Depuratore Levanto: dopo un anno ancora tanti dubbi

Il progetto per realizzare in località Vallesanta un depuratore intercomunale per Levanto e Bonassola, in realtà è un “cavallo di Troia”. Altro che ambiente ed ecologia: con la scusa del depuratore, in realtà si vuole prima bonificare e mettere in sicurezza l’area interessata da un’imponente frana con i soldi pubblici, e poi affidare ai privati un nuovo affare da svariati milioni che, oltre a far versare nuove tonnellate di cemento, svenderà ai soliti privati un altro pezzo del nostro territorio». Con queste parole, un anno fa – esattamente il 20 marzo 2012 – il Comitato Vallesanta metteva in guardia i cittadini su un’opera indispensabile per il nostro territorio, ma sul cui progetto – tanto per cambiare – pendevano tanti, troppi punti interrogativi.

Nonostante le pronte smentite del sindaco di Levanto in consiglio comunale e poi ripetute sui giornali («Accanto al depuratore di Levanto e Bonassola non sorgerà nessun parcheggio»… «Riteniamo opportuno non realizzare più i box auto che avevamo programmato»… «A Vallesanta sorgerà solo l’impianto di depurazione»…), nel progetto definitivo approvato e appaltato figurano invece 16 box auto. Il sindaco Moggia, dunque, ha mentito: in consiglio comunale, ai giornali e, soprattutto, ai suoi cittadini.
Ma non è questo, purtroppo, l’unico punto oscuro della vicenda depuratore: un impianto che – sarà bene ripeterlo ­– è indispensabile per il nostro territorio. E oggi, a distanza di un anno esatto dal primo “allarme”, il Comitato Vallesanta ha ripreso a fare verifiche sul progetto, con l’aiuto di tecnici e di professionisti. Ma, soprattutto, ancora una volta con l’appoggio di Legambiente.
E a destare le perplessità di Comitato Vallesanta e Legambiente sono il gigantismo dell’opera e la sua funzionalità, oltre al costo: 6,6 milioni, di cui 1,2 per costruire 16 box auto. Senza contare che la zona dove è previsto l’impianto è franosa, e le perizie tecniche non dissipano certo i dubbi. La relazione tecnico-geologica, che è parte integrante del progetto, infatti, parla esplicitamente di «rischio di caduta di blocchi rocciosi» e invita più volte a prevedere durante lo scavo «interventi di messa in sicurezza», che è legittimo presumere assai costosi. Domanda: la situazione di “Via dell’Amore” a Manarola non ha insegnato nulla?
C’è poi da verificare se l’impianto, progettato ormai diversi anni fa (le pratiche amministrative relative al rilascio del permesso di costruire risalgono addirittura al 30 dicembre 2010), rispetti le attuali norme europee. E se sia compatibile con il Piano territoriale di coordinamento della costa, approvato dalla Regione Liguria il 29 luglio 2011.
Ma, soprattutto, ci si domanda: perché tante “attenzioni edilizie” sempre e soltanto per il territorio di Vallesanta (primo lotto, porto, depuratore)? Dove non vanno dimenticate la prossima costruzione della famosa torre-albergo e l’attuazione del documento di indirizzo votato nel 2003 dal consiglio comunale, la cui validità è stata negata a parole ma che resta pur sempre in vigore…
Infine una curiosità: com’è stato possibile, durante i lavori di ristrutturazione delle ex gallerie ferroviarie, avvenuta solo nel 2010, “dimenticare” di posare le tubature fognarie tra Bonassola e Levanto per un depuratore ormai imminente? Si dovrà di nuovo buttare all’aria il manto stradale, con nuovo appalto e ulteriore spesa? Oppure i tubi non erano così indispensabili e il depuratore è solo un pretesto per fare dell’altro nella zona? Cioè, è un “cavallo di Troia”?

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