Donna del mese: Elvira Dones

Cominciamo oggi, 24 marzo 2013, l’appuntamento con la “Donna del mese”. Questo mese lo dedichiamo a Elvira Dones, scrittrice albanese che vive a Berkely ma scrive in italiano, sua lingua d’adozione. Il suo romanzo più famoso Piccola guerra perfetta (Einaudi Stile libero) inizia proprio il 24 marzo del 1999 data di inizio dei bombardamenti Nato su Serbia e Kosovo. Operazione Allied Force.

Se Shakespeare fosse ancora vivo avrebbe materiale per le sue tragedie”

Piccola guerra perfetta è la storia di tre donne, Rea, Nina e Hana che decidono di rinchiudersi in una casa di Prishtina, capitale del Kosovo, nel vano tentativo di sfuggire alla violenza e alla vendetta dei miliziani serbi. Il giorno dei bombardamenti  che portarono alla liberazione, stanno festeggiando un compleanno e quello sarà l’ultimo giorno di felicità. Da quel momento la loro vita sarà scandita da divieti di uscita, impossibilità di lavarsi, incontrare persone, accendere la luce.Di notizie di morti e massacri di parenti e persone care.

La pulizia etnica di Milosevich (“Slobo”) veniva da lontano, dal 1996, fermata solo in parte dai negoziati fallimentari di Rambouillet con un’indipendenza del Kosovo mai ratificata dalla Serbia. Ma nel giro di quegli ottanta terribili e interminabili giorni, fatti di rappresaglie, di esodo di massa verso Macedonia, Montenegro e Albania, i missili dell’alleanza atlantica partiti dalla base italiana di Aviano pongono fine alla guerra. Una guerra pulita, dall’alto, in cui neanche un corpo di americano ritornò dentro una bara, come voleva Clinton. Sulla terra centinaia di migliaia di civili tra cui soprattutto donne e bambini, pagavano conseguenze terribili. I resoconti di Amnesty e della stessa Nato solo molti anni dopo ci hanno dato un quadro che sembra irreale: un vero sterminio, un genocidio di massa nel cuore dell’Europa di cui forse abbiamo avuto troppa poca consapevolezza. Si stima che qualcosa come un milione e mezzo di persone, cioè il 90% della popolazione del Kosovo sia stata espulsa dalle proprie case, 225 mila uomini sono stati dichiarati scomparsi, 13 mila albanesi uccisi. Si parla di 20 mila donne che subirono stupri.

Rea e Nita si avventurano fuori di casa solo per trovare del pane, ma la commessa serba non glielo vuole dare: “Andate da Blair o da Clinton” ; o cercano di comunicare all’esterno da casa di Besa dove c’è un telefono intestato a un serbo, perciò ancora attivo:

Rea si immagina le bombe scendere educatamente e in totale silenzio,  a metà cielo, le vede come piccoli paracaduti colorati che avanzano con inalterato garbo  posarsi sulla gobba di madreterra senza causare nessun danno”.  “Romanzo non saggio storico”, dice la Dones, che ha scritto tre storie preoccupandosi del punto di vista al femminile di una guerra “che è stata la nostra guerra”.

Dal romanzo della Dones il Teatro Stabile di Torino ha prodotto uno spettacolo attualmente in scena alla cavallerizza, Manica Corta.

 

 

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