualche anno, quelle installazioni tricolori, rapidamente preda di obsolescenza tanto strutturale quanto estetica, languiranno come antiche rovine romane, senza peraltro possedere quel fascino attrattivo che richiamò in Italia Goethe . E’ una scommessa il cui costo oggi questo volgo indolente forse non vuole fare. Probabilmente sarà l’effetto di quegli psicofarmaci così diffusi tra gli spezzini , come sostiene Maggiani in apertura del suo articolo che, alterando il principio di realtà, induce molti a scambiare l’arte bureniana per un bidone pret a porter.

Grazie per la cortese attenzione,

Giorgio Di Sacco Rolla.

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