Matteo Messina Denaro (ma sarà solo lui?) ha deciso: Di Matteo deve morire!

Meno di un mese fa, il 9 marzo, il GUP Piergiorgio Morosini ha deciso il rinvio a giudizio per tutti gli imputati nel processo sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”, che, secondo le accuse della Procura di Palermo, avrebbe portato alle stragi del 1992-1993 (oltre a Capaci e via D’Amelio, la strage di Firenze, quella di Milano e l’attentato di Roma). Un passo importante, una vittoria per chi in questo processo ha sempre creduto nonostante i tentativi di indebolire le tesi dell’accusa e di screditare i giudici impegnati. La prima udienza del processo si terrà a Palermo il 27 maggio (nel 20° anniversario della strage di Via dei Georgofili).

Oggi uno dei giudici del pool, Nino di Matteo, è sempre più nel mirino di Cosa Nostra: due lettere anonime, molto precise, annunciano la volontà di fare un attentato al PM. A volere la sua morte sarebbe il numero uno di Cosa Nostra, il super latitante Matteo Messina Denaro. A scrivere queste lettere è (parrebbe) uno dei membri del “commando di morte”: avrebbe fornito informazioni dettagliate sugli spostamenti del giudice e sui punti deboli della protezione. Protezione che da ieri, con provvedimento d’urgenza, è stata rafforzata: un’altra auto blindata, due agenti in più e l’obbligo d’indossare i giubbotti antiproiettile per il personale della scorta (fonte: IlFattoQuotidiano).

Nino Di Matteo, che vive da vent’anni sotto scorta, è protagonista anche di un altro importante processo, il Mori-Obinu (informazioni qui) e sarebbe, oggi, “sempre più isolato”.

Questa è solo l’ultima di una serie di vicende che hanno al centro il giudice siciliano: ricordiamo, tra le altre, la decisione di sottoporlo a un processo disciplinare per le ormai famose telefonate Mancino-Quirinale (delle quali, per ora, è stata sospesa la distruzione). Isolato, quindi, da una parte della Magistratura, isolato da quelle istituzioni politiche che dovrebbero stare dalla sua parte.

Al dottor Di Matteo, uomo coraggioso e schivo, che ho avuto l’onore d’incontrare a Palermo e a Torino e a cui ho stretto la mano, va tutta la mia solidarietà e vicinanza. Sperando che la storia non si ripeta (non abbiamo bisogno di piangere un altro eroe), auspico che le istituzioni non restino a guardare. C’è bisogno di segnali forti contro la mafia: arriveranno? E siamo proprio sicuri che a volere Di Matteo morto sia solo Matteo Messina Denaro?

Claudia Bertanza

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