Conzi puntualizza alle organizzazioni sindacali. Ma sul realizzazione del Felettino continua ad usare un preoccupante condizionale.

“In merito al nuovo Ospedale del Felettino, con rammarico devo constatare che le affermazioni fatte da CGIL e CISL, oltre a non essere veritiere, sono le stesse che fanno o gli scettici di professione, o coloro che hanno sempre remato contro”. Questa la sintesi delle dichiarazioni del Direttore Generale Gianfranco Conzi, durante la conferenza stampa di questa mattina. ” Il Felettino si farà, è necessario un DEA di secondo livello nel levante ligure, ma bisogna fare accorpamenti delle Asl liguri, oppure un Dea integrato tra noi e Massa, per arrivare a un bacino di 450 mila persone”.

Succo del discorso questo, tutti d’accordo i vertici dell’ASL presenti in conferenza stampa: Renata Canini (direttore amministrativo), Andrea Conti (direttore sanitario), Decia Carlucci (direttore medico presidio ospedaliero levante ligure).

Vorrei chiarire intanto cos’è un DEA: Dipartimento d’Emergenza e Accettazione. Recita wikipedia: ” Oltre alle prestazioni fomite dal DEA I livello, il DEA II livello assicura funzioni di più alta qualificazione legate all’emergenza, tra cui la neurochirurgia, la cardiochirurgia, la terapia intensiva neonatale, la chirurgia toracica e la chirurgia vascolare, secondo indicazioni stabilite dalla programmazione regionale. Altre componenti di particolare qualificazione, quali le unità per grandi ustionati o le unità spinali ove rientranti nella programmazione regionale, sono collocati nei DEA di II livello”.

I signori dirigenti dell’ASL forniscono i dati sui percorsi nascita degli anni 2011/2012, sulle prestazioni recuperate rispetto agli altri anni, parlano delle eccellenze che vantiamo in ambito sanitario i cui due terzi sono in area ottimale, possiamo anche vantarci di non aver mai avuto il pronto soccorso intasato dalle barelle come purtroppo succede in altre città,

E poi via, non dimentichiamoci dei tagli. I “tagli” sono il capro espiatorio per tutti, in tutti i settori, sempre colpa dei tagli.

Mai colpa delle risorse malgestite, delle emorragie e della sparizione di denaro pubblico negli ultimi decenni.

Alle 3 domande fatidiche comunque si risponde sempre con dei “forse”, “se tutto andrà bene”…

Quando sarà pronto l’ospedale?

“Se tutto andrà bene e se non ci saranno intoppi burocratici potrebbe essere abbattuto nel 2015 e tra il 2018 e il 2019 potrebbe essere pronto”. Il condizionale è d’obbligo, ovviamente non contando il tempo che ci vorrà per allestire e trasferire i reparti.

Ma in una struttura del genere ci vorrà del personale, si dovrà assumere personale, assumerete del personale? (sembro Forrest Gump, chiedo più volte, faccio in modo che sia leggibile anche il labiale…)

Risposta precisa non pervenuta.

Intanto continuano a spostare tutto, i reparti un pò di qua e un pò di la, poi tutti di qua, poi tutti di la, sembra di giocare con i famosi mattoncini Lego, facciamo e sfacciamo, costruiamo e abbattiamo, tanto spende qualcun’altro, cioè noi.

Stanno spendendo soldi pubblici per ristrutturare il Sant’Andrea e poi lo abbatteranno per far posto a dell’edilizia residenziale.

L’ospedale San Bartolomeo di Sarzana non è mai stato utilizzato adeguatamente perchè ovviamente non c’è stata la volontà politica di farlo. A breve il Don Gnocchi si trasferirà nella nuova struttura di Via Fontevivo e  Sarzana ospiterà 23 posti letto per cure intermedie, 20 a bassa intensità di cure, 20 ad alta intensità di cure, 7 d.h. ad uso delle varie unità operative, pneumologia, medicina, cardiologia, cardiologia riabilitativa, geriatria, una sezione della medicina della degenza oncoematologica, ortopedia, urologia.

Quindi il posto c’è. Il Sant’Andrea, nel frattempo sarà completamente ristrutturato e ci sarà altro posto. La provincia vanta 200.000 abitanti. Io resto dell’idea che sia possibile mantenere entrambi gli ospedali dividendo i reparti con un pò di buon senso.

 

 

 

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