Gli usurati, figli di nessuno: la storia di Francesco Ottalevi

Quasi tutti pensano che le vittime di usura non siano vittime di mafia e che, comunque, se la siano cercata perché “lo sanno tutti che non ci si mette in mano agli usurai”.

Perché siamo tutti convinti che ci siano altre soluzioni, da prendere in considerazione, perché siamo convinti che non si dovrebbe arrivare al punto di essere costretti a chiedere aiuto, quel tipo di aiuto.

Poi succede che qualcuno ti segnala una storia, tu la leggi, parli col protagonista e ti fai delle domande.

Il protagonista della storia si chiama Francesco Ottalevi, è un imprenditore vittima di usura. La sua è una storia lunga e complessa, che inizia nel 1991, quando il suocero viene arrestato in Brasile perché trovato in possesso di un grosso quantitativo di cocaina. La sua è una storia che si svolge ad Anzio, lontano da quella Sicilia che in tanti, ostinatamente, continuano ad affiancare alla mafia.

Anzio, una cittadina sul litorale romano dove, secondo il sindaco, la criminalità non esiste.

Francesco deve pagare per il suocero, invischiato in un gioco più grande di lui, dal quale non è stato in grado di uscire da solo.

Paga, Francesco, e a un certo punto ha bisogno di soldi e lì inizia la sua vita da usurato.

All’inizio sta dietro ai prestiti, agli interessi alle stelle, poi non ce la fa più, iniziano le minacce, andare avanti diventa sempre più difficile e Ottalevi denuncia. E’ il 2007 e spera che, così, le cose andranno meglio, ma è costretto a fuggire dal suo paese.

Ora vive lontano, con la moglie e i due figli che risentono della distanza dal posto in cui sono nati e cresciuti. Ora non può lavorare, perché in un paesino piccolo è visto come uno che ha toccato il fango e s’è infangato pure lui. Hai avuto a che fare coi criminali? Ora sei un criminale anche tu.

Oppure, come già detto all’inizio: sei vittima di usura? Colpa tua.

Ma le istituzioni? Gli chiedo. Assenti, assenti del tutto.

E le associazioni antiracket? Mi dice che l’associazione di Tano Grasso ha ricevuto 10 milioni di euro, ma che questi soldi con ogni probabilità non arriveranno mai a chi ne ha veramente bisogno, saranno ridistribuiti tra amici e amici di amici.

C’è un’antimafia di passerella, gestita da persone che alla mafia sono vicine ed è questo che ha disperatamente cercato di denunciare Frediano Manzi in questi anni (a proposito: segnaliamo la buona notizia che Manzi è fuori pericolo, anche se le sue condizioni rimangono gravi).

La legge, spero, sarà dalla loro parte, almeno. No, nemmeno quello. La legge tutela chi è a rischio di usura, non chi ha già denunciato. Chi è già stato vittima deve sperare nella Consulta nazionale antiusura, che dà i soldi a chi? A Tano Grasso, e si ricomincia da capo.

È una guerra persa in partenza” dice. Nonostante tutto, lo rifarebbe: denuncerebbe di nuovo, perché bisogna guardare al di là del proprio orticello. Lo rifarebbe, anche se aspetta da anni il risarcimento (quantificato, al ribasso, in circa 800mila euro) e non sa quando vedrà i soldi (e se li vedrà, soprattutto).

Lo rifarebbe nonostante le porte sbattute in faccia, nonostante le lotte che sembrano a vuoto, nonostante tutto.

Mi racconta che, se fosse stato solo, avrebbe sicuramente intrapreso lotte più radicali, tipo sciopero della fame (come l’amico Frediano Manzi, con cui di queste cose ha parlato a lungo), ma che, avendo una famiglia a cui pensare, ha scelto di parlare della sua storia a chiunque avesse voglia di ascoltarla.

Spero che voi abbiate avuto voglia di conoscerla, questa storia.

Ringrazio Francesco per la sua gentilezza e Roberto Galipò, dell’associazione “Libertà è legalità”, che mi ha segnalato questa vicenda.

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