Intervista a Paolo Logli

Trilussa e K2: le fiction di punta del 2013 della RAI.

Ha conquistato già tutte le vette artistiche e ha piantato più di una bandiera vittoriosa, ma questa volta lo sceneggiatore cinematografico e televisivo nonché autore teatrale spezzino di nascita, Paolo Logli ci ha davvero spiazzato. Due fiction di grossa taglia della Rai (Trilussa, storia d’amore e di poesia e K2 la montagna degli italiani) a distanza neanche di una settimana portano la sua firma.

Con Trilussa, il famoso poeta dialettale romano, si è confrontato con due montagne di bravura, Michele Placido e Monica Guerritore, personalità di grande spessore artistico, ottenendo uno share di questi tempi di TV digitale, quasi impossibili da raggiungere: 24%, quasi otto milioni di telespettatori incollati per due sere su Rai1 i prima serata.  E’ un Trilussa allergico al regime fascista, amante del bello ma eternamente senza soldi, generoso e appassionato della sua arte e delle donne quello raccontato da Logli, Exacoustos e Pondi.

Poi l’incontro con la montagna, quella vera. Logli ha scalato (con l’immaginazione…) il K2 e ha trovato la sua via (a Est, a Sud est) per farci capire come andò quel giorno del 31 luglio del 1954 nella scalata guidata da Ardito Desio con Walter Bonatti, Lacedelli e Compagnoni. Una vicenda rimasta per decenni nel giallo (tanto da meritarsi il nome di Caso k2)  fino a  quando lo stesso Bonatti pochi anni fa e poco prima della sua morte, non raccontò la sua verità, certificata dal CAI ufficialmente nel 2004. Una fiction non è un documentario, entrano in campo speranze, idee, utopie che i giornali e le cronache dell’epoca non riportano e che nessuna fotografia potrà mai raccontare.

Intervista a Paolo Logli

Domanda: Due fiction a distanza di pochi giorni, “Trilussa Storia d’amore e di poesia”che è volata sopra il 24% di share e “K2 che andrà in onda tra poco  ma che promette di dare gli stessi risultati. Squadra che vince non si cambia viene da dire, ormai con Alessandro Pondi siete uomini da 10 milioni di telespettatori…..

Logli: In primo luogo direi che abbiamo avuto la fortuna di trovare tutte le condizioni favorevoli. Michele Placido e Monica Guerritore sono due attori fantastici, che hanno valorizzato ogni più piccola sfumatura della nostra sceneggiatura, scritta anche con Peter Exacoustos. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di lavorare con un regista come Lodovico Gasparini, col quale fin dall’inizio ci siamo capiti perfettamente ed abbiamo collaborato alla grande. Sia con lui che con Peter sono certo che si creeranno altre occasioni, perché lavorare insieme è stato bellissimo.

Ma se parliamo del successo di  “Trilussa Storia d’amore e di poesia” non si deve dimenticare i ruolo insostituibile della Titanus, che ha davvero dato a questo lavoro una marcia e un tocco di classe in più. Quando entri nell’ufficio di Guido Lombardo senti proprio l’odore della storia del cinema, vieni accolto da manifesti alti 3 metri ci cosine come “Il gattopardo” “Rocco e i suoi fratelli” “L’armata Brancaleone”. Sono orgoglioso di avere lavorato con loro, mi sento parte di una grande tradizione, e penso che valga anche per Alessandro. Per K2 il lavoro è stato molto travagliato, si tratta di un film costoso ed impegnativo, e per molto tempo il progetto ha stentato a decollare fino a che non è entrata una coproduzione austriaca che ci ha permesso di far quadrare i conti. Si tratta di due lavori diversissimi, e sono contento che vedano la luce insieme, perché sono in fondo, espressione di modi di fare cinema che amo: quello della commedia di situazione e di testo e quello dell’epica realistica.

Domanda:  Lavori per grandi produzioni Rai e con alcuni veri mostri sacri, come Michele Placido e Monica Guerritore ma anche Giuseppe Cederna: la scrittura, la sceneggiatura, la coloritura d’ambiente e i dialoghi nascono prima di conoscere gli attori o già sapendo chi interpreterà la parte?

Logli: Mi è successo sia di conoscere prima gli attori e quindi di fare un “vestito su misura” che di partecipare alla scelta successivamente alla scrittura. In questo caso per entrambi i progetti gli attori sono stati scelti dopo, e non è un mistero, visto che sia Michele che Monica che Giuseppe hanno dichiarato in loro interviste, di avere deciso di fare il film (Trilussa gli uni, K2 l’altro)  conquistati dalla lettura della sceneggiatura. Si tratta di cose che mi inorgogliscono e mi fanno ammirare la semplicità e l’umiltà di questi che non a caso hai definito come mostri sacri.

Domanda: In Trilussa la sua poesia dialettale si incarna in una storia d’amore che fa da filo conduttore: come è nata l’idea e come coniugarla con l’epoca  fascista dalla cui ideologia Trilussa prende elegantemente le distanze?

 Logli: Avevamo voglia di raccontare una storia in costume degna della Titanus, che ha nella sua libreria tra i tanti successi, i due Brancaleone, ed Er più, due commedie storiche che amo moltissimo. L’idea è venuta a Peter Exacoustos, ma ci siamo subito entusiasmati anche io e Alessandro. La difficoltà era quella di chiudere una figura come Trilussa dentro un’unità di tempo e di spazio indispensabili per potere realizzare l’opera coi budget della fiction tv. Ci è venuta in mente la reminiscenza di Cyrano de Bergerac, che è il modello neanche troppo nascosto del nostro “Storia d’amore e di poesia”. Poi la presenza di un grande della colonna sonora come Stelvio Cipriani ci ha fatto pensare che si poteva provare a ricalcare alcune atmosfere tipiche della commedia musicale romanesca, come Rugantino, e così, da cosa nasce cosa…Il fascismo è lo scenario necessario in cui si muove Trilussa, che è uomo fuori dagli schemi e dagli schieramenti, ma esplicitamente e dichiaratamente non allineato “Ne’ fascista ne’ antifascista” come lui stesso si definisce, ma appassionatamente dalla parte del popolo, dei semplici, degli oppressi. Ci piaceva raccontare la storia di un intellettuale che sceglie di rimanere, di sporcarsi le mani, di giocare la sua partita dall’interno, incarnando un dissenso sostanziale, nato agli angoli di strada, pescato dalla realtà e non dall’ideologia. Trilussa si interroga su quale debba essere il suo ruolo, ruolo di intellettuale, certo ma di intellettuale senza padroni e senza direttive, irriverente ed irridente a qualsiasi potere. Un tema che ho molto a cuore, al quale a volte, con grande sforzo, cerco di improntare la mia attività di scrittore: stare sempre dalla parte della verità, e mai dalla parte dell’ideologia.

Domanda: Cosa hai apprezzato di più del modo di definire e interpretare i personaggi da te raccontati, di Michele Placido e della Guerritore?

 Logli: Ho un’immagine in mente che mi fa sorridere, ed è quella di Monica che, non appena io e Alessandro ci affacciavamo sul set, alla prima pausa arrivava un po’ legata al ginocchio da quelle gonne tre quarti stile ventennio, e col copione in mano aveva ogni volta una domanda da fare, un dubbio da risolvere, un consiglio da chiedere. Sono rimasto affascinato, oltre che da lei, dalla sua umiltà e dalla sua voglia di superarsi sempre, servendosi anche dell’esperienza altrui. Michele invece è tutt’altro personaggio, è genio e sregolatezza, intuito e poca disciplina, ma con delle illuminazioni improvvise con cui è stato capace di conferire al testo angolazioni che hanno stupito anche noi.

Domanda:  k2: parla di una impresa di straordinario coraggio del gruppo di alpinisti su cui ancora si dibatte a lungo nelle varie biografie di Walter Bonatti e Ardito Desio? Come raccontarla tenendo conto di tutte le versioni che furono col tempo poi riviste e corrette senza fare incidenti “diplomatici”?

Logli: Da dieci anni, cioè dopo la relazione dei cosiddetti 3 saggi, riconosciuta dal CAI, la verità sul K2 è finalmente una sola. Il Club alpino italiano ha infatti ,riconosciuto valida la versione di Walter Bonatti, che è quella che anche noi abbiamo sposato nello scrivere il film. La vicenda è un po’ complicata, ma se avete voglia di seguirmi un attimo…

La vera storia della scalata al K2

Logli: Nella sostanza, tutto ruota attorno all’ultimo giorno prima della conquista della vetta. Quel giorno all’ottavo campo, il penultimo in altezza, c’erano Bonatti, Compagnoni, Lacedelli e Gallotti. I quattro decidono che Bonatti e Gallotti scenderanno al campo sette circa 500 metri sotto per prendere le bombole di ossigeno, mentre Compagnoni e Lacedelli saliranno a montare il campo nove circa 400 metri più in alto. Le cose vanno esattamente in questo modo, solo che Bonatti, risalendo assieme alla giuda pakistana, l’hunza madhi, non trova il campo nel luogo concordato con Compagnoni. Sta calando la notte a 8000 metri, e passarla all’aperto vuol dire morte certa. Cosa era avvenuto? Semplicemente che Compagnoni aveva deciso di spostare ulteriormente il campo 200 metri più in alto, senza avvertire Bonatti. Un gesto che avrebbe tagliato fuori dalla conquista della vetta il suo rivale più temibile, il giovane e motivatissimo Bonatti, ma che di fatto lo aveva condannato a morte. E invece, Bonatti non solo si salva, ma per vent’anni mantiene il segreto su quella notte, ligio alle consegne di Ardito Desio, per il quale l’impresa è più importante dei singoli. Poi, dopo vent’anni, scioccamente, Achille Compagnoni dichiara in un’intervista che lui e Lacedelli sono saliti fino in cima senza bombole, perché Bonatti gliele ha portate al campo nove quasi vuote. E’ solo a quel punto che Bonatti, che per vent’anni aveva taciuto, decide di parlare e rivelare quello che con ogni evidenza era stato un tradimento di Compagnoni, messo in atto per arrivare in cima per primo. Circostanza, tra l’altro confermata nelle sue memorie anche da Lacedelli.E’ qui che esplode la questione, risolta solo con la sentenza del 2004 che dà pienamente ragione a Bonatti. Ed è esattamente questa storia che abbiamo raccontato.

Domanda: Dacci qualche anticipazione sulla fiction che va in onda lunedì sera

Logli: Amo molto questo film (non che ami di meno gli altri, ma questo ha un suo motivo speciale). Lo amo perché è un dramma shakespeariano a 8600 metri. E’ la storia di un’impresa impossibile contro ogni previsione, realizzata da uomini eccezionali guidati da un despota visionario: Ardito Desio. Ma è anche la storia di un giovane predestinato, Walter Bonatti, e di un alpinista all’ultima occasione Achille Compagnoni, e di un gregario che oscilla tra questi due poli, Lino Lacedelli. E’ la storia della seduzione che esercita l’immortalità della fama e delle dinamiche di potere che crepano e distruggono un gruppo di uomini di ferro.Un grande tema.

Ma anche, inoltre, è la storia dell’orgoglio italiano, che sa produrre un’impresa che ha dell’impossibile, che risolleva il morale di una nazione prostrata dalla povertà e dalla guerra. Una bella storia da raccontare in giorni come questi

 

 

 

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