Vogliamo le navi da crociera? Chiudiamo la centrale o riduciamo il traffico mercantile.

Marco Rivieri, di Medici per l’Ambiente, ci ha inviato questa riflessione a proposito del nuovo terminal crocieristico al Molo Garibaldi. Le prime navi arriveranno questo fine settimana  e stazionaeranno in una zona della città già pesantemente inquinata.

Il transito e lo stazionamento delle navi da crociera al Molo Garibaldi è assolutamente insostenibile dal punto di vista ambientale. L’apertura del terminal croceristico impone una rivalutazione degli impatti ambientali del levante cittadino, già fortemente inquinato dalle ricadute della centrale E. Montale e da quelle navali e veicolari del porto mercantile.

L’A.P. ci comunica ben 64 scali previsti per quest’anno con stazionamento di alcune tra le più grandi navi da crociera esistenti che lasceranno, come fanno le portacontainer, i motori accesi permanentemente ( alla faccia dell’allacciamento elettrico, del “geen port” promesso dall’A.P. e di cui certo non si parla) . A parte l’inquinamento acustico, quello radar, a parte la dismissione di vernici e antivegetativi nelle acque, al rimescolamento dei fondali, queste navi emettono tonnellate annue di Ossidi di zolfo e azoto, tonnellate di particolato, metalli cancerogeni come arsenico, cadmio, cromo. A Venezia, negli ultimi 10 anni, le stime legate alla presenza nell’aria urbana di questi inquinanti hanno dimostrato ( con un traffico paragonabile a quello che ci viene prospettato ) aumenti del 20-30% rispetto ai valori precedenti, incompatibile anche nel nostro caso con il rispetto dei limiti di legge. Ciò ha portato a Novembre del 2012 ad una inchiesta della Procura. 
Ricordiamo che le grandi navi, a seconda dei filtri e dei carburanti utilizzati emettono da 100 a 2000 volte più inquinanti rispetto alle autovetture, in particolare per le concentrazioni di zolfo consentite nel diesel utilizzato. Lo stazionamento di una nave di questo tipo può essere equivalente alla presenza di 12000 autovetture ( se preferite 450 TIR) con il motore perennemente acceso. Considerando le ricadute delle polveri dell’Enel e di quanto emesso e sollevato dall’area portuale, ciò significa che in certe giornate, soprattutto con alta pressione atmosferica, per gli oltre 7000 abitanti di Canaletto e Fossamastra sarà come essere attaccati al tubo di scappamento della propria autovettura. Ben sperando che le rilevazioni dell’Arpal documenteranno gli inevitabili sforamenti e che i controlli sui carburanti abbiano seguito, tutto questo ripropone la mancanza di un piano di sviluppo sostenibile e di tutela della salute per la nostra città. Anche quando ci si voglia rallegrare per l’indotto che tali scelte comportano in tema occupazionale e commerciale, ricordiamoci esperienze come quelle di Dubrovnic dove, a fronte di un beneficio economico di 40 milioni di euro per la stazione croceristica, nel 2007 ci sono stati danni e costi secondari per 270 milioni.
Abbiamo lottato da anni per uno sviluppo turistico mancato tenendoci una delle più obsolete e inquinanti centrali a carbone, discariche e gigantesche aree non bonificate, un rigasificatore “bomba” in pieno golfo a rischio di raddoppio, ora ( oltre a ipotesi di incenerimento rifiuti) ci becchiamo anche il peggio di quanto il turismo, da tutti i punti di vista, esprime. Se tutto ciò è mortificante per la dignità degli abitanti e la bellezza dei nostri luoghi, questo è ormai insostenibile dal punto di vista ambientale e sanitario.
Dobbiamo esigere, a questo punto, una posizione ben chiara sul rinnovo dell’ AIA per la centrale o una rivalutazione delle movimentazioni dell’area portuale che metta al centro la durata e la qualità di vita di chi, queste zone, le abita.

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