Piazza Verdi, dov’eravamo rimasti?

L’altro giorno sul Secolo XIX è comparso un articolo in cui si lasciava sperare un cambiamento di rotta dell’Amministrazione su Piazza Verdi, un ripensamento. Ma era, a quanto pare, o la provocazione di un giovane PD che però nega e che ai nostri microfoni (o meglio, alla nostra videocamera) dichiarò che tutti erano d’accordo sul progetto per la nuova piazza ( articolo) o il totale fraintendimento da parte del giornalista, o ancora, un novello “Pino Silvestre” (pesce d’aprile).

Nessun cambio di rotta, insomma: a confermarlo è l’Amministrazione e, nella fattispecie, l’assessore Mori, da cui provengono lodi per il progetto e soprattutto per le installazioni artistiche di Buren che, dice, sono presenti in ben poche piazze europee e che, quindi, daranno lustro alla città.

Certo, è arte contemporanea, che ha il limite di non essere del tutto compresa dai contemporanei: i figli dei figli dei nostri figli probabilmente la apprezzeranno, ma così è (se vi pare, ma anche se non vi pare) e non se ne discute. Un nsotro lettore, Roberto Traverso, ha recuperato una lettera che qualche mese fa mandò ai giornali e ce l’ha riproposta. La lettera risale al post-incontro cittadini/Ruggia  (vedere qui).

Roberto mette in luce l’incolmabile distanza tra il linguaggio della ragione e della cultura e quello della politica istituzionale.

Dice: Alle obiezioni che venivano poste circa la effettiva necessità di un’opera di notevole impatto economico che andrà a stravolgere l’aspetto di una piazza bellissima, inserita ormai radicalmente nella vita della città, sede di edifici portati ad esempio come simboli di alta architettura, si rispondeva soltanto con una parola: “riqualificazione”. Nessuna giustificazione articolata, nessun giudizio estetico, nessun minimo spunto per un accenno di dibattito culturale: soltanto un ossessivo riferimento ad una “riqualifica” che da un po’ di tempo ci sentiamo ripetere a giustificazione di continui “grandi lavori” che cambiano la città. Il fatto che cambiare sia sinonimo di migliorare pare sia diventato un dogma ritenuto impermeabile a qualunque discussione e confronto.

Riqualificare è il termine più ricorrente, quando si parla di lavori che andranno a stravolgere zone della città particolarmente care ai cittadini (un altro esempio, la scalinata Cernaia).

Ma la riqualifica di Piazza Verdi è necessaria? Chi l’ha chiesta? Piazza Verdi da riqualificare? Non ce ne è stata spiegata la ragione, e questo a prescindere poi dalla natura stessa del rifacimento, che, comunque, altererà l’armonia di quel luogo, ormai consolidata. Piazza Verdi è già qualificata da edifici di una purezza di linee meravigliosa, simbolo di un momento storico culturale che fa ormai parte del patrimonio della città. La piazza non sarà qualificata, sarà inquinata da un intervento invasivo apportatore di una modernità mutuata dallo stile dei centri commerciali.
Non possiamo che considerare un lapsus infelice il riferimento alla necessità di creare una ulteriore zona verde e pedonale: ci dimentichiamo che a due passi dalla piazza ci sono dei giardini tra i più estesi in Italia, quelli sì, bisognosi di cura, manutenzione, di riqualificazione. Ci si dice che tutto questo è in nome dell’immagine della città: sì, l’immagine di una città che scoperchia, ricopre, inaugura, riscoperchia, copre di nuovo, inaugura, inaugura, spende alla faccia della crisi, contrabbandando come crescita culturale la politica dei grandi lavori tanto vituperata, a parole, quando ci è proposta dagli avversari politici.

Giusto, i Giardini Pubblici, che dovrebbero essere il vanto della nostra città e che sono lasciati al degrado (lo stato dei Giardini).

Non c’è dialogo, tra Amministrazione e cittadinanza: Roberto prosegue dicendo che “L’unico concetto chiaro che ci è stato trasmesso, con malcelata arroganza,  è questo:   il lavoro si farà. Si deve fare, le ruspe scaldano i motori, si sta scegliendo la prima pietra, il cemento è pronto  per essere colato. Grazie, ci state dando una città miraCOLATA!”

A proposito di pietre, sempre l’amico Roberto dà un interessante consiglio: Cerchiamo di risparmiare almeno la spesa della prima pietra: ne abbiamo tante, meravigliose, tolte dalla vecchia pavimentazione di via del Prione, e sostituite da orribili surrogati fatti in serie, che hanno cominciato a rompersi subito dopo l’installazione. Un ennesimo esempio di riqualifica!

 

 

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