Ricordando donne speciali (non solo nel teatro)

Oggi 8 marzo volevo ricordare delle donne speciali che ho conosciuto nel mondo del teatro, ma la cui forza espressiva e poetica, le cui parole e azioni hanno travalicato il piccolo mondo del palcoscenico, ormai roba per intellettuali spinti. Ne nomino 3 tra quelle che mi hanno lasciato un segno straordinario.
Simbolicamente a loro, simbolo di resistenza, dedico questa giornata.

Judith Malina,Fuck the legend!

La più grande artista del teatro del Novecento. Fondatrice del gruppo rivoluzionario e anarchico Living Theatre insieme con Julian Beck, ha portato in teatro le tematiche politiche urgenti richiamandosi al pensiero di Brecht e Artaud. Fu lei, in carcere per aver partecipato a una manifestazione pacifista negli anni Sessanta,  a decidere di riscrivere l’Antigone modernizzandola. Se Sofocle oggi è “nostro contemporaneo” lo dobbiamo a quel gesto diventato quasi mitico in cui Malina-Antigone in scena, ingoia la terra per poi spargerla nel corpo di Polinice. Un gesto antico, un gesto con cui trasgredisce le regole di Creonte per obbedire alle leggi del cuore, consapevole del destino che l’aspetta, incarnando per sempre la figura di colei che si oppone al potere, alla violenza dello Stato.

Ariane Mnouchkine “Il teatro permette di guidare la gente

E’ la regista franco polacca fondatrice del Theatre du Soleil, colei che ha portato in scena la Rivoluzione francese e la lotta del popolo per la libertà; non ha mai smesso di occuparsi di tematiche sociali, dai sans papiers ai profughi , alle tematiche multiculturali. Il suo teatro, situato al Bois de Vincennes è un luogo di condivisione completa, dove il pubblico può mangiare con gli attori, conversare, assistere al travestimento e socializzare. E la compagnia è una vera comune in cui arte e vita si intrecciano straordinariamente.

Biljana Srbljanovich Qualcuno deve avermi rubato l’identità

Drammaturba serba, è rimasta sotto le bombe americane durante l’assedio di Belgrado nel 1999 dando notizia sui giornali anche italiani di quello che stava accadendo, denunciando il regime di Milosevich e parlando dei teatri che, nonostante la guerra, non chiudevano. Lei, autrice della Trilogia di Belgrado, accettò il Premio Tolkien pronunciando queste parole: “Io che voglio la libertà d’opinione sono costretta a scrivere di un’unica cosa, o meglio contro un’unica cosa, contro la guerra, la violenza, contro l’odio nazionalistico

Buon Otto marzo a tutte le donne! <3

 

 

 

 

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