La famiglia Agostino racconta Nino e Ida

C’era una Sala Dante piena e commossa, oggi, ad ascoltare la storia di Nino Agostino, poliziotto ucciso nel 1989 assieme alla moglie Ida Castelluccio, per l’ufficializzazione del presidio di Libera La Spezia, intitolato proprio ai due giovani ammazzati dalla mafia.

Parlano i genitori di Nino, Vincenzo e Augusta, la sorella Flora e suo figlio Antonino, che vuole essere chiamato Nino e che, per un incredibile caso del destino, a vederla da agnostica o per dono di Dio, come dice la signora Augusta, è nato il 5 agosto, nell’anniversario della morte degli zii che non ha mai potuto conoscere. Nino, nato e cresciuto nell’ammirazione per lo zio, vuole continuare a raccontare la storia degli zii, se i nonni dovessero morire prima di ottenere giustizia.

Quella giustizia che attendono dal 1989. “Perché” si chiede Vincenzo “nessun collaboratore di giustizia ha mai parlato di mio figlio? Perché l’unico che voleva farlo è morto?”. Non trattiene l’emozione, Agostino, mentre racconta gli ultimi giorni della vita del figlio e della nuora, del dolore per quel nipotino mai nato. E la commozione la fa da padrona anche tra il pubblico. “Voi giovani siete il presente, voi dovete costruire il futuro, perché io non lo vedo, non vedo la luce in fondo al tunnel”.

“Se morirò prima di sapere la verità” dice la signora Augusta “voglio che sulla mia tomba scrivano che sono una mamma in attesa di giustizia, anche dopo la morte”. Poi, finito l’incontro, mi dice che grazie a chi ha scritto di questa vicenda, la storia di Nino e Ida è diventata un po’ come quella di Romeo e Giulietta. Capace di commuovere, di coinvolgere, la storia di un amore immenso.

Flora Agostino, la sorella di Nino, travolta dalla commozione di aver sentito il figlio Nino parlare, ricorda solo l’appuntamento con la Giornata che Libera dedica ogni anno alle vittime delle mafie, che si terrà sabato prossimo, 16 marzo, a Firenze.

Poi sono solo applausi, ringraziamenti, saluti e occhi lucidi.

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