Fiore (PD): “Basta inseguire il centro moderato”

IL PD e il Centrosinistra hanno perso le ultime elezioni politiche.
Abbiamo perso perché non abbiamo compreso che oggi è impossibile pensare alla società (liquida, come direbbe Zygmunt Baumann) secondo le categorie tradizionali.
Abbiamo perso perché abbiamo inseguito per tutta la campagna elettorale il mito di un Centro, politico e sociale, che ha mostrato la propria inconsistenza, sancita dai dati di una crisi economica (- 25% di produzione e – 8% di PIL persi dal 2007 ad oggi, dati paragonabili solo alla seconda guerra mondiale) che ha acuito enormemente le disuguaglianze sociali (siamo un paese in cui il 10% dei cittadini possiede il 40% della ricchezza complessiva) e ha fatto scivolare il ceto medio sempre di più verso la poverta’.
Credo che se avessimo coniato prima lo slogan che rappresenta oggi la nostra proposta di Governo (“ responsabilità è cambiamento”) e avessimo da subito declinato gli 8 punti su cui, Napolitano permettendo, Bersani vorrebbe chiedere, con un atto di rara trasparenza agli occhi del paese, la fiducia del Parlamento, i risultati sarebbero potuti essere ben diversi.
Ma coi “se e ma” non si fa la politica così come non la si fa con i politologi e gli strateghi del giorno dopo: parlo di chi e’ passato, con sfacciata nonchalance, dall’essere “bersaniano di ferro” ( prima al Congresso, poi alle Primarie)  all’ individuare in Renzi la “ricetta salvifica”.
Come se la politica fosse un processo a freddo, una formula matematica, un qualcosa di asettico per cui categorie astratte, buone per tutte le stagioni, fossero in grado di rispecchiare fedelmente una realtà, politica e sociale, che mai come oggi è frammentata, in costante movimento (e divenire), difficile da studiare (figurarsi da “anticipare”): in una parola, “precaria” (esattamente come lo è il lavoro ed in genere la condizione umana).
C’è chi, addirittura, forse non pago dello schiaffo elettorale, si sente in dovere di rilanciare la necessità di “alleanze al centro”.
Nulla piu’ se non un altro modo di definire il  cosiddetto “modello Liguria” (quello con l’UDC a tutti i costi) oppure il “continuismo con l’agenda Monti” (quella stracciata dagli elettori).
Insomma la stessa roba, che cambia di nome ma non di sostanza.
Un’impostazione, quella del “corteggiamento” del Centro che ha contribuito in forma decisiva alla sconfitta del centrosinistra alle scorse elezioni politiche.
Il nostro principale difetto è stato, infatti, non saper cogliere appieno il bisogno di radicalità che si registra nella società e nell’opinione pubblica.
Nei fatti, abbiamo presentato un candidato alla Hollande ( una figura rassicurante: un “buon padre di famiglia”) senza una proposta politica radicale (patrimoniale, guerra alla finanza speculativa, giustizia sociale), come quella che ha consentito all’attuale Presidente francese di vincere.
Eppure i segnali sulla voglia di “radicalità & cambiamento” dei cittadini (soprattutto dei giovani, che infatti votano Grillo in massa) non erano mancati: dai Referendum del 2011, un’occasione persa, l’ennesima, per il PD, per “aprirci ad un mondo nuovo” che nasceva e sarebbe cresciuto accanto a noi, coagulandosi attorno alla difesa dei “beni comuni” e che, ancora una volta, abbiamo pensato bene di snobbare, fino alle elezioni amministrative della “Primavera arancione” dello stesso anno, che hanno incoronato Pisapia, De Magistris, Zedda, Doria e che hanno rappresentato un segnale inequivocabile perché parlavano, appunto, della necessità di rappresentare una progetto che avesse accenti quasi rivoluzionari sia nel metodo di governo della cosa pubblica che nei contenuti programmatici e della voglia di cambiamento anche ( e, forse, soprattutto) del nostro elettorato, che trovava talvolta la sua plastica rappresentazione nella richiesta di una discontinuità di governo anche rispetto a realtà che noi stessi, come centrosinistra, avevamo amministrato.
Non è sufficiente, infatti, autodefinirsi “bene comune” (come ha fatto la coalizione di centrosinistra, chiamandosi, appunto, “Italia Bene Comune”) ma occorre praticarlo il bene comune e praticarlo significa cambiare, alla radice, l’attuale modello di sviluppo: un modello che si fonda su una forma di capitalismo muscolare, i cui tratti distintivi, come disse Berlinguer nel ’77 nel suo “Discorso sull’Austerità” al teatro Eliseo di Roma, sono “lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione dei particolarismi e dell’individualismo più sfrenato, del consumismo più dissennato”.
A quel modello, difettoso di per sé, oggi vanno aggiunte le storture a cui ha condotto la finanziarizzazione dell’economia: oggi la finanza vale svariate volte il Pil mondiale (circa 14 secondo il ” Rapporto Diritti Globali 2011″ curato da Sergio Segio per CGIL, ARCI, Legambiente ed altre associazioni).
La finanza da strumento in funzione dell’economia è divenuto strumento di mera speculazione ed arricchimento di poche elites a discapito di molti: fino a qualche tempo fa il tempo medio di detenzione di un titolo era di 7 anni, ora è di pochi secondi: oggi non c’è più finanza, c’è solo speculazione.
Oggi è questo il punto dirimente per il PD e il centrosinistra: se incarnare una semplice proposta di “aggiustamento” del sistema dominante oppure provare a cambiarlo in radice.
Su questo, credo, dovrebbe vertere il dibattito, anche pubblico, all’interno del PD: non solo ed esclusivamente su questa o quella leadership. Perché non e’sostituendo Renzi a Bersani che risolveremo le grandi questioni che la modernità e la drammatica condizione sociale di milioni di persone ci impongono di affrontare.
Ma per compiere questa analisi ( e prospettare adeguate contromisure) occorre un partito ” pesante” ( e pensante): forte e organizzato.
Non un leggerissimo “comitato elettorale” al servizio del leader di turno.
Buono, forse, per vincere ma non in grado di Governare questa difficilissima ( e inedita) fase storica.
Michele Fiore Segretario PD San Terenzo e Capogruppo maggioranza Comune di Lerici
Membro direzione Provinciale PD La Spezia

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.