A proposito di Wagner.

Robert Lepage ha di recente vinto il Premio Glenn Gould (l’Oscar delle Arti) per i suoi lavori teatrali, in particolare per la geniale e colossale messa in scena de L’Anello dei Nibelunghi di Wagner prodotto dal Metropolitan di New York con la direzione musicale di James Levine. Più di due anni di lavoro sono serviti per arrivare al debutto del primo capitolo della tetralogia (marzo 2011) e ad aprile del 2012 l’opera wagneriana è stata rappresentata per intero. Il miglior modo di festeggiare con Lepage è godersi la visione di questo prodigio scenografico a supporto della musica, con il cofanetto di 5 dvd appena messi in distribuzione per la Deutsche Grammaphone. Il costo non  è per tutti ma è assai minore del biglietto teatrale (che costava alcune migliaia di dollari circa). Un oggetto di culto che non deve mancare per i fan di Lepage: nel cofanetto i 4 dvd corrispondono alle quattro opere (pur legate in un unicum come voleva Wagner, dalla storia, la saga germanica dei Nibelunghi) ovvero Das Rheingold, Die Walkure, Sigfried, Gotterdammerung. Il quinto dvd è il documentario “Wagner’s dream” che più che raccontare il processo creativo, mostra il dietro le quinte (o meglio, in questo caso, il sotto le quinte) della mostruosa macchina tecnologica progettata dal mago delle scene di Lepage, Robert Fillion.

La macchina leonardesca di Fillion, una specie di colonna vertebrale di 24 placche metalliche, occupa tutta la larghezza del palco e si muove sia verticalmente che a 360° intorno sul proprio asse. Le possibilità  di combinazione di movimenti è praticamente infinita. Sulla superficie monocroma vengono proiettati video secondo un sistema di videomapping; un team di ingegneri e tecnici hanno messo mano alla progettazione della macchina, dal modellino di Fillion usato per studiare con Lepage le possibili scene con l’ausilio di semplici manichini di legno snodabili, al prototipo in scala delle prime “placche” per permettere in studio le prove di movimento in sincrono col canto agli attori, fino alla dimensione colossale da teatro. L’idea di Fillion era un vero azzardo: usare un unico “set” scenografico per tutta la tetralogia; considerato il numero infinito di ambientazioni dell’Anello (dal fondo del fiume Reno alla montagna del Walhalla, alle caverne, alle viscere della terra) l’impresa sembrava impossibile. Ma, come ben ci ricorda Gordon Craig, la scena può essere realizzata anche solo con luce e movimento. E Fillion, usando alcune centinaia di movimenti meccanici della struttura e la luce dei numerosi videoproiettori, ha saputo creare l’effetto adeguato per ogni scena. La flessibilità e la trasformabilità, come tutti le scenografie di Lepage, sono le caratteristiche primarie di questa “Walhalla machine” e respirano insieme con l’attore che le sovrasta. Lepage nel corso dell’intervista in Wagner’s dream rivela che l’idea della macchina che contiene tutti gli ambienti gli è venuta in mente pensando all’Islanda, alla sua formazione vulcanica e tettonica, alle sue crepe e solchi dovuti alla lava, agli avallamenti e insieme alle enorme montagne concentrati tutti in uno stesso paesaggio, tra ghiaccio e fuoco. Ancora una volta, come già in Elsinore in scala decisamente più ridotta ma poi anche con Ka, il gigantesco dispositivo progettato per il Cirque du soleil in cui l’attore recita mentre tutto è in movimento, la macchina ha una conduzione “manuale”. La tecnologia precede: inventa, dispone, prepara ma è la mano a guidarla. Gli attori-cantanti, spesso non così agili e longilinei come gli atleti del Cirque du soleil, sono collocati sopra la struttura in posizioni davvero difficili: in alto, in bilico, scivolando sulle assi, arrampicandosi. I cantanti hanno anche dei “doppi” in veste di acrobati che perfezionano dei movimenti troppo complessi. Ci limitiamo a descrivere cosa accade nella prima scena del Rheingold, L’oro del Reno. La prima famosissima ouverture con l’arpeggio in miB (composta proprio a La Spezia, che introduce il leitmotiv dello scorrere del fiume, in un crescendo di strumenti) è il preludio alla scena delle Ondine, le figlie del Reno custodi dell’oro del loro padre. Questa scena ha sempre destato molte preoccupazioni per i registi per la difficoltà di immaginare una scena che si svolge sott’acqua. In alcuni casi l’acqua è realmente presente in teche trasparenti in cui le Ondine sono sommerse (come per la Fura dels Baus) ma più comunemente vengono utilizzate stoffe azzurre, facilmente eliminabili dalla scena. Lepage immagina 3 sirene che scivolano in questo azzurro elettronico, con leggerezza, calandosi dalla macchina, nuotando o lasciandosi andare a corpo libero con il solo aiuto di una fune; intorno a loro una proiezione di piccole pietre di mare e bollicine. I costumi sono piuttosto tradizionali rispetto all’avanguardistica macchina e sono stati realizzati guardando ai bozzetti del primo allestimento di Wagner per Bayreuh nel 1876 o alle contemporanee pitture di Robert Alexander Hillingford e alle illustrazioni di Artur Rackam. Il costume di Brunilde nelle Walkirie, per esempio, è identico a quello indossato da Amalie Materna e testimoniato dalle fotografie dell’epoca. Ma nell’invenzione di Lepage, Brunilde cavalcherà un gigantesco macchinario di metallo che strappa l’applauso a scena aperta.

Qua tutti i pezzi di ATEATRO su Robert Lepage

http://www.ateatro.org/mostravoce2.asp?alfabeto=lepageRobert

 

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