Shakespeare pensaci tu!

Sembra una barzelletta ma non lo è. Chiara Tenca sulla Nazione titola a tutta pagina Teatro Civico flop con la foto di Patrizia Zanucchi (da sempre responsabile del teatro Civico) e Roberto Alinghieri (attuale direttore, uscente dalla discussa short list). E all’interno un resoconto del concerto di Bollani annullato al Civico che fa seguito a un altro evento cancellato, due nella sola stagione 2012. Che succede? Riuscirà Alinghieri a salvare la barca che affonda?

Che si trattasse di una tragedia annunciata lo dicevano i numeri. Per chi li sapeva leggere ovviamente. Il trend negativo era già stato messo nero su bianco dalla responsabile Rag. Patrizia Zanzucchi (cento abbonati in meno quasi il 15%,segno evidente di scarso apprezzamento rispetto alle scelte degli ultimi anni) ma in conferenze stampa questi numeri venivano minimizzati sia dall’assessore Del Prato che dalla direttrice delle Istituzioni Dott. Marzia Ratti.

La quale giustificava -sia alla presentazione del nuovo cartellone che alla commissione cultura convocata da Guerri- la scarsa presenza con “l’alluvione”. Ma non ci sarà mica sempre un’alluvione, uno sciopero dell’ATC, un’invasione di cavallette a giustificare il vuoto di pubblico; è l’evidenza di una programmazione che non stava in piedi.  Non solo, l’ambizione di voler fare due date di ciascun spettacolo era insensata. Se la matematica non è un’opinione due spettacoli per 900 posti fanno 1800, e neanche nei sogni più rosei ci possiamo aspettare che La Spezia abbia tutto questo pubblico di teatro! Non c’erano neanche per Carmelo Bene nel Lungomare negli anni Ottanta quando declamava il canto XI dell’Inferno, cioè nell’unico momento in cui il teatro alla Spezia aveva qualcosa da dire. Se si replica, ci deve essere un motivazione di abbonamenti e di prevendite. Altrimenti si fa solo un favore alla compagnia (per i borderò) o alla produzione (gli Stabili ringraziano sentitamente, specie quello di Genova). E le economie per la cultura, sempre più ristrette si volatilizzano.

Non solo. Affidare ad esterni, società di spettacolo e di organizzazione concerti, eventi che si materializzano solo quando c’è abbastanza guadagno per l’impresa, significa affrontare il rischio che se non si sbiglietta abbastanza l’organizzazione tira un bidone. E non è indice di serietà. Al concerto di Bollani non veniva solo gente da Piazza Verdi. C’erano persone che sono arrivate da fuori provincia, che hanno preso la macchina, treni, che pur rimborsate, non torneranno una seconda volta. La serietà dell’Istituzione è stata messa duramente alla prova. Occorrerebbe un consiglio comunale su questa gestione molto improvvisata della cultura. Improvvisazione degna di commendianti dell’arte.

Questo flop del Civico (sono d’accordo con la Tenca, il termine è appropriato) avviene nonostante ad affiancare la direzione  fossero state nominate direttamente dalla ex presidente delle Istituzioni Culturali Sig.ra Aloisini (oggi nel cda di Acam clienti) ben tre persone (che venivano chiamati “i tre saggi”), l’avvocato Masseglia, il dott. Sammartano, funzionario di banca in pensione e Francesca Sommovigo, titolare di un negozio di artigianato artistico a Sarzana ed ex direttrice di Exodus poi rimossa.

Sarebbe da chiedersi c’era qualcuno tra tutte queste persone che occupava il posto giusto? Ma metterci semplicemente uno esperto di teatro no? Uno che per mestiere frequenta i festival e conosce il mercato? Uno che conosce gli artisti?

Certo fa sorridere la formula di Alinghieri per sollevarsi dal baratro suggerita al giornale:  “Shakespeare e Goldoni“. A vabbé…

Viene in mente Dario Fo quando passando davanti a certi cartelloni teatrali e vedendo le opere rappresentate, diceva “Sembra di essere al cimitero. Sono tutti morti“. Eppure la nuova drammaturgia italiana è davvero straordinaria. E ogni tanto riempirci gli occhi e la mente di vero teatro farebbe davvero bene: Mario Martone ha coraggiosamente impostato la sua stagione torinese  (non solo quella allo Stabile ma alla Cavallerizza, spazio ben più ristretto) con un cartellone da premiare.

E non ha chiamato l’agente di Shakespeare o di Goldoni.

 

 

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