Diario di una ricorsista

Corsi e Ri-corsi

Per scaramanzia ho evitato accuratamente in questi anni di parlare del mio ricorso universitario. Ma oggi, grazie all’articolo della Sondra Coggio sulla sentenza positiva del Tar Lombardia, in molti mi chiamano per saperne di più e credo sia arrivato il momento di parlarne, per tutti quelli che hanno smesso di credere nella giustizia e evitano di fare ricorsi per paura di mettersi contro i potenti.

Signorina, si ritiri

La vicenda imbarazzante risale agli inizi del 2000 quando,laureata, dottorata in Storia del Teatro, cultore della materia con una specializzazione in Canada in Digital Performance decisi di partecipare a una Valutazione comparativa per un posto da ricercatore. Avevo già pubblicato due monografie e un volume in curatela. Mi fu chiesto  dall’ordinario che doveva presiedere il concorso, garbatamente, di ritirare i titoli, in sostanza di levarmi dalle scatole perché creavo un problema. Da sprovveduta giovane contrattista preoccupata di perdere quel poco che avevo conquistato, mi convinse a ritirarmi prima ancora della prova scritta. Così l’unica candidata presentatasi, vinse! Da quel momento, compreso il metodo di reclutamento, decisi di rinunciare alla carriera universitaria e di provare quella dell’Accademia, il classico secondo binario, pur mantenendo contratti dentro alcune Università:  Pisa, Imperia, Bologna. Per l’insegnamento di Storia del Teatro alla Facoltà di Lettere di Cagliari, unico in tutta la Sardegna, terra di maschere e di tradizioni carnascialesche, ebbi il punteggio massimo e tutt’ora mantengo il contratto per amore verso la mia terra natale.

Le arti multimediali digitali (Garzanti) e lo sbarco in Accademia

Alla fine del 2004 pubblico il primo volume italiano sulle Arti digitali insieme con Andrea Balzola per Garzanti. Il libro di 600 pagine, ora presente in più di 150 biblioteche italiane (visibili dall’Opac) ha avuto 3 ristampe ed è stato uno dei primi e-book italiani, una specie di caso editoriale. Sulla scorta della fortuna del libro e del curriculum, vinsi il posto  a contratto all’Accademia di Belle Arti di Brera, alla Scuola di Nuove tecnologie che tutt’ora mantengo. All’epoca ero l’unica donna. Quando qualche anno fa, l’Accademia Albertina di Torino ha bandito la graduatoria per  Storia dello Spettacolo sono risultata prima: sono così in servizio come dipendente dell’AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale).

Valutazione comparativa alla Statale L-Art/05 Storia del teatro

Nel 2009 esce il bando per la Valutazione Comparativa da ricercatore a tempo indeterminato alla Statale di Milano e un amico mi suggerì di partecipare: il concorso si tenne nel novembre 2010 e l’orale consistette nel consegnare la carta d’identità e dichiarare le proprie generalità e dire l’anno di laurea. Uscita da lì sono andata direttamente a cercare uno studio legale perché era evidente la farsa del concorso.Onestamente se non avessi avuto vicino a me la persona che mi accompagna da una vita, non ce l’avrei fatta: così Oliviero mi suggerisce questo “caso” del luminare di chirurgia, prof. Lanzetta che fu escluso dal concorso da ordinario ma recuperato da una sentenza del Tar grazie a uno studio legale di Milano. Lo studio Bassani e associati. L’avvocato Bassani insieme con la giovane e brillante avvocatessa Mara Boffa hanno seguito il mio caso anomalo ed è grazie alla loro capacità di trovare cavilli e sentenze che ora posso dire di aver raggiunto alcuni traguardi di vittoria.

Lei è troppo specializzata!Ma il giudice del TAR non e’ stupido. Prima sentenza a mio favore

Ma occorreva aspettare i verbali. Nei verbali la candidata vincitrice che si era dottorata pochi mesi prima con il presidente della commissione,  portava come titoli scientifici anche alcuni articoli pubblicati per una rivista edita dalle Acli. Io avevo monografie e saggi in sovrabbondanza e pubblicazioni scientifiche su riviste certificate dalla Consulta Nazionale Universitaria di Teatro (Cut) oltre che quasi dieci anni di insegnamento a contratto. La commissione parlò per il mio profilo di un “eccesso di specializzazione”. Su questo si pronuncerà con una sentenza che farà epoca, il TAR Lombardia: entrando nel merito, cioè oltre la discrezionalità della commissione, affermò che questo doveva essere invece un “fattore premiante” e si pronunciò sull’assenza inspiegabile di un verbale.  Si parla anche di omissioni dei miei titoli didattici e di immotivata e illogica  “svalutazione del profilo professionale”.

Io e Ilaria Negri: mamme combattive decise a ottenere giustizia

A questo punto la svolta psicologica. Perché dovete sapere che è difficile continuare a lavorare sapendo di essere vittime di ingiustizia. Così in rete scopro l’APRI, la rete dei ricercatori precari. Una miniera di informazioni, contatti, suggerimenti, una mailing list aggiornata con ricercatori che discutono giornalmente sui nuovi decreti legge Gelmini. E scopro Ilaria. Ilaria Negri. Una ragazza combattiva come e più di me che beffata a un concorso per ricercatore a Agraria si stava dando da fare per far valere le sue ragioni: ancora più sporca la sua vicenda perché essendo un settore scientifico si faceva riferimento a riviste con impact factor difficili da omettere. Eppure la commissione disfa i curriculum a suo piacimento. Ilaria non si dà per vinta ma i costi di un ricorso sono alti e mette in piedi una vera e propria Task Force con tanto di gruppo di appello con firme: la appoggia SECS in the cities che ha organizzato un fundraising per permetterle di continuare la battaglia legale. Con Ilaria ci sentiamo spesso e all’epoca lei mi dava la carica per non mollare anche quando entrambe avevamo vinto posti dentro scuole e Accademie. Con il bimbo in braccio, una mano sul computer scriveva a tutti i giornali. Che riportavano la sua incredibile odissea e per la proprietà transitiva, riportavano anche il mio caso.

Sentenza favorevole del Consiglio di Stato: cari commissari, bisogna saper contare!

L’Università Statale dopo la sentenza, fa appello al Consiglio di Stato che nuovamente si pronuncia a mio favore obbligando la commissione a prendere in considerazione tutti i titoli omessi che vengono elencati. Perché al Consiglio di Stato conoscono la matematica elementare e sanno contare..Si azzera tutto e si ricomincia. Nel frattempo tra pensionamenti vari, viene fatta una nuova commissione e una nuova prova d’esame: all’orale ci chiedono di parlare dei nostri titoli, non solo delle nostre carte d’identità. Dopo la brillante prova da me sostenuta però, risulta nuovamente vincitrice la giovane candidata milanese. Il giudizio è pieno di lacune e errori palesi anche sul piano del conteggio numerico dei saggi da me presentati. Addirittura riescono a perdere per strada volumi già contati dalla precedente commissione.

Il Tar accoglie per la seconda volta il mio ricorso.E L’Università deve pagare le spese legali.

Il mio nuovo ricorso parte  con i tempi stabiliti per legge e il 28 febbraio ancora una nuova sentenza del TAR a mio vantaggio. Stavolta è molto dura contro la commissione che avrebbe omesso palesemente titoli didattici e professionali e si parla di un atteggiamento giudicante  “elusivo”. Il giudice del TAR così, accoglie il ricorso per la seconda volta e chiede una nuova commissione che tenga definitivamente conto di ciò che non è mai stato preso in considerazione dalle 2 commissioni precedenti nonostante le sentenze  fossero state esplicite in questo senso. E per rimettere un po’ a posto le cose nel senso di giustizia, stavolta obbliga l’Università a pagare anche le spese legali della ricorrente. Cioè io.

Cambio di rotta: si va verso la legalita’: il nuovo rettore Gianluca Vago

Nel frattempo Decleva viene sostituito dal nuovo Rettore della Statale Gianluca Vago che a ottobre dichiara ai media la sua volontà di ripulire la Statale dalle presunte illegalità nel reclutamento del personale docente evidenziate dai ricorsi. DI questo nuovo cambio di rotta ne parla Repubblica-Milano in un articolo a 4 colonne citando il caso mio e di Ilaria Negri.  Questo fa ben sperare.

Casi di MalaUniversità in Tv e sui giornali.

Intanto il caso di Ilaria Negri e il mio sono sbarcati sulle televisioni e media nazionali, su Report, sul Fatto quotidiano, su La Stampa, su Repubblica, se ne occupa nel suo blog il ricercatore Fabio Sabatini. Veniamo intervistate per il nuovo programma di Oliviero Beha.

Come è andata a finire

Ilaria attualmente è al terzo ricorso al TAR ed è in attesa di giudizio. Noi attendiamo i 60 giorni dalla sentenza per sapere cosa accadrà, se ci sarà un nuovo appello al Consiglio di Stato o se si andrà subito a una nuova verifica dei curriculum in senso comparativo come richiesto dalla sentenza con una nuova commissione. Io e Ilaria ci siamo sentite per telefono pochi giorni fa per aggiornarci. Personalmente sento che i tempi sono cambiati e oggi sono più fiduciosa che mai. Spero di non dovermi smentire. Siamo pur sempre rivoluzionarie ottimiste in fondo!

 

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