Brando Benifei: “Proviamo a dare voce alla voglia di cambiamento”

La situazione politica nazionale ha avuto una serie di stravolgimenti inattesi e che ridefiniscono una geografia partitica con equilibri tutti da inventare; abbiamo accolto di buon grado l’elezione di personalità eccellenti tratte (queste proprie sì) dalla società civile, quella seria, impegnata nella lotta contro la mafia e contro la povertà. Grasso e Boldrini erano i nomi proposti da Bersani e la loro votazione ha più unito che diviso.

Proviamo a leggere i cambiamenti politici nazionali nel loro risvolto locale insieme con il giovane e attivissimo Brando Benifei  responsabile Europa e Cittadinanza del PD Liguria, ex consigliere provinciale. Colto (tra poco discuterà la tesi di laurea magistrale in giurisprudenza in Diritto Costituzionale dopo aver studiato alla London School of Economics) e presente con piglio critico sui social media, bersaniano rimasto tale anche dopo il non travolgente risultato elettorale, ha deciso che l’autocritica la si fa da dentro, non da fuoriusciti. Coerentemente.

L’Intervista

Anna Monteverdi: Il Pd nonostante il risultato eccellente di Spezia dovuto sicuramente anche alla presenza di Orlando nella campagna elettorale, deve fare autocritica e capire il motivo della poca distanza dal Pdl e del deludente risultato generale: questa e’ un po’ la frase che viene ripetuta ai dirigenti politici.Tu ti sei fatto portavoce di una linea volta al rinnovamento e all’apertura alla direzione provinciale. Ce ne vuoi parlare?

Brando Benifei: Durante la riunione della direzione provinciale ho provato a dare voce alla voglia di cambiamento, come anche altri giovani insieme a me. Il risultato positivo del PD alla Spezia è riconducibile alla campagna elettorale “vecchio stile” con tanti incontri con le persone e le categorie che sia i candidati sia i nostri militanti hanno saputo fare. Detto questo, il risultato nazionale non è soddisfacente: illusi dai sondaggi abbiamo fatto una campagna troppo incentrata sulla gestione di una vittoria data per scontata, impelagati in discorsi sulla necessità di coinvolgere Monti e i centristi, con un messaggio troppo poco chiaro nonostante la validità del programma elettorale. Di fronte a Berlusconi che parlava di restituire contanti pagati per l’IMU e Grillo che diceva di mandare tutti a casa e prometteva 1000 euro al mese per tre anni a tutti i disoccupati, noi non abbiamo avuto una proposta altrettanto forte.  

Gli italiani hanno premiato scelte nette e noi pur mantenendo un profilo di serietà e responsabilità potevamo essere più chiari: meno tasse per la classe media, reddito minimo garantito come c’è in tutta Europa senza inseguire il populismo di Grillo, dimezzamento dell’indennità dei parlamentari, cancellazione dei fondi per i gruppi regionali e parlamentari, eliminazione delle montagne di enti inutili e dei loro consigli di amministrazione, parcheggio dei politici trombati. Hollande le elezioni le ha vinte con un programma di radicale cambiamento, non con la paura di spaventare i moderati. I giovani hanno votato in massa per altri partiti, ma il PD poteva valorizzare di più una proposta che è nata a partire dal lavoro del gruppo parlamentare europeo e della giovanile, cioè la Garanzia Europea per i Giovani, per la quale la Commissione ha stanziato 6 miliardi di euro nella prima proposta, per ora respinta dal Parlamento, di nuovo bilancio pluriennale dell’Unione. Si tratta di una misura per garantire a tutti i giovani fino ai 30 anni una opportunità di lavoro, studio e formazione professionale entro 4 mesi dal termine o l’interruzione degli studi o la perdita di un lavoro. In Italia i giovani inattivi, oltre ai giovani disoccupati, sono un’enorme piaga sociale e una politica che si occupasse finalmente di loro con un piano serio di sostegno potrebbe riacquisire credibilità e non apparire come inutile, per fortuna un gruppo di giovani parlamentari under 35 del PD ha raccolto questa proposta come integrazione alla proposta di Bersani per un nuovo governo aperto anche al Movimento 5 Stelle.

Anna Monteverdi: Il gioco al massacro nei confronti di Bersani e’ durato poco e la strategia politica del leader del Pd ha dato ottimi frutti per Senato e Camera facendo persino vacillare la presunta linea di ferro del Movimento 5 stelle. Gramellini nel suo editoriale su La Stampa parlava di scampato pericolo per la democrazia. Sono state scelte personalita’ integerrime (Grasso e Boldrini) e che corrispondono a quel canone di societa’ civile con alto senso dello Stato che la gente richiedeva a piu’ voci. Ma c’era bisogno di arrivare a questi punti di vicinanza col baratro?

Brando Benifei: Penso che anche se la situazione fosse stata diversa, con un PD maggioritario in entrambi i rami del Parlamento, si sarebbero potute comunque fare due scelte di cambiamento e qualità come Boldrini e Grasso. Il gruppo parlamentare PD, grazie alle primarie e ad alcune scelte intelligenti fatte da Bersani per i nomi da lui indicati nelle liste, non è quello della scorsa legislatura: ci sono più giovani, più società, più apertura e penso che avrebbero spinto in ogni caso per scelte di discontinuità. Si può e si deve fare di più: anche qui in provincia il partito è guidato da una nuova generazione in quasi tutte le sue funzioni e nei ruoli elettivi, ovviamente adesso la questione non potrà più essere solo anagrafica ma nel rinnovare davvero il modo di fare politica. Purtroppo avevamo paura di diventare come la Grecia ma tanti italiani sono già “in Grecia” da tanto tempo, perchè sono disoccupati, sono senza diritti, sono preoccupati per i loro figli. Dobbiamo fare di più e meglio, con umiltà.

Anna Monteverdi: La diaspora verso Renzi ha creato casi umani di persone che sentono, fuori tempo massimo, anche in Liguria, il desiderio di “onesta’intellettuale” e “autocritica”. Che ne pensi di queste conversioni dell’ultimo momento? Alcune sono state annunciate, come ha fatto la Paita, via twitter, oggi il vero mezzo con cui cui misuriamo il consenso dei politici (peraltro è anche il mezzo con cui sono stati messi alla berlina). Era forse,paura di finire fuori dai giochi?

Brando Benifei: Io rispetto le scelte di tutti anche se siamo ancora molto lontani da congressi ed eventuali nuove primarie, perciò credo davvero che ora si debba essere uniti dietro al tentativo di Bersani di dare un governo di cambiamento e non dare messaggi ambigui. Non si sente proprio il bisogno di eterne ricollocazioni di “giovani” quaranta-cinquantenni che hanno cambiato idea decine di volte e che vogliono fare i rottamatori dopo aver sempre vissuto, legittimamente, di soldi pubblici: se si deve “rottamare” lo fanno sicuramente molto meglio i giovani veri, in termini anagrafici e di anzianità politica! Allo stesso tempo credo che se si andasse a votare a breve Renzi sarebbe l’unica nostra possibilità credibile, certamente però con un programma con una più forte attenzione ai temi della disuguaglianza sociale che continua drammaticamente ad allargarsi rispetto al Renzi delle primarie.  Negli ultimi trent’anni le aliquote dell’IRPEF per i redditi più bassi sono aumentate costantemente, quelle per i redditi più alti sempre diminuite; il coefficiente GINI che misura la distanza fra i più poveri e i più ricchi colloca l’Italia accanto alla Gran Bretagna, facendone uno dei paesi più diseguali d’Europa, situazione certamente dannosa anche per la crescita: è di queste cose che vorrei ci occupassimo chiunque sarà il candidato premier di prossime elezioni politiche.                                                                                                      

Infine penso che sicuramente abbiamo sottovaluto la volontà degli elettori di vedere un cambiamento ancora più radicle del personale politico, a ciò dovremo dare rimedio con le prossime occasioni di riorganizzazione del PD e soprattutto nelle prossime scadenze elettorali. Mi permetto solamente di aggiungere a questo proposito che ci possono essere persone più anziane d’età molto “giovani” nel modo di fare politica, penso a uno come Don Ciotti di Libera o al professor Stefano Rodotà, grande animatore della campagna del referendum per i beni comuni e invece persone giovani e giovanissime che se costruiscono la propria carriera sulle clientele e sui “padrinaggi” dei vari big fanno una politica vecchissima. Penso che collettivamente una nuova generazione possa davvero cambiare il PD e così cambiare il Paese, la storia è fatta per essere cambiata!

Anna Monteverdi: Il rapporto con la giunta, con il sindaco che un po’ di mesi fa parlava di “eccesso di conformismo del gruppo dirigente del Pd” .
Brando Benifei: Penso che il rapporto fra PD e giunta comunale debba essere improntato al confronto franco, rispettando la reciproca autonomia. In questi anni ho visto spesso troppe contrapposizioni personali invece di una sana dialettica politica sulle questioni concrete che interessano ai cittadini. Ora è importante un impegno unitario per risolvere le grandi questioni facendo sentire i cittadini partecipi dei cambiamenti: ACAM, il porto, il dibattito sulla nuova piazza Verdi, il miglioramento della manutenzione delle zone periferiche, lo stato dl commercio nel centro storico. E’ molto importante che sulle nomine, nelle società partecipate o come nel caso di quelle riguardanti le istituzioni culturali su cui ci sono state polemiche, ci sia sempre maggiore trasparenza e attenzione ai curricula: su questo è importante che il consiglio comunale svolga un ruolo attivo nell’individuazione dei criteri e nel mitigare la spinta a fare scelte solamente di “appartenenza politica”, pur comprensibili con l’attuale sistema di governance degli enti controllati e partecipati ma sempre più inviso ai cittadini. I giovani consiglieri comunali del PD hanno inaugurato un laboratorio di confronto coi giovani della città su questi grandi temi denominato “Il Cantiere Politico”, che sta raccogliendo un grande successo di partecipazione ed interesse. E’ un momento complicato per la città che richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti, bisogna sostenere l’azione dell’amministrazione senza che nessuno si senta sotto attacco se non si è sempre d’accordo.

 

Brando Benifei è Responsabile Europa e Cittadinanza del PD Liguria. E’ stato consigliere provinciale alla Spezia, Vicepresidente europeo di ECOSY (www.youngsocialists.eu), primo firmatario della seconda mozione congressuale all’ultimo congresso nazionale dei Giovani Democratici, la giovanile degli under 30 del PD, raccogliendo il consenso del 26% dei votanti pari a più di 6000 ragazzi e ragazze. Ha fondato con alcuni giovani impegnati nel PD, nelle associazioni e nel mondo accademico la rivista Il Mercurio

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