21 marzo, memoria e impegno

Oggi si celebra la Giornata del ricordo delle vittime di tutte le mafie, i cui nomi verranno letti, oggi, in molte piazze d’Italia (l’appuntamento per gli spezzini è alle 17 in Piazza Mentana).

Il numero delle persone uccise dalle mafie si aggira intorno ai 900. Un numero spaventoso, soprattutto se si tiene conto del fatto che molte, moltissime di loro non hanno avuto giustizia (Nino e Ida Agostino, per esempio) o alcune, come Attilio Manca, non sono ufficialmente riconosciute come vittime di mafia. E oggi il mio pensiero va soprattutto a loro, va alle vittime sconosciute, quelle di cui non si parla mai.

Penso a Simonetta Lamberti, uccisa dalla camorra a 11 anni, in un attentato che avrebbe dovuto uccidere il padre, un giudice.
Penso a Barbara Rizzo e ai suoi figli,  Salvatore e Giuseppe Asta, uccisi da un’esplosione che avrebbe dovuto uccidere il giudice Carlo Palermo.
Penso a Giovanni Domé (di cui ho conosciuto il figlio), ucciso nel 1969 (nella strage di Via Lazio a Palermo) da Bernardo Provenzano e riconosciuto vittima di mafia solo di recente.

E’ importante ricordare, è importante fermarsi ad ascoltare l’interminabile elenco: io vi chiedo di scegliere un nome, tra quelli che sentite, magari perché ha un bel suono, o vi ricorda qualcuno. Segnatevelo, andate poi a cercarne la storia in rete. Se la trovate, leggetela, diffondentela.
Date un volto al nome, dategli una storia.

Fate che la memoria diventi impegno, come dice Don Ciotti.

Antonino Caponnetto diceva che la mafia teme più la scuola della giustizia . 

E buon inizio di primavera a tutti.

 

 

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