Valentina torna a casa, è la fine di un incubo.

A novembre pubblicammo la lettera di Valentina,  mamma spezzina volata in Tunisia per riportare a casa i suoi bambini, che l’ex marito non voleva far tornare in Italia (l’articolo qui). In questi mesi ci siamo sempre tenute in contatto con lei, aspettando di sentire la buona notizia del suo ritorno. E finalmente quella buona notizia è arrivata. Da ieri Valentina è in Italia. L’abbiamo incontrata nella sua casa, dove vive con i bambini e il figlio ventenne, avuto da una precedente relazione, e ci ha raccontato la sua storia, dalle sofferenze patite in Tunisia al lieto fine.

Da settembre Valentina era in Tunisia: dopo due anni e mezzo di viaggi, dai quali tornava sempre da sola, perché il marito non voleva lasciarle i passaporti dei figli, aveva deciso che non si sarebbe mossa da lì finché non fosse riuscita a portare con sè i bambini.

– Quando seiandata in Tunisia?
Sono arrivata il 19 settembre 2012 e lì ho scoperto che due giorni prima mio marito era stato arrestato. I bambini stavano con la famiglia di lui, che si rifiutava di darmi i loro passaporti. Il 22 settembre sono scappata dalla casa di mio cognato e ho iniziato a cercare un modo per tornare in Italia, stavolta con i miei  figli. Ho viaggiato molto in questi mesi, cambiando città diverse volte,  perché avevo paura che la famiglia di mio marito venisse a cercarmi.

– Ti sei rivolta all’ambasciata italiana in Tunisia?
Sì, e devo dire che sono stati gentilissimi, mi hanno aiutata come hanno potuto, mi avevano consigliato le vie legali. Erano, però, convinti che non ce l’avrei fatta.

– Perché?
Perché nei paesi musulmani la legge dà sempre la precedenza al marito. Una donna non tunisina, non musulmana, non è considerata degna di crescere i figli. Mi sono rivolta a un giudice, ma mi ha detto che prima di me, per un eventuale affidamento dei bambini, ci sarebbero state la madre e la sorella di lui. Fino ai 6 anni, i bambini devono restare nella famiglia paterna: dopo i 6 anni si può discutere di affidamento, ma questo riguarda solo i padri.

– Hai avuto rapporti con tuo marito, mentri eri lì? E con la sua famiglia, dopo che sei scappata di casa?
Sì,  sono andata a trovare mio marito in carcere: mi aveva detto che, una volta uscito, mi avrebbe restituito i documenti dei bambini, ma voleva che lo aiutassi a uscire di prigione: dovevo mentire in tribunale, non me la sono sentita. La sua famiglia ha continuato a telefonarmi per tutto il tempo in cui sono rimasta lì, ma per fortuna sono riuscita a non farmi mai trovare.

– Come sei riuscita a tornare in Italia?
Il 17 marzo sono scappata, a piedi, da Tabarka, e ho raggiunto l’Algeria. Sono entrata da clandestina, con i bambini: abbiamo incontrato una coppia, che ci ha offerto ospitalità per la notte e ci ha messo in contatto con l’ambasciata italiana ad Algeri. Da lì ci hanno mandato un taxi e ci hanno espulso. Ci hanno accompagnati fino all’aeroporto, anticipandoci anche i soldi per il viaggio aereo. Si chiama “espulsione con accompagnamento” e in Algeria hanno i soldi per farlo.  Da Algeri abbiamo preso l’aereo per Roma, poi per Pisa e infine il treno per Spezia. Siamo arrivati ieri sera alle 21. Alla stazione, ad aspettarci, c’erano due carissimi amici.

-Perché questa fuga da clandestina?
Non riuscivo, per vie legali. Le ho provate tutte, ma non ho trovato soluzione. Poi ho saputo che mio marito sarebbe uscito di prigione, avevo paura che venisse a cercarci, che ci trovasse e così siamo scappati.

-Perché sei andata in Algeria?
Perché l’Algeria, a differenza della Tunisia, ha rapporti diplomatici con il nostro Paese. Da lì era più facile scappare, lo sapevo perché mi avevano detto che molte persone scelgono quella strada.

– Dove vivevi in Tunisia? Ed economicamente come hai fatto?
Sono stata in albergo, all’inizio, poi  in varie case. Economicamente mi hanno aiutato gli amici italiani, mi mandavano soldi.

– Come ti senti, ora?
E’ finito un incubo e sono felice di essere a casa coi miei bambini. Certo loro (una femmina di 7 anni e un maschio di 5) sono spaesati, il piccolo non sa quasi l’italiano, ma col tempo riusciremo a integrarci, e a settembre i bambini saranno inseriti a scuola.  Stamattina ho chiamato il mio avvocato per attivare le pratiche di divorzio e ora mi metterò alla ricerca di un lavoro. Ne ho davvero bisogno.

Si conclude così, positivamente, una storia drammatica. Auguriamo a Valentina e ai suoi bambini buona fortuna per la nuova vita italiana. Aggiungiamo inoltre che, se qualcuno avesse un lavoro da offrire a Valentina, può contattare la nostra redazione (laspezia.oggi@libero.it) e noi provvederemo a fornire il suo recapito telefonico.

Claudia Bertanza e Paola Settimini

 

 

 

 

 

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