La storia di Vega “Ivana” Gori in un libro

Riceviamo e pubblichiamo una breve nota relativa alla presentazione del libro “Ivana” racconta la sua Resistenza, di cui abbiamo dato notizia ieri (qui).

«“Ivana” racconta la sua Resistenza – una ragazza nel cuore della rete clandestina» è la storia di Vega “Ivana” Gori e della sua esperienza nella lotta di Liberazione.

Il libro, un agile diario, scritto a quattro mani con la figlia Maria Cristina Mirabello e pubblicato dalle Edizioni Giacché, ci descrive non solo le azioni ma anche gli stati d’animo dell’epoca, in un crescendo che si fa via via sempre più coinvolgente, man mano che il racconto procede.

“Ivana” è la giovane dattilografa che batte a macchina i documenti clandestini, nascosta in un casolare isolato vicino a Vezzano, ma è anche la staffetta che consegna i dispacci: «Prima della guerra – racconta – avevo sognato tanto una bici che mi avrebbe consentito di scorrazzare qua e là, ora la possedevo. Me la fece avere il Partito Comunista: era una bicicletta nera da uomo, un po’ scomoda, quindi; ad essa agganciavo le sporte che si usavano all’epoca e che, a differenza di quello che potevano pensare gli osservatori esterni, erano ben poco innocenti…» Dei suoi viaggi in bicicletta “Ivana” ha tanti ricordi, come quello del 1944, quando scampò al terribile rastrellamento di Migliarina: «Ero alla Pieve con la mia bicicletta carica di stampa clandestina e alcuni passanti mi avvisarono che c’era molto movimento più avanti. Un sesto senso mi disse di non rischiare. Me ne tornai indietro di colpo: e fu la salvezza.»

In bicicletta “Ivana” passa quasi ogni giorno davanti al presidio fascista della Prefettura, con i documenti nascosti addosso. All’inizio ha paura, poi a poco a poco acquista tranquillità, capisce che è importante “far finta di niente” e, alla fine – un po’ per incoscienza, un po’ per gioventù – decide persino di tingersi la camicetta di rosso in segno di sfida.

“Ivana” descrive il clima dell’epoca con la paura dei bombardamenti, o le difficoltà dei collegamenti ma anche le intimidazioni e i gesti di ribellione; di alcuni momenti storici particolari, come l’otto settembre ’43, ha ancora impresse nella mente le espressioni dei passanti incrociati per strada, cariche d’ansia.

E poi finalmente la Liberazione: quando «negli ultimi giorni trepidavamo, sapevamo, speravamo e si attendeva, da un momento all’altro… Vidi la sfilata dei partigiani, che erano scesi dai monti combattendo l’ultima sanguinosa battaglia a S. Benedetto e quelli che sapevano, in genere i compagni più anziani, mi indicarono i comandanti partigiani più noti.

Ci sembrò all’inizio impossibile riconquistare le vie, le piazze e le strade ad una vita normale, ed ancora più strano poter fare alla luce del giorno ciò che era stato rigorosamente clandestino… »

Così “Ivana” ricorda quel giorno, e quegli uomini, i partigiani – uno dei quali, Giuseppe Mirabello “Apollo”, diverrà poi suo marito – come «un movimento fatto soprattutto di giovani, non solo di età ma di cuore: avevamo vent’anni!».

Per citare la celebre ballata di Calvino: «Vedevamo a portata di mano, / dietro il tronco, il cespuglio, il canneto, / l’avvenire d’un mondo più umano / e più giusto, più libero e lieto. // Avevamo vent’anni…»

La presentazione sarà a cura della  scrittrice Annalisa Coviello, introdotta da Patrizia Gallotti, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza, che patrocina la pubblicazione. Modera l’editore, Irene Giacché.

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