Al lupo, al lupo. Anzi: allo choc, allo choc!

Riflettendo sulle parole, mi sono resa conto di quanto conti la moda nel loro utilizzo. Quando ero una ragazzina c’era la moda del “cioè”. Questa parolina, che ha di per sé un significato, veniva infilata a sproposito in tutti i discorsi, che risultavano più o meno così: “Cioè, mi sono alzato e cioè ho fatto colazione, cioè, era finito il latte e cioè, ho bevuto il tè, cioè volevo dire…”. A pensarci ora… ma come parlavamo e come facevamo a capirci? Cioè, per dire… ecco, ci ricasco! All’epoca c’era anche un giornalino che si chiamava in quel modo. Chissà chi  è nato prima, se il giornale o la moda della parolina, un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Ma il cioè era solo il funesto presagio di quello che sarebbe venuto dopo: negli anni successivi, infatti, fummo travolti dall’onda dell’attimino (vado un attimino in bagno, studio un attimino la cosa, tu la conosci un attimino meglio) e da quella dell’aiutino. Un noto uomo politico, che non nomino perché siamo in par condicio, (non è molto alto e 20 anni fa non aveva i capelli, ora sì) si fissò prima sul complotto, poi sul ribaltone.

E oggi? Oggi è tutto “choc” o “shock”. Controllo la posta elettronica e le notizie fornite dai server riportano sempre articoli che titolano “notizia choc”, “intervista shock”. Confesso, ci sono cascata. Sono andata a leggere la rivelazione choc di una nota protagonista della tv di qualche anno fa. Pensavo stesse male, pensavo che ci fossero dei problemi di salute dei figli, insomma una cosa così. No, lo choc era che con la crisi doveva rinunciare alla donna di servizio e pensate che tragedia, fare i lavori di casa!!!

Secondo me finirà che, a forza di titolare che tutto è choc, nessuno più ci farà caso e, il giorno in cui ci sarà veramente una notizia choc, passerà sotto silenzio. Un po’ come successe al tale che gridava al lupo al lupo.

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